La riforma Franceschini e il caso Pinacoteca: intervista alla soprintendente Di Francesco La Pinacoteca non ha ottenuto lo status di grande museo autonomo come invece è toccato alla Galleria estense di Modena. Ma entrerà sotto la Direzione regionale dei Musei, insieme a Ferrara e Ravenna. Ecco come cambierà la geografia delle sedi museali in regione insieme alle soprintendenze toccate dalla riforma. Di Francesco: «I dirigenti saranno tagliati di almeno il 10 per cento. Anch'io lascerò il mio incarico. Entro 15 giorni tutte le nuove nomine». Pinacoteca e musei regionali verso un unica regia. Una (quasi) rivoluzione annunciata, che procede con lentezza. Ma ormai siamo agli sgoccioli. «Tutti i dirigenti delle soprintendenze sono in scadenza, me compresa»; annuncia Carla Di Francesco alla guida della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna (denominazione destinata a sparire). E in quindici giorni si dovrà provvedere alle nomine o alle rinomine. Mini tagli e qualche accorpamento, ma quello che cambierà davvero, ragiona l'architetto, «riguarderà i musei». Mentre il sistema museale cittadino fatica a costruirsi, a riunirsi (malgrado gli annunci) in un corpo unitario, quello di proprietà statale indica quanto meno una via. La via, un po' confusa, della riforma delle soprintendenze voluta dal ministro Dario Franceschini. Intanto, Luigi Ficacci, attualmente soprintendente per i beni storici e artistici, si limita ad assicurare che lavorerà «appassionato» come prima «anche se questi dovessero essere gli ultimi cinque minuti». E si lascia sfuggire: «Comunque i tempi delle riforme non hanno mai certezze». Architetto Di Francesco, partiamo dalle soprintendenze...Cosa cambierà in regione? «Cominciamo da ciò che rimarrà invariato: ora ce n'è una ai Beni archeologici e rimarrà tale. Cambiano quelle con competenze territoriali». Cioè? «Quelle per i beni architettonici e paesaggistici restano tre su Bologna, Ravenna e Parma ma acquisiscono le competenze che attualmente hanno quelle ai beni storici, artistici e etnoantropologici». Queste ultime spariscono? «Si. A Bologna, Modena e Parma. Alla fine resteranno tre soprintendenze sul territorio che si occuperanno anche dei beni mobili. Avranno il nome di Belle Arti e Paesaggio con le sedi territoriali a Bologna, Ravenna e Parma». E i loro compiti? «Tutela del territorio. Ma non avranno più la responsabilità dei musei». E qui dove sta il senso della semplificazione? «Pensiamo al restauro di un palazzo storico: finora per modificare l'edificio serviva l'approvazione dei Beni architettonici, mentre per affreschi o eventuali opere d'arte lì contenute bisognava fare riferimento ai Beni artistici. Presto ci si rivolgerà a un solo ufficio». E i musei, invece, da chi saranno gestiti? «Da un nuovo organismo che si sta costituendo: la Direzione regionale dei Musei con un ufficio unico che si occuperà di Pinacoteca di Bologna e Ferrara, della Galleria Nazionale di Parma e del Museo Nazionale e determinati monumenti di Ravenna e di tutti i musei archeologici statali o siti archeologici della regione. Parliamo di una trentina di realtà». E Modena? «La Galleria Estense diventerà uno dei venti grandi musei completamente autonomi a statuto speciale previsti dalla legge Fransceschini.». Al medesimo status aspirava la Pinacoteca... «So che ci sono state polemiche ma sono scelte ministeriali» Mi scusi, ma qualche sede o ufficio considerato ridondante sarà soppresso o è solo uno scambio di competenze, personale e cambio di denominazioni?. «Il taglio è solo sui dirigenti: Circa del 10 per cento in meno. Anche il mio ufficio di direzione, che ora è di prima fascia, diventerà di seconda. Le soprintendenze poi non dovranno più gestire le biblioteche Palatina di Parma e l'Estense di Modena». In cifre? «Non lo so ma è un risparmio. In realtà si tratta solo di una razionalizzazione ma che mostrerà i suoi frutti col tempo. All'inizio c'è da aspettarsi un po' di confusione. La vera rivoluzione è sui musei». La regia unica? «Si rivedrà completamente la gestione, affidandola a personalità attraverso selezioni pubbliche». Si intravvedono tempo lunghissimi... «Sui tempi non so cosa dire ma affidare i musei a un solo organo competente con personale scelto in base a compiti precisi può attirare risorse e incentivare la valorizzazione delle sedi». E lei? Che incarico avrà? «Sono un dirigente di prima fascia, certo non posso restare dove sono. Concorderò con il ministero un'altra collocazione». Chi sono i possibili candidati a tutti i nuovi ruoli? «Le nomine non mi riguardano». E il progetto di accorpamento delle sedi dirigenziali nel complesso di San Mamolo che fine ha fatto? «Stanno andando avanti le ristrutturazioni, alla fine lì si concentrerà quella che si chiamerà Segretariato regionale per i Beni architettonici e artistici. Si risparmieranno i milioni che si spendono negli affitti attuali delle diverse soprintendenze» E la Direzione regionali dei Musei? «Sarà in Pinacoteca a Bologna».