SIRACUSA. La Procura chiede l' archiviazione delle accuse di abuso edilizio all' ex esponente della giunta regionale, che rassegnò le dimissioni per il clamore della vicenda. Per i magistrati le autorizzazioni a Mariarita Sgarlata furono rilasciate da Sovrintendenza e Comune senza violare la legge. «L' attività investigativa non ha riscontrato rilevanza penale - dice il procuratore capo Francesco Paolo Giordano - sulle asserite irregolarità segnalate dalla relazione del dirigente del Dipartimento Beni culturali». La piscina realizzata nella villa a Siracusa dell' ex assessore regionale ai Beni culturali, Mariarita Sgarlata, non è abusiva e la Sovrintendenza non avrebbe dunque chiuso un occhio per favorirla, come si era ipotizzato. Ne è certo il capo della Procura di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, che ha chiesto al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siracusa l' archiviazione del fascicolo, comprendente tre procedimenti, su un presunto caso di abusivismo edilizio. Insomma, non sono stati commessi reati e le autorizzazioni sono state rilasciate senza violare la legge, almeno secondo l' opinione dei magistrati, ma questa vicenda, esplosa nel settembre scorso, è costato il posto in giunta a Maria Rita Sgarlata, costretta a dimettersi anche su pressione del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Non era andata meglio alla Sovrintendente di Siracusa, Beatrice Basile, rimossa dal suo incarico dal dirigente generale dei Beni culturali, Rino Giglione, dopo un' ispezione voluta dall' ex assessore regionale, Giusi Furnari, ma reintegrata poco meno di un mese fa per effetto di una decisione del giudice del lavoro del tribunale di Siracusa, Anna Guglielmino. «Le indagini, condotte dall' ufficio - spiega il capo della Procura di Siracusa, Francesco Paolo Giordano con la collaborazione dei carabinieri Tutela patrimonio culturale, e del Corpo forestale dello Stato, si sono dispiegate sia sull' analisi della copiosa documentazione depositata presso gli uffici del comune di Siracusa e della Soprintendenza ai Beni Culturali, sia attraverso attività di sopralluogo e di assunzione di informazioni testimoniali. Gli atti istruttori compiuti approfonditamente sui vari aspetti della vicenda hanno permesso di evidenziare che i funzionari della Soprintendenza di Siracusa e dei competenti uffici del comune di Siracusa che hanno emanato i provvedimenti autorizzatori richiesti dalla dottoressa Sgarlata hanno operato nel pieno rispetto della normativa urbanistica, edilizia e di settore oltreché nell' osservanza di disposizioni amministrative interne». Nell' inchiesta, avviata dopo un esposto presentato al palazzo di giustizia, sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati e tra queste compaiono anche Beatrice Basile e Maria Rita Sgarlata. Ma secondo l' ex assessore il vero terreno di scontro sarebbe stato un piano di lottizzazione, con la costruzione di 500 villette in contrada Tremmilia, a ridosso delle mura Dionigiane, bloccato dalla sovrintendente, sostituita temporaneamente da Calogero Rizzuto. La Procura di Siracusa, oltre ad occuparsi delle autorizzazioni per la realizzazione della piscina, ha acceso i riflettori sulla stessa ispezione alla Sovrintendenza, dopo che gli atti so no arrivati dai magistrati palermitani, e sulla rimozione di Beatrice Basile. Un fascicolo a tre «teste» che, per il capo della Procura, Francesco Paolo Giordano, può essere archiviato. «L' attività investigativa non ha riscontrato, per altro verso, alcuna rilevanza penale - dice il procuratore capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano - sulle asserite irregolarità segnalate dalla relazione a firma del dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali presso l' assessorato regionale ai Beni culturali, a seguito della citata indagine ispettiva urgente, trasmessa per competenza territoriale a quest' Ufficio dalla Procura della Repubblica di Palermo».
SICILIA - La piscina e l' ex assessore, per i pm niente reati
La Procura di Siracusa ha chiesto l'archiviazione delle accuse di abuso edilizio contro l'ex assessore regionale Mariarita Sgarlata, che rassegnò le dimissioni per il clamore della vicenda. Le autorizzazioni per la realizzazione della piscina nella villa di Sgarlata furono rilasciate dalla Sovrintendenza e dal Comune senza violare la legge. L'attività investigativa non ha riscontrato rilevanza penale sulle asserite irregolarità. La Procura ha chiesto l'archiviazione del fascicolo, comprendente tre procedimenti, su un presunto caso di abusivismo edilizio.
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