In più di 450 anni di storia della Real Maestranza di Caltanissetta mai si era assistito ad una spaccatura di tale portata in seno ai ceti che la compongono In più di 450 anni di storia della Real Maestranza di Caltanissetta mai si era assistito ad una spaccatura di tale portata in seno ai ceti che la compongono. Personalmente da anni, ed anche una volta partecipando alcuni anni fa all'assemblea della Maestranza, suggerisco che cambino i metodi di rappresentanza per una tradizione non più adeguata ai tempi, dal respiro ormai cortissimo ed esclusivamente cittadino, confusa, nonostante ne dicano altrimenti i suoi rappresentanti, tra le centinaia di rappresentazioni sacre che si svolgono contemporaneamente nel resto della Sicilia ed in grado di richiamare (dati veri alla mano) ben poco di turismo. E poi basta vedere l'altro spettacolo indecoroso del tira e molla tra "possessori" delle Vare e soprintendenza in cui non hanno voluto bagnarsi le mani né il Comune né la Curia. Se poi ci infiliamo pure la querelle che puntualmente, ogni anno, tirano fuori i Piccoli Gruppi, ce n'è d'avanzo per suggerire di azzerare tutto e ricominciare da capo. Quando fa comodo si dice che la Settimana Santa è della Città. Quando, al contrario, conviene, il tutto diviene privato. Senza aggiungere la mala figura che stiamo correndo il rischio di andare a confezionare con l'Unesco. Credo che sia giunto il momento di fare sul serio: in attesa che si possano veramente riformare ognuna delle istituzioni sopra citate per evitare ogni anno gli stessi identici problemi, il Comune soprattutto (che è poi quello che paga), ma anche la Pro Loco sua "longa mano" nel settore, devono scendere subito in campo. Non per pregare di mettersi d'accordo ma per imporlo e prendere in mano la situazione. Luigi Santagati «Vi spiego io le elezioni» La nota di Ferdinando Rovello, riportata da «Lo dico a La Sicilia» del 23 gennaio u. s., mi dà l' opportunità di dire il mio modesto pensiero sulla passata competizione elettorale che ha visto eletto sindaco Giovanni Ruvolo e sul Polo Civico quale: modello politico da importare; esercizio della democrazia partecipata; nuovo sistema democratico incentrato sulla partecipazione solidale; Solidarietà circolare di intenti e di azioni; politica come strumento per il bene di tutti e di ciascuno; costruzione di una cultura civica e rinnovata; soffocamento di atteggiamenti demagogici e populisti di personaggi che si arrogano la pretesa di essere i salvatori dello Stato; città incubatrice di democrazia solidale; rispetto del patto etico responsabile; promozione della cultura della democrazia partecipata e solidale; elaborazione di "progetto città " senza fare compromessi con i partiti tradizionali per essere nella stanza dei bottoni; stabilire intese chiare fondate sulla partecipazione, sulla solidarietà e sul welfare sociale. Tante bellissime parole, forse anche troppe e ripetitive. Rovello, secondo me, abbonda di enfasi, dottrina filosofica e creatività idealista. Tutto quello che dice andrebbe bene per i neofiti della politica nella fase formativa giovanile tra i banchi di scuola, ma non in corso d' opera e ad una certa età. La politica, riportata ad una competizione elettorale per amministrare una città, ritengo sia una faccenda ben diversa: Realismo e concretezza; Essere e non apparire; fare e non dire; coinvolgere per una solida maggioranza; raggiungere accordi di reciproca condivisione con i partiti tradizionali che hanno consentito il successo; gestire la " cosa pubblica" nell' esclusivo interesse della cittadinanza con spirito di servizio. Avendo dato un modestissimo contributo per l' elezione del sindaco e di due consiglieri comunali ho rivissuto il breve periodo di attivismo politico della mia giovinezza (mezzo secolo fa) tra le fila della Dc. Ho constatato che in politica nulla è cambiato: oggi come allora è attuale il motto " armiamoci e partite". Ci sono sempre gli idealisti che dispensano buoni propositi e teorie d' eccellenza e ci sono (meno male) coloro che operano nella concretezza portando risultati all' attivo. Per vincere una competizione elettorale è indispensabile: il voto dei cittadini; l' appoggio di una coalizione politica forte; candidati affidabili. Giovanni Ruvolo, senza ombra di dubbio, sempre secondo me, è stato il candidato sindaco dai giusti requisiti per vincere. Con tutto il rispetto dei dodici punti prima descritti mi permetto dire a Ferdinando Rovello che, senza l' appoggio dei due maggiori partiti politici (Udc e Pd) e senza l' inserimento nelle liste I. C. S. e P. E. R. di candidati risultati eletti, ma non facenti parte del coordinamento, il Polo Civico avrebbe avuto un solo consigliere, il quale già nominato assessore, ha consentito l' elezione del primo dei non eletti. Altresì Giovanni Ruvolo non sarebbe stato eletto primo Cittadino. Il gruppo di sostenitori "non candidati" di Ruvolo che costituivano e costituiscono il coordinamento del Polo Civico quanti voti hanno portato per l' elezione dei due capilista di Ics e Per?! Se questi sostenitori, a mio modesto avviso, si fossero impegnati seriamente e concretamente il capolista di Ics, nonché candidato sindaco, avrebbe dovuto avere un consenso elettorale di gran lunga superiore a tutti i capilista di tutti gli schieramenti che hanno partecipato alla competizione. Invece ha ottenuto solo 147 voti di preferenza, risultando il settimo della lista, non eletto consigliere: sicuramente una delusione per l'interessato ed altresì una mortificante vergogna per i più vicini sostenitori non candidati. Lo stesso dicasi del capolista di Per, ex candidato sindaco con una deleganomina di assessore in tasca: con 327 voti di preferenza è risultato terzo della lista e primo dei non eletti. Questi sono stati gli indiscutibili risultati, letti con realismo e trasparenza, senza euforia, bensì con umiltà ed appropriata saggezza. Ritengo che Rovello, maggiorenne come tanti, è consapevole di quanto esposto, per cui mi permetto di suggerire una pausa di cauta riflessione in merito all' importexport del "modello politico Polo Civico Nisseno". È a rischio una " brutta figura", non di emiliana fede, ma di scarso successo. Lillo Curatolo Lettore libero ed indipendente «Se Enna ci ha sorpassati... » Alla "Kore" di Enna la presentazione del progetto di velocizzazione delle tratte ferroviarie siciliane Messina - Catania - Palermo. Che dire? Di certo non è un caso che l'incontro abbia avuto luogo all'Università degli Studi di Enna "Kore", e non al mesto Consorzio Universitario di Caltanissetta. Insomma: Enna è dentro, Caltanissetta è fuori. E poi dobbiamo sentire le ciance di certi neo-notabili nisseni che, con spregiudicata prontezza e rapidità, vendono fumo e illusioni centriste a destra e a manca. Leandro Janni «A proposito di giustizia» Negli anni passati in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, noi dell'Unsa - Giustizia, siamo sempre intervenuti per dire la "nostra". Negli ultimi due anni, a causa del rigido protocollo imposto dal Consiglio Superiore della Magistratura, abbiamo ritenuto opportuno offrire alla stampa le nostre opinioni ed i nostri suggerimenti. Infatti il nostro intervento sarebbe stato letto alla fine della cerimonia, quando l'aula magna sarebbe stata quasi vuota e ormai stanca. Quest'anno, in particolare, la nostra relazione non doveva contenere fatti e circostanze riguardanti la carenza degli organici, la carriera ed il rinnovo dei contratti del personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie, ormai cristallizzati da molti anni, ma un solo ed unico argomento, quello relativo alla paventata soppressione del nostro distretto giudiziario che comprende le due province di Caltanissetta ed Enna e le sorti di chi ci lavora. Considerato che sui quotidiani o nelle agenzie di stampa siciliani, negli ultimi due anni abbiamo letto, quasi settimanalmente, articoli, lettere e suggerimenti in difesa della Corte di Appello di Caltanissetta e considerato che nessuna smentita, ovvero rassicurazione ufficiale, abbiamo mai letto o sentito da parte di nessuna fonte autorevole, abbiamo deciso, quest'anno, per non essere ripetitivi, di presenziare all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario, certi che il problema sarebbe stato sollevato da altre componenti. Abbiamo ascoltato con molta attenzione la puntuale, precisa, interessante, ma estenuante, relazione del Presidente della Corte di Appello, che avrebbe potuto, non rispettare il protocollo, per dare più spazio agli interventi, esonerando così i presenti dall'ascoltare percentuali e tabelle e per creare un precedente per il futuro, nella concreta speranza che questa Corte rimanga in vita! Gli interventi mirati, in difesa del distretto giudiziario, come previsto, ci sono stati, li abbiamo ascoltati ed anche apprezzati, in particolare quello accorato dell'Anm di Caltanissetta nonché l'intervista del Presidente dell'Ordine degli avvocati. Anche quello del Presidente della Corte che, con arte e professionalità, tipiche di chi rappresenta lo Stato e quindi non si può esporre più di tanto, ha saputo rappresentare il danno già causato dal Governo, al nostro territorio, con il depauperamento del distretto, dopo la soppressione del Tribunale di Nicosia, ma auspicando, al tempo stesso, sono parole sue: "Nuove iniziative alternative, attualmente al vaglio degli Organi competenti». (leggasi Tribunale di Montagna con sede a Nicosia!). Ed inoltre, ha plaudito al fatto che, nell'ambito della riforma delle circoscrizioni giudiziarie, il territorio del Comune di Niscemi fosse stato, nel 2013, aggregato al Circondario del Tribunale di Gela, «ampliando così i confini geografici e le competenze della Corte di Appello nissena», suggerendo ed auspicando anche, nell'ambito di un generale disegno di ridistribuzione dei territori, sono sempre parole sue: «Un ulteriore ampliamento dei confini del Distretto nisseno mediante l'adesione di altre comunità, limitrofe e tradizionalmente affini e disponibili all'aggregazione» (leggasi: Licata, Ravanusa, Campobello di Licata, Canicattì etc.). Secondo Noi dell'Unsa-Giustizia, che abbiamo seguito e vissuto personalmente tutti i lavori, sin qui, espletati sia dal Movimento dei Territori (MDT) che dal Gruppo di lavoro costituito presso la Corte di Appello di Caltanissetta, sono queste le uniche ipotesi razionali che possono tenere in vita la nostra Corte, per non parlare e scrivere ancora sullo scontato danno economico e sociale che si arrecherebbe al nostro territorio, qualora la politica dell'attuale Governo, proseguisse ancora con tagli «indifferenziati» allontanando l'obiettivo di razionalizzare la Pubblica amministrazione, piano già definito dalla Corte dei Conti: caotico, incompleto, contraddittorio ed all'insegna dell'irrazionalità. serve "stabilità", scrivono i magistrati contabili, per ridefinire l'assetto della P. A. "in linea con i principi costituzionali". Non comprendiamo, come e perché, un parlamentare regionale, in una intervista televisiva, a proposito dell'allarme lanciato da qualche tempo, ha definito le preoccupazioni dei rappresentanti del personale giudiziario, della magistratura associata e dell'avvocatura, "indiscrezioni giornalistiche", evidentemente il politico in questione, mentre si sopprimevano i tribunali, era poco attento al problema, perché impegnato in altri problemi più importanti politicamente. Dove era la politica siciliana quando le "indiscrezioni giornalistiche" anticiparono, per tempo, la soppressione di alcuni Tribunali in Sicilia, ed in particolare, quello di Nicosia, per parlare del quarto presidio giudiziario, ormai venuto meno, alla nostra Corte di Appello? A seguito di ciò, ci saremmo aspettati dal rappresentante del Ministro, quindi del Governo, una risposta di qualsiasi tenore, avremmo, forse, accettato anche la spiegazione delle motivazioni che tutt'oggi inducono il Governo a tagliare probabilmente un numero indefinito di Corti d'Appello (forse sei!). Il silenzio assoluto sull'argomento! Abbiamo, invece, ascoltato una serie di propositi governativi e ministeriali, tutti apprezzabili, riportati nella relazione del Ministro, letta, nelle ventisei cerimonie, dai suoi rappresentanti, di ciò che presto farà il Governo, per riformare la Giustizia, ma nulla sulle Corti d'Appello. Al termine della cerimonia, cogliendo l'occasione per complimentarci con alcuni intervenuti e per salutare qualche ospite, mi sono avvicinato alla rappresentante del Ministro per chiederle come mai non ha dato risposte al problema sollevato dai vari organismi di rappresentanza, anche perché, per conto dell' Organizzazione Sindacale che rappresento, attendevo una risposta ufficiale dalle Istituzioni. La dr. ssa Palma, che conosco da molti anni, mi ha risposto con queste parole: «Non potevo, io sono un soldato che obbedisce agli ordini». Speriamo che anche questa frase non sarà definita un'indiscrezione giornalistica. Intelligenti pauca! Vincenzo Falsone Segretario Distrettuale Unsa Giustizia 28012015