Dopo oltre cent'anni torneranno a Randazzo i reperti archeologici di epoca greca provenienti dagli scavi effettuati agli inizi del 900 dall'archeologo Paolo Orsi in territorio di contrada S. Anastasia. Una convenzione firmata lo scorso anno tra il Comune di Randazzo e il Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa, prevede in regime di prestito temporaneo, per la durata di cinque anni, l'esposizione dei reperti all'interno del museo civico della cittadina. Si tratta di reperti archeologici provenienti dagli scavi condotti nel 1906 dall'allora sovrintendente Paolo Orsi nella necropoli di contrada S. Anastasia, presso Randazzo, e portati a Siracusa (allora sede della soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale) e mai esposti. Una ricca necropoli greca quella di S. Anastasia, dove erano state effettuate delle indagini archeologiche, nel 1885, dal barone Paolo Vagliasindi, (fondatore della famosa collezione e proprietario del fondo) e qualche anno più tardi dalla soprintendenza, retta all'epoca da Antonino Salinas, che porto alla luce diverse sepolture, con ricchi corredi di età greca dal VI al IV a. C. oggi parzialmente esposti al museo archeologico di Palermo. La breve campagna di scavo del 1906 effettuata dalla soprintendenza di Siracusa rinvenne circa sessanta tombe, di cui fu data breve comunicazione nelle Notizie degli scavi di Antichità da Paolo Orsi. Dalla stessa contrada proviene probabilmente un'hydria bronzea con manico antropomorfo rinvenuta alla fine dell'Ottocento e rivenduta tramite il mercato antiquario allo Staatliche Museum di Berlino e uno splendido elmo bronzeo decorato a rilievo acquistato da Paolo Orsi conservato nell'antiquarium di Giardini Naxos. Altro rinvenimento casuale fu un tesoretto monetale di età romana consegnato alla soprintendenza di Catania nel 2005. Da anni il Comune ha richiesto i reperti al Museo archeologico di Siracusa, ma lungaggini burocratiche e difficoltà create in quanto i reperti esposti al museo di Randazzo sono di proprietà privata hanno reso difficile il prestito. La futura esposizione di questi reperti in una sala separata del museo Vagliasindi, potrà essere fondamentale per la promozione turistica e la conoscenza della valle dell'Alcantara. Salvatore Zappulla 27012015