Le modifiche al Pit il piano paesaggistico della Regione Toscana hanno quasi chiuso un fronte, quello dei vignaioli, ma non convincono del tutto l'altro fronte, quello dei cavatori. Sono proprio questi ultimi che, con la riscrittura del documento, esprimono una «forte preoccupazione» dovuta a un «piano peggiorativo». I produttori di vino, e i loro consorzi, invece, dopo le battaglie senza esclusione di colpi con gli estensori del documento adesso si dicono «abbastanza soddisfatti». Ma inviano un messaggio alle commissioni che dovranno licenziarlo: «Bisogna perfezionarlo. L'assessore all'agricolutura e la commissione ambiente sono riuscite a disinnescare la bomba facendo dei passi avanti dice Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti che definisce il Pit «un capolavoro». «Ora siamo fiduciosi perché non ci sono vincoli per le aziende. Noi chiediamo semplicemente libertà di impresa. La burocrazia ci opprime, vorremmo che ci fossero meno incombenze e meno carte da firmare. L'agricoltore deve portare avanti un solo obiettivo: creare un buon prodotto ed esportarlo all'estero». Secondo il direttore del Consorzio Chianti Classico, Giuseppe Liberatore, la cosa migliore sarebbe stata «azzerare il Piano e riscriverlo per intero. E invece delle 3.000 pagine ne sarebbero bastate una trentina. Però devo dare atto alla Marson di aver cancellato i paragrafi che non andavano: affermare che in una delle aree più importanti della Toscana i vigneti rappresentavano l'elemento di criticità era cosa che gridava vendetta. Da un certo punto di vista possiamo sentirci abbastanza soddisfatti anche se, con gli altri consorzi, presenteremo ulteriori osservazioni. Bisogna agire prima dell'approvazione in Consiglio regionale». Il timore delle aziende vinicole, semmai, è come poi il Pit verrà applicato dagli enti locali: «Saranno restrittivi?», si chiedono. Ma soprattutto, «è possibile approvare un Piano Paesaggistico che sia chiaro e non interpretabile?». Giampiero Pazzaglia, coordinatore del Consorzio del Brunello di Montalcino, anche se concorde con gli altri consorzi, per la riscrittura del Pit si dice moderatamente soddisfatto («avevamo proposto una serie di modifiche, vediamo cosa succede»). Parla invece di un «bel passo in avanti» il vignaiolo Giovanni Mazzoni del Podere Forte (Consorzio Doc Val d'Orcia): «Il lavoro di revisione è stato molto profondo, i membri del cda del Consorzio sono rimasti positivamente colpiti dal fatto che tutte le nostre modifiche siano state accettate». Il fronte caldo di questo nuovo Pit rimane quello con i cavaioli, «preoccupati per le nostre attività e la nostra storia». «Siamo onesti e diamo lavoro, non meritiamo questo trattamento», sottolinea da una delle cave più belle e note del distretto apuo-versiliese parla Franco Barattini, titolare delle storiche cave Michelangelo a Carrara, da cui i grandi nomi dell'arte hanno ricavato il bianco per scolpire indimenticabili opere. «Alcuni di noi rischiano di chiudere presto dice Barattini C'è il rischio che non riusciremo a fare investimenti, e che nessuno verrà a trattare con noi, avendo cave semi inutilizzabili». Un piano paesaggistico che, nella parte dedicata all'escavazione dentro e fuori le aree protette, appare peggiore rispetto alla stesura precedente: «Vette e crinali dice Barattini già non venivano toccati sopra i 1200 metri di altitudine; ci dicono però adesso che nel piano non è specificata l'altezza della cava». «Si deve andare oltre gli interessi particolari commenta invece Fausto Ferruzza presidente di Legambiente Toscana il piano paesaggistico non può risolversi con i problemi del distretto lapideo, andrebbe guardato in un insieme generale che permetterebbe di dire che è un buon piano, con una ottima filosofia di fondo, basato sul criterio della sostenibilità».