Roma dimentica di sé. Roma senza memoria. Eppure monumenti, palazzi e musei sono lì, maestosi, a ricordarci che una storia c'è, e che storia! Prendiamo il cinema, ad esempio. La città potrebbe essere tappezzata di cartelli, di memorie, di ricordi di come sia stata, anche di recente, scenario per film fondamentali. Farebbe piacere sapere dove un film è stato girato, in quali piazze si siano svolte alcune scene memorabili, quali grandi attori, attrici, registi, ne hanno calcato, per qualche giorno, angoli e strade. Ma non c'è nulla di tutto questo. Tutto è dimenticato. Eppure Roma è stata capitale mondiale del cinema non troppo tempo fa. Già nel 1909 (proprio così, 1909) si girava in città Giulio Cesare (un soggetto non per caso) di Giovanni Pastrone, che poi con Cabiria avrebbe spopolato a New York per un intero anno. Altri film sull'antica Roma sono stati girati negli anni successivi, fino a Ben-Hur nel 1925, successo mondiale prodotto dalla «giovane» Mgm. Con gli Anni '40 comincia la grande stagione del neorealismo con Rossellini, De Sica, Blasetti e la fantasmagoria di Federico Fellini. Roma capitale del cinema, Roma come Hollywood, Roma seconda Hollywood del mondo. Nel corso degli anni successivi Roma resta lo scenario per altri film splendidi: Scorsese, appena un anno dopo Gladiator di Ridley Scott, a cui en passant fu vietato dalla Sovrintendenza di filmare all'interno del Colosseo, gira Gangs of New York , Soderberg Ocean's Twelwe e Howard Angeli e Demoni , che vale più di un documentario. E, sempre per restare ai registi stranieri, ancora nel 2010, il best seller mondiale Eat, Pray, Love con Julia Roberts per finire a Woody Allen, che con To Rome with Love , sembra interessato più alla città che alla vicenda del film. Il cerchio si chiude con La Grande Bellezza del nostro Sorrentino. Quanti percorsi si potrebbero affastellare solo con questi titoli; quante evocazioni si potrebbero innescare; quante strade potrebbero rivivere la loro identità attraverso i film. Quante suggestioni perdute. Quanto mondo, anche di celluloide, sta dentro le molecole di Roma che ci perdiamo di giorno in giorno. Come se non ce lo meritassimo. Riannodiamo perciò le maglie della nostra storia con pazienza, con fiducia nel futuro. Facciamolo non (solo) per gli altri, ma per noi stessi. Perché il talento di Roma non va dimenticato per insipienza o perché il fallimento degli uni (che avrebbero dovuto farlo) sia condanna per gli altri (che possono ancora farlo). Roma ha tante storie da raccontare, tanta bellezza da far rinascere. La memoria del cinema è un buon inizio.