IL PERCORSO sarà graduale, ma la decisione, come ha detto l'assessore alla Cultura della giunta Chiamparino, Antonella Parigi, sarebbe ormai presa. Pensiamo di uscire dalle fondazioni culturali, ha detto il presidente durante la giunta di ieri mattina. «Si tratta di un intervento d'orizzonte», precisa più tardi Parigi. La Regione lascerà progressivamente le partecipazioni nelle fondazioni culturali di Torino perdendo così i suoi rappresentanti nei consigli di amministrazione. Durante la super giunta si è fatto cenno alla gestione del Castello di Rivoli e del Teatro Regio. In prospettiva, però, la stessa posizione potrebbe estendersi al Museo del Cinema, al Salone del Libro o al Teatro Stabile, solo per citarne alcuni. Questo non vuol dire che Piazza Castello rinuncerà a finanziare attività e iniziative, sottolinea il presidente della Regione, ma una distinzione è d'obbligo: «Un conto è il ruolo di indirizzo della Regione, un conto è quello gestionale. Noi puntiamo sempre più ad un ruolo di programmazione, che è la vera natura originaria dell'ente. È necessario distinguere le funzioni. Mettiamo fine al regime di gestione consociativa tra Regione e Comune». Il concetto non è nuovo: sulle aziende partecipate da tempo Chiamparino annuncia l'uscita. Ora però la decisione si allarga alle fondazioni culturali. Ed è la prima volta che la questione viene affrontata direttamente. Una prospettiva che ha colpito molti e certo è stata accolta con preoccupazione dall'assessore alla Cultura del Comune, Maurizio Braccialarghe. L'idea di abbandonare le fondazioni, mette in primo luogo in seria discussione il progetto di realizzare una superfondazione dei musei, che prevede l'accorpamento di Fondazione Torino Musei e Castello di Rivoli. È da tre anni che la discussione è aperta e dopo la riunione di ieri in Piazza Castello è difficile immaginare che la Regione sia davvero intenzionata ad andare avanti. Senza dubbio si apre una nuova riflessione che non lascia immaginare soluzioni in tempi brevi. In prospettiva c'è poi tutta la partita dei contributi. Chiamparino sostiene che verranno garantiti sulla base degli obiettivi, di accordi e convenzioni. E che la scelta di lasciare le fondazioni non avrà effetti sulle risorse, che verranno ridotte del 35 per cento come su tutti gli altri capitoli non ritenuti necessari. La Regione su Torino ad oggi garantisce dai 16 ai 20 milioni, la quota principale finisce proprio nelle casse delle fondazioni. Nel ruolo di "azionisti" di una fondazione, poi, si ha l'obbligo di ripianare i bilanci, se si esce la responsabilità viene meno. Ed è questo che preoccupa gli uffici dell'assessorato alla Cultura del Comune. Difficile che il Comune e le fondazioni bancarie, dove sono presenti, possano da sole sopperire al venir meno delle "quote" associative di piazza Castello. Un sistema nato alla fine degli anni '90 rischia di andare in crisi.
PIEMONTE - Sulla cultura la Regione si smarca In bilico la superfondazione musei
La Regione Piemonte ha deciso di uscire dalle fondazioni culturali di Torino, a partire dal prossimo anno. La decisione è stata presa durante la super giunta di ieri mattina. L'assessore alla Cultura Antonella Parigi ha spiegato che la Regione lascerà progressivamente le partecipazioni nelle fondazioni culturali, perdendo così i suoi rappresentanti nei consigli di amministrazione. La stessa posizione potrebbe estendersi al Museo del Cinema, al Salone del Libro o al Teatro Stabile. La Regione puntava sempre più ad un ruolo di programmazione, che è la vera natura originaria dell'ente. È necessario distinguere le funzioni e mettere fine al regime di gestione consociativa tra Regione e Comune.
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