Lo misero nel salone della musica, sopra due tende di velluto, tra Santi e seni nudi: davanti a quelle truppe olio su tela passarono accaniti mondani, nobili di alto rango e intellettuali. Gabriele d'Annunzio e la regina Maria di Romania. Herman Hesse e la moglie di Robert Schumann. Bernard Berenson, pure. Neppure lui, però, ospite gradito del marchese e della sua signora, si accorse che la Battaglia di Lepanto di Villa San Remigio era stata persa a Brescia. Il quadro smarrito di Palma il Giovane è in un palazzo con giardini all'inglese e all'italiana, a Verbania. Sono anni che lo cercano in molti. L'artista lo dipinse per la chiesa di San Domenico con un pendant, il Purgatorio . Anno sconosciuto. Di quel quadro che raffigura turchi e cristiani in sette metri di tela, restava qualche riga nelle enciclopedie: Napoleone sfrattò i frati, la chiesa diventò un ospedale e un cumulo di macerie e di parecchie opere, inclusa questa, si perse traccia. I vascelli crociati sono finiti in Verbania, a Villa San Remigio: li ha scoperti Cristina Moro, milanese, 29 anni, una laurea con Giovanni Agosti in Scienze dei beni culturali e una specialistica in Storia e critica dell'arte. Nel suo curriculum, due Veronese scovati nello stesso posto, mentre scriveva la tesi di laurea sulla collezione Bonacossa: niente titoli da prima pagina e sensazionalismi spiccioli, sul suo lavoro. «Mia madre è di Verbania: ho frequentato per anni la zona del Lago Maggiore. Con Agosti abbiamo deciso di lavorare intorno a Villa San Remigio per studiarne la collezione, più volte derubata e dispersa». L'edificio fu costruito tra il 1896 e gli inizi del Novecento dal marchese Silvio della Valle di Casanova e dalla moglie-cugina Sofia Browne. Lui, musicista con una fissazione per i versi simbolisti, lei pittrice, avevano pensato a quella dimora signorile come alla loro alcova. Scalinate, viali e stretti passaggi. Il Giardino della Mestizia e quello della Letizia. Statue e quadri neo-rinascimentali: collezionisti bulimici, un gusto in stile Bagatti Valsecchi, accumularono opere e una Battaglia di Lepanto. «Ancora non so quale fosse il mediatore di ogni loro acquisto, ma quel dipinto era appeso alle pareti già nel 1916: l'ho visto in una foto in bianco e nero» dice Moro, i cui lavori sono seguiti, oltre che da Agosti, da Jacopo Stoppa. L'autografo di Palma il Giovane era noto già al momento dell'acquisto, ma nessuno s'era mai chiesto da dove venisse il quadro. Nella villa passò la corte dei miracoli del primo Novecento e Umberto Boccioni dipinse i suoi ultimi Paesaggi: mai un sospetto, un dubbio, niente. Il marchese e la moglie ebbero una figlia, Ester Della Valle Bonacossa, l'unica erede: nel 1977 ha venduto la villa con le tele che restavano alla Regione Piemonte, che ci ha portato le scrivanie e celebrato qualche matrimonio. Risulta un inventario negli anni Novanta e in un del Duemila: in questo i due Veronese vengono valutati 7 mila euro, il Palma 30 mila. L'hanno salvato le scartoffie: in quel palazzo c'erano gli uffici della Regione, niente flash e code alla biglietteria. «Non c'è stato il pigia pigia dei turisti con le loro macchine fotografiche puntate sulla tela: è ancora in buone condizioni» dice la studiosa. Le flotte ottomane olio su tela sono di proprietà del Piemonte: se ordinassero alle truppe di navigare verso Brescia? «La Regione potrebbe concederci un prestito ad libitum, anche se il trasporto di quel dipinto sarà cosa faticosissima» è il parere di Angelo Loda, della soprintendenza ai Beni artistici ed etnoantropologici di Brescia, Mantova e Cremona. A pagina 14 del suo saggio su Giovanni Tortelli cita La battaglia di Lepanto e il Purgatorio usciti dalla tavolozza del pittore bresciano (1662-1738): qualcuno aveva confuso le due opere con quelle di Palma il Giovane: «Due copie, in realtà, dei dipinti di San Domenico». Loda è atteso alla villa: andrà a vedere il quadro. Per ora, gli è arrivata una foto via mail: «Ha bisogno di un restauro, potrebbe volerci qualche anno». Poi, forse, i turchi torneranno in città.