Albergatori e operatori culturali dibattono il tema sollevato da Merigo (Bresciatourism) La provocazione di Alessio Merigo (Bresciatourism) sta tutta in una affermazione forte: «Brescia non è una città d'arte, facciamocene una ragione». Gli operatori bresciani (da Massimo Minini all'assessore Parolini) rispondono all'intervista rilasciata domenica al Corriere spiegando che anche se la strada è in salita, Brescia ha i numeri. Lo sforzo è quello di saper valorizzare adeguatamente i propri gioielli. «Non siamo una città d'arte e resteremo a lungo una meta secondaria: meglio farcene una ragione». Dopo una dichiarazione simile, che l'intervista al Corriere di domenica del presidente regionale di Confesercenti Alessio Merigo avrebbe fatto discutere era facile profezia. E così è stato, non solo in consiglio comunale. «La cultura non serve a fare turismo precisa il presidente di Brescia Musei Massimo Minini questa è una variante recente. È come per l'arte: c'è sempre stata, le gallerie sono venute dopo». Ricordati i fondamentali, per Minini quella di Merigo è poco più di una constatazione, se per città d'arte si intendono Venezia, Roma e Firenze. Diverso, se ci si concentra sulle potenzialità: «Moretto, Romanino, Santa Giulia, pinacoteca». «Meno mostrismo», conia il neologismo riferendosi alle mostre-evento, «e più valorizzazione del patrimonio, che è poi quello che stiamo facendo». Certo, per andare in questa direzione ci vogliono «pazienza e umiltà», non pretendere risultati immediati e non rincorrere le grandi città d'arte. «Se faremo così, potremo avere ottimi risultati». «Bisogna applicarsi ironizza ma in fin dei conti, Brescia prima di diventare industriale era agricola». «È da tempo che ci siamo riscattati dall'idea di essere solo la città del tondino osserva Agostino Mantovani, già segretario e ora consigliere di Fondazione Cab Le risorse le abbiamo, penso a Santa Giulia o all'area archeologica romana, la più importante dell'intero Nord Italia». Quindi? «Lavorare per accrescere la cultura diffusa dei cittadini: solo in questo modo fioriranno risorse, idee e coraggio». Pensare quindi a eventi non solo per i bresciani, «far arrivare turisti da fuori», aiutare la «contaminazione» tra residenti e forestieri per vedere mostre o partecipare a iniziative culturali: «Il modo migliore per innescare un volano che darà i suoi frutti». Ma, proprio come per Minini, anche per Mantovani «questi progetti sono di lungo periodo» e meritano uno sguardo lungo. L'assessore regionale al turismo Mauro Parolini parte da quella che definisce la «materia prima»: «Ne abbiamo per poter parlare di città d'arte? Sì, ce l'abbiamo». Manca però «la narrazione»: «Come la raccontiamo la nostra città? Forse su questo siamo all'anno zero». Per farlo bisogna però «mettere a sistema risorse e capacità». Partendo da ciò che in provincia può fare da locomotiva, il lago di Garda. «Ben vengano le polemiche conclude basta che non siano pregiudiziali». Non diverse, a riguardo, le considerazioni del presidente di Federalberghi Brescia Alessandro Fantini: «Leggo le dichiarazioni di Merigo come una provocazione positiva». Nessuna polemica, insomma, anche perché le sempre citate potenzialità per Fantini ci sono davvero: «Ne ho la conferma ogni volta che i miei clienti tornano in albergo e sono stupiti dalla visita della città». Cose da fare? «Il turismo è cambiato molto in questi anni: prima si facevano fiere, ora bisogna promuoversi in internet. Questa è la strada». Ma, ritorna il leit motiv, «per farlo ci vuole tempo, così come bisogna mettere a reddito il fatto che siamo diventati città Unesco». «Le idee chiare ci sono osserva il vicesindaco Laura Castelletti stiamo puntando con convinzione sulla valorizzazione del patrimonio artistico e siamo entrati in autonomia nel consorzio del lago di Garda per intercettare il grande bacino di turisti. E sarà anche vero che non abbiamo l'aeroporto, ma anche sulla mobilità, e non solo per il metrò, stiamo facendo grandi passi in avanti».
Brescia. Città d'arte, la strada è impegnativa
Albergatori e operatori culturali di Brescia hanno risposto alle dichiarazioni di Merigo (Bresciatourism) sull'idea che la città non sia una città d'arte. Gli operatori sostengono che Brescia ha i numeri e che il suo patrimonio artistico e culturale è stato valorizzato in modo insufficiente. Il presidente di Confesercenti di Brescia, Massimo Minini, ha affermato che la cultura non serve a fare turismo e che Brescia ha bisogno di pazienza e umiltà per valorizzare il suo patrimonio. L'assessore regionale al turismo, Mauro Parolini, ha sottolineato che la materia prima è la cultura, ma che manca la narrazione per farla essere apprezzata.
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