Ci sono tre modi, come scrive Salvatore Settis nel suo ultimo saggio («Se Venezia muore»), in cui le città muoiono: quando le distrugge un nemico spietato; quando un popolo straniero vi si insedia con la forza, scacciando gli autoctoni e i loro dèi; o, infine, quando perdono la memoria di sé insieme ai loro cittadini che, a un certo punto della storia, diventano stranieri a se stessi. Quest'ultimo caso, almeno per quanto riguarda la Rocca Paolina, sembra quello che meglio si adatta a Perugia. Passeggiando, senza la fretta di tutti i giorni, a testa alta e a occhi ben aperti, concentrati su quello che si vede tra le stanze e i vicoli concepiti dal genio dell'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, si viene pervasi come da un senso di abbandono. Tra queste stanze e vicoli il tempo ha lasciato come sedimento la polvere, così tanta da ricoprirne la storia. FOTOGALLERY Il viaggio fotografico Umbria24 ha compiuto un viaggio per mettere in evidenza i mali della Rocca, capolavoro dell'architettura del secondo Cinquecento, porta d'ingresso al cuore di Perugia, il monumento più famoso dopo la Fontana maggiore che le fa da dirimpettaia, con il 'filo' di corso Vannucci ad unire uno dei vertici artistici e civici dell'età comunale alla Rocca di Paolo III Farnese, per secoli simbolo dell'oppressione pontificia e in buona parte demolita dalla furia dei perugini dopo l'Unità d'Italia. Oggi però più che la furia è l'incuria a minacciare la Rocca. Agli occhi salta subito una mancanza. All'interno della struttura non esiste alcun pannello informativo che spieghi ai turisti (ma pure ai perugini) dove ci si trova, qual è la prestigiosa storia che quelle pietre raccontano. Abbarbicato accanto all'ingresso del Cerp alla sinistra dell'ingresso della Rocca, da Piazza Italia sopravvivono solo delle vecchissime cartine, anch'esse bisognose di cura, custodite in una bacheca di legno. LA MAPPA DELLA ROCCA PAOLINA Telecamere e lucchetti Insomma, il tedesco, il francese, l'inglese, l'americano o il giapponese devono confidare solo nella loro guida, cartacea o umana che sia. Un pezzo della storia della Rocca è raccontato poco più sotto, in quello che dovrebbe essere il piccolo museo; dovrebbe perché da un quindicennio, tolta l'ultima apertura natalizia, è chiuso con un lucchetto, le luci spente. Un lucchetto che nega alla città e ai visitatori uno degli angoli più suggestivi della fortezza, porzione labirintica di scale e finestre degna dei disegni di Escher. A sorvegliare la Rocca ci sono delle guardie non con lo scudo e la spada bensì tecnologiche: le telecamere. Alcune di queste però sono evidentemente ko. Una penzola tristemente con i cavi scoperti e le ragnatele tutt'intorno. Un'altra è circondata dai sedimenti lasciati dall'umidità. Il registrato, almeno quello delle telecamere che funzionano (non è chiaro quante siano attive), è proiettato all'interno di due stanze chiuse. Dentro non c'è nessuno, ma in caso ce ne fosse bisogno si possono acquisire ex post le immagini registrate. UN PEZZO DELLA TENAGLIA DELLA ROCCA RIEMERSO IN VIALE INDIPENDENZA Stanze-discarica Alcune stanze poi danno l'idea di una via di mezzo tra un garage e una discarica. Una di queste è in uno dei punti dove più è alto l'afflusso di persone, testimoniato dai gradini 'scavati' dalle scarpe nel corso degli anni, ovvero prima dell'ultimo tratto di scale mobili che portano sotto il portico della Provincia. Qui, dietro una grata, c'è un po' di tutto: vecchie scatole elettriche, cavi, vario materiale edile, cartelli stradali come quello che si usa durante il mercato dell'antiquariato e uno, che suona come una beffa, appoggiato a una parete con su scritto proprio «antiquariato». Il secondo 'garage' è invece liberamente accessibile a tutti, nascosto dietro una pesante tenda nera a fianco della Sala cannoniera. Lo spettacolo è incredibile: pezzi di ferro di ogni tipo, avanzi di impalcature, vecchi bidoni, secchi, buste, tubi, una scala di legno rattoppata con il nastro adesivo e tanto altro ancora. Il tutto accessibile a tutti. VIDEO SEVERINI: «APRIRE VARCO VERSO VIA BONAZZI» Oggetti misteriosi Nella Rocca dimenticata e abbandonata c'è spazio anche per oggetti misteriosi e indovinelli. Un blocco di pietra lavorata, all'uscita di una delle sale, giace senza senso e memoria, apparentemente anonimo anche nelle sue forme scolpite. Qualcuno vuole provare a indovinare da dove proviene quella particella architettonica caratterizzata dalla scultura di un fiore cavo? Quella pietra, ora utilizzata quasi come un paracarro, è probabilmente una delle chiavi della volta a crociera dell'antica Santa Maria dei Servi, rara testimonianza della chiesa che fu distrutta assieme alle case dei Baglioni per l'edificazione della fortezza papalina. Uno dei problemi della Rocca poi sono le infiltrazioni d'acqua. Basta alzare la testa per notare, in molte stanze, enormi teloni messi lì proprio per raccogliere l'acqua; nella Sala cannoniera poi a uno di questi è stato collegato un pezzo di telone che funge da scolo attraverso una finestra che si affaccia su viale Indipendenza. Una telecamera invece è circondata dall'umidità e la copertura di rame che protegge i fili è ormai verde. Porta Marzia Più sotto c'è Porta Marzia, uno dei punti più visitati della città. Qui, ad 'accogliere' le persone mentre due ragazze cinesi poco più su chiedono informazioni senza capire bene dove siano finite, c'è un vecchio stand metallico, gemello di tanti altri distribuiti a casaccio nella Rocca. Il portone, come fa notare il consigliere comunale di Progetto Perugia Francesco Vignaroli (che di lavoro fa la guida turistica e primo firmatario di un odg sulla Rocca che verrà discusso martedì) è fortemente rovinato così come la piazza antistante, con tantissimi mattoni sbeccati (parte, a quanto pare, di un lotto di scarso valore regalato anni fa al Comune) ed erbette rigogliose, mentre sotto il parapetto c'è si è accumulato un tappeto di rifiuti. Scritte e calcinacci Tornando su, dall'altra parte dell'ingresso della Sala cannoniera, due transenne appoggiate svogliatamente dovrebbero impedire di salire sul terrazzino che si affaccia sul museo chiuso. Ovviamente passare è facilissimo, il parapetto è basso e qui, come in tantissime altre parti della Rocca, i ragazzi hanno deciso di dichiararsi amore eterno o di insultare qualche conoscente sfregiando i muri della Rocca. Vari «Francy ti amo», «Careca tvb» e altro ancora che nessuno si è mai preso la briga di cancellare. La sala dei plastici, invece, risulta chiusa a causa di una caduta di calcinacci, mentre più giù un paletto di ferro spunta dal pavimento tanto che qualcuno, pietosamente, lo ha bendato con del nastro isolante. Lì a fianco il portone che dà su viale Indipendenza sembra talmente rovinato da poter crollare su se stesso se venisse aperto e fatto girare sui cardini. Risalendo il senso di abbandono si fa opprimente. Il Centro servizi Quassù c'è infatti quello che nei piani di tanti anni fa avrebbe dovuto essere un punto di ascolto per turisti e cittadini, il famoso Centro servizi con tanto di bookshop, bagni e altro ancora. Tutto è tristemente abbandonato e chiuso, le pareti deturpate dalle scritte dei ragazzi, i bagni sbarrati, l'ascensore per disabili non funzionante, le finestre oscurate da tavole nere che contribuiscono a creare un'atmosfera tetra e opprimente. C'è da chiedersi che fine abbia fatto quel progetto di riqualificazione della Rocca, varato anni fa, che oltre a recuperare gli spazi conosciuti avrebbe dovuto monitorare e scoprire le sale "segrete" di quella fortezza diventata invece inaccessibile ai visitatori.