Perché smantellare tutti i padiglioni? Il commissario Sala lancia l'idea di un uso temporaneo (alcuni Stati avrebbero già dato la disponibilità). Apertura del Comune: «Valutiamo caso per caso». E l'assessore Beccalossi propone per il dopo Expo la Silicon Valley dell'agroalimentare. L'ipotesi per definire una sistemazione temporanea dell'area alla chiusura dell'evento. De Cesaris: valuteremo Emirati, Israele e Kazakistan hanno già offerto in regalo i loro edifici. In settimana vertice di Pilotti con i rettori Un dopo Expo «temporaneo». Mantenendo almeno una parte dei padiglioni che si stanno realizzando, dal momento che alcuni dei Paesi espositori hanno già dato la loro disponibilità «e altri se ne potrebbero trovare se lanciassimo una chiamata pubblica». Il commissario straordinario Giuseppe Sala è preoccupato per il futuro dei terreni, anche se il tema è di competenza della società Arexpo. Dopo la gara per trovare uno «sviluppatore di progetto» andata deserta in dicembre, i soci Comune, Regione e Fiera hanno concordato l'affidamento di un incarico di studio agli atenei milanesi, guidati da Politecnico e Statale. Nei giorni scorsi, però, ci si è resi conto che l'incarico avrebbe avuto bisogno di una gara. Come alternativa, e per mantenere il cronoprogramma che ha già subito ritardi (entro aprile la società vuole avere pronto il masterplan su come verranno usati quei terreni dopo l'Esposizione), il presidente di Arexpo Luciano Pilotti ha scritto a nome del cda al presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, per proporre un piano B: dare ai due atenei un contratto di ricerca, per il quale è consentito l'affidamento diretto. In settimana Pilotti incontrerà Giovanni Azzone e Gianluca Vago per fare il punto della situazione, sperando di avere avuto nel tempo la risposta dell'Anac. In questa vicenda si infila Sala, che parte da una considerazione: «Qualunque ipotesi venga scelta per il post Expo, va previsto un periodo transitorio durante il quale potrebbe essere utile l'utilizzo di alcuni dei padiglioni». Per quello di Israele, ad esempio, era già stata la disponibilità all'utilizzo post Expo allo stesso sindaco Giuliano Pisapia. Anche Emirati Arabi (che per il loro progetto si sono affidati allo studio di Norman Foster) e Kazakistan si erano mossi allo stesso modo. «È chiaro che quelle disponibilità vanno ora verificate, ma siamo convinti che anche per alcune strutture che sta realizzando la società Expo, a partire dal Padiglione Zero, si potrebbe rinviare il momento dello smontaggio». Il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, assessore comunale all'Urbanistica, ricorda che «già il bando per le cessione dei terreni prevedeva di poter temporaneamente utilizzare alcuni dei padiglioni. Quindi, direi che intanto dobbiamo interpretare questo come una segnale della positività di quanto si sta realizzando nel sito. Dopo di che, valuteremo le varie possibilità e decideremo: c'è anche chi ci ha chiesto di poter rimontare il proprio padiglione in città. Vedremo caso per caso, in attesa di capire quale sarà la destinazione complessiva dell'area». Va ricordato che, sulla base dei contratti già definiti con Arexpo, resteranno anche dopo la fine dell'esposizione Cascina Triulza, sempre affidata al mondo del terzo settore e della società civile, Palazzo Italia che probabilmente diventerà il palazzo dell'Innovazione di Camera di commercio e la collina delle biodiversità. L'assessore regionale all'Urbanistica, Viviana Beccalossi, pensa a una destinazione complessiva dell'area: «Una sorta di Silicon Valley dell'agricoltura e dell'agroalimentare in grado di coinvolgere Stati, imprese del settore, consorzi di tutela dei prodotti, ma anche mondo dell'università e della ricerca». In quest'ottica, «invece di smantellare questa esperienza insieme ai padiglioni, la si potrebbe trasformare in qualcosa di inedito». Ieri intanto Sala con il ministro Maurizio Martina e il presidente del consorzio Maurizio Zanella hanno firmato la partnership (da 500 mila euro fra cash e prodotti) con Franciacorta che diventa così «spumante ufficiale» di Expo: sarà presente con due «wine corner sul sito» e sarà, come spiega Zanella, «una vetrina internazionale per il nostro prodotto che sta raccogliendo importanti successi e una eccezionale occasione per invitare i visitatori a conoscere il nostro territorio».
Milano. Stallo sul dopo Expo. Sfruttiamo i padiglioni
Il commissario Giuseppe Sala propone l'idea di utilizzare i padiglioni di Expo come spazi temporanei dopo l'evento. L'assessore Beccalossi suggerisce di trasformare l'area in una Silicon Valley dell'agroalimentare. Il presidente di Arexpo, Luciano Pilotti, propone un piano B per dare ai due atenei un contratto di ricerca per studiare l'uso dei terreni dopo Expo. Sala suggerisce di valutare l'utilizzo di strutture come quelli di Israele, Emirati Arabi e Kazakistan. L'assessore De Cesaris ricorda che il bando per le cessione dei terreni prevede l'utilizzo temporaneo dei padiglioni. La destinazione complessiva dell'area sarà valutata caso per caso.
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