La Sicilia è piena di contraddizioni, che esprimono macroscopicamente quelle di tutto il nostro Paese. L'isola che ospita le più antiche città della storia del Mediterraneo, dove si conservano i templi e i teatri greci tenuti meglio che nella stessa Grecia, l'isola dei più grandi mosaici romani, delle necropoli fenicie, delle chiese normanne dagli affreschi splendenti, l'isola delle ville del Settecento, purtroppo ridotte a monconi, private come sono dei loro parchi e giardini, l'isola delle armoniose ville liberty, in gran parte fatte fuori dalla disastrosa amministrazione di un mafioso come Ciancimino. L'isola che tutto il mondo vorrebbe conoscere e ammirare si è ottusamente chiusa dentro il mito dell'industria pesante e delle città d'affari, finendo per fare fuggire i suoi figli migliori e abbandonando le fertilissime campagne all'incuria e al degrado. A pochi chilometri dall'aeroporto di Palermo, per esempio, esiste un museo singolare, che ha ricreato un itinerario molto ben organizzato,che va dalla preistoria (vasi e anfore, monete e oggetti ritrovati in mare) al Settecento e Ottocento, con pezzi di navi affondate nelle acque vicine, a una raccolta di carretti magistralmente dipinti che raccontano le antiche storie del ciclo carolingio, per finire con la ricostruzione suggestiva di un angolo del Bosco dell'Arciera di Ficuzza, e un brulichio di animali impagliati nascosti fra i rami, mentre un cd riproduce i loro versi struggenti. Il museo D'Aumale nasce come magazzino per la conservazione del vino prodotto nelle campagne di Montelepre, e viene acquistato dal figlio di Luigi Filippo re di Francia e di Maria Amelia di Borbone, il duca D'Aumale per l'appunto, che trasforma il magazzino in una grande cantina enologica da cui partono i vini preziosi per tutta l'Europa. Questo suggestivo e bellissimo museo, che è costato molti milioni, è praticamente sconosciuto. I turisti che arrivano all'aeroporto vicino non ne conoscono l'esistenza ed è continuamente minacciato di chiusura. Purtroppo, lo sappiamo, questi abbandoni appartengono a tutta l'Italia. Abbiamo puntato, seguendo le ingordigie della mafia, e i falsi miti della industrializzazione facile, sui grandi impianti che ora sono tutti abbandonati, lasciando rifiuti tossici e territori sconvolti. Possibile che le lezioni della storia non servono mai a farci rinsavire?