Nella meravigliosa residenza di Tivoli, e nel suo parco, le sculture di Pericle Fazzini Prima di tutto, è la meraviglia. La meraviglia di Villa d'Este, a Tivoli, restituita a uno splendore che nemmeno la mia generazione può ricordare, il ricordo infatti che ne ho di quando ci portavo i bambini negli Anni Sessanta era di decadenza, di immiserimento, e poi non ci ero più tornata fino all'altro ieri, per l'inaugurazione della grande antologica dello scultore Pericle Fazzini, curata dal critico d'arte Giuseppe Appella. I restauri, del Palazzo e dei favolosi giardini pensili, che per i viaggiatori del Grand Tour evocavano una delle sette meraviglie del mondo, quella dei Giardini di Babilonia, cominciarono finalmente nel 1997. Quando, comemi racconta Isabella Pasquini Barisi, il Direttore della Villa, Walter Veltroni,Ministro per i Beni Culturali del governo Prodi, «saltò letteralmente sulla sedia» (così mi dice Isabella, mentre musiche rinascimentali si sprigionano dalla Fontana dell'Organo Idraulico, di nuovo in funzione dal 2004) leggendo sui quotidiani lo stato di degrado in cui era precipitata la Villa.Da quell'indignazione partì il primo lotto dei restauri del paradiso terrestre che il Cardinale Ippolito II d'Este, Governatore di Tivoli dal 1550, aveva concepito a risarcimento, innanzitutto, delle sue delusioni politiche. (E forse anche prevedendo che il paradiso, quello vero, aveva pochi titoli per raggiungerlo). Delusioni politiche: non è un'espressione sbagliata, perché di politica, di guerre, ed ancora, come recita pudicamente la Treccani, di «manovre simoniache», si trattava a proposito della competizione per l'elezione di un Papa, in quelle stagioni della Storia. Ad Ippolito, le manovre non erano riuscite, nonostante fosse diventato cardinale a dieci anni, per la benevolenza del nonno materno. Che era, nientedimeno, Papa Alessandro VI Borgia, contro il quale si scagliava invano Giacomo Savonarola, definendolo «simoniaco, eretico ed infedele». La Villa fu progettata da Pirro Ligorio, architetto-archeologo, e realizzata, nel suo primo nucleo, dall'architetto della Corte di Ferrara, Alberto Galvani. Le sale del Palazzo vennero decorate sotto la direzione dei protagonisti del tardo manierismo romano, dallo Zuccari (lo stesso artista degli affreschi di Palazzo Farnese a Roma), a Cesare Nebbia: a cui si deve la più assennata, se così si può dire, delle camere da letto da destinare ad un Cardinale dell'epoca, (nonché committente): con un corteggio di ben sedici Virtù, che scorrono, in leggeri panni femminili, lungo la volta (C'è anche l'Abbondanza Ma è una virtù o una fortuna?) «Abbiamo pensato - continua il Direttore - già dall'estate del 2004 di allestire, ogni anno, a Villa d'Este,mostre importanti di grandi scultori italiani. La pittura non avrebbe risalto, qui, il Palazzo è super-ornato, dobbiamo completare i restauri degli affreschi dell' Appartamento Nobile Invece la scultura, materia solida che si impone, accampa la sua presenza negli spazi vuoti del Palazzo, e vola, hai visto, nel cortile d'ingresso. ». Dove il bronzo della "Donna nella tempesta" di Fazzini si slancia quasi in una "aggressione" potente al visitatore. «E proprio le sculture - conclude l'architetta Pasquini Barisi - diventano presenze magiche nelle scenografie dei giardini». Proseguiamo quindi il giro nella mini-campagnola riservata, a turno, agli ospiti del vernissage di Fazzini - ma da oggi a disposizione dei portatori di handicap in visita alla Mostra e alla Villa - per scoprire gli abbinamenti: si avvicendano il bassorilievo in bronzo della bellissima, liberatoria, "Uscita dall' Arca", collocato sulla prima terrazza, quella della caffetteria, e, in discesa, una parete di incantevoli roselline galliche - «Stiamo cercando di ripiantare tutte le specie dell'epoca» - poi sullo sfondo di un rondò disegnato da siepi rinascimentali si allunga morbidamente un nudo bronzeo di fanciulla, «Nudo disteso»; ed ancora, in fondo all'ultima terrazza- belvedere, sulla più vasta parete di rose violacee, un altro bassorilievo bronzeo, «Il passaggio del Mareb», che evoca un episodio della colonizzazione italiana (fascista) dell'Etiopia e dell'Eritrea. "Il fucilato", del 1946, è invece una scultura drammatica, eppure tenerissima e quasi languida, nel bronzo polito che diventa carne viva, ancora dolorosamente viva, nel ricordo del Capitano Giuseppe Gozzer, superiore ed amico di Pericle Fazzini durante la guerra, e che fu deportato dai tedeschi in Germania, e quindi fucilato nel campo di concentramento di Flossenburg. A contrasto, la scultura è stata collocata nell'ambito della più giocosa delle fontane: la Fontana della Civetta e degli Uccelli, che le guide del Touring davano per perduta. Invece, dal 2000, il canto degli uccellini (attivati dal meccanismo idraulico) è tornato a farsi sentire. E gli uccelli, la civetta, l'alberello e i puttini scomparsi sono stati ricollocati al loro posto «Non esistendo più nemmeno i disegni dell'epoca - mi spiega Isabella Pasquini Barisi - un artista contemporaneo, Farina, li ha reinventati, come vedi, in cartone dipinto e plasticato Insomma una citazione giocosa com'è nello spirito della fontana ». E la passeggiata si conclude con l'ultimo scherzo manierista: dal centro del parterre da cui l'ammiriamo, un arabesco di zampilli guizza nella luce del tramonto, con un avvertimento, «Attenti alle macchine fotografiche, i giapponesi si arrabbiano molto! ». Da stamattina alle 10,30, il Coro Polifonico di Tivoli, diretto dal Maestro Maurizio Pastore, esegue concerti di musica rinascimentale, privilegiando gli spartiti di un compositore nato a Tivoli, e che fu a servizio di Ippolito d'Este Si chiamava Giovanni Maria Nanino, e sull'onda delle giovani voci femminili che intonano una terzina del Petrarca, dedicata a Laura - «Non era l'andar suo» - la nostra visita si conclude. Da oggi e fino al 20 ottobre la Mostra di Pericle Fazzini e Villa d'Este sono aperte al pubblico, fino alle 19,45, costo del biglietto d'ingresso 9 Euro, gratuito per anziani e ragazzi fino ai 18 anni