Alla fine hanno vinto loro, i giganti di Mont'e Prama, il più imponente rinvenimento archeologico dell'ultimo secolo nell'area mediterranea. E sembra quasi una rivalsa dopo tutti quegli anni trascorsi nei polverosi scantinati del Museo Nazionale di Cagliari. Grazie al mistero della loro genesi e alla fierezza dei tratti, questi colossi di pietra hanno conquistato stabilmente l'attenzione della rete con numeri record di contatti, siti e social-forum dedicati. Catapultati al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica internazionale, i nostri Giganti emozionano e si moltiplicano sul web le testimonianze di chi giura che lo stesso fascino aleggi anche nella zona degli scavi. Come se a Mont'e Prama una mano invisibile avesse tracciato una timeline, una piccola finestra ai confini del tempo attraverso cui scorgere la grandiosità di una cultura dimenticata, ma non perduta. Ora, al netto degli eccessi di suggestività insiti in ogni fenomeno mediatico, resta il fatto che quanto sta accadendo potrebbe portare alla Sardegna un valore culturale aggiunto con indubitabili ricadute sul piano economico e turistico. Dico potrebbe perché Stato, Regione e Comuni avrebbero dovuto unire già da tempo le rispettive risorse per una condivisione sinergica che tutelasse l'opera di scavo innalzando, nel contempo, il livello della sua fruibilità turistica. Nessuna azione di intralcio al lavoro degli esperti, ma semplici forme di coinvolgimento per mantenere alta la soglia di interesse degli appassionati. Al contrario, la sensazione è stata che questa notorietà abbia piuttosto infastidito le Autorità, gelose delle attenzioni del grande pubblico. Da tempo ormai i parametri economici del comparto storico-archeologico della Sardegna presentano un segno negativo. La settimana scorsa a Castelsardo, le cooperative del settore hanno segnalato il rischio che vadano perduti a breve 800 posti di lavoro. Un dato fallimentare che non sorprende se si considera che il comparto è stato coordinato nel passato da chi ha dato luogo all'occultamento dei Giganti per quarant'anni. Così, anche in occasione del recente ritrovamento delle due sculture, battezzate "i pugilatori", sono emerse le inadeguatezza del sistema. La Soprintendenza ed il Ministero, esclusa ogni ipotesi di cogestione con l'Università, assumevano l'esclusività delle ricerche costringendo l'ateneo a un passaggio di consegne apparso ai più incomprensibile. Ne scaturiva una condizione di disordine, resa ancora più complicata dalla decisione di lasciare gli scavi incustoditi durante la sospensione dei lavori per le festività di Natale. Oggi, però, nell'autorevole cornice dell'Accademia dei Lincei, Stato, Regione e Università hanno stipulato una tregua: mai più sgambetti o sterili competizioni, ma l'avvallo di un comune progetto che riporti alla luce nel più breve tempo possibile, ed in condizioni di massima sicurezza, i tesori di Mont'e Prama. E allora, in attesa di vedere se i buoni propositi si trasformeranno in fatti concreti, teniamoci stretta questa ritrovata coscienza identitaria che negli ultimi decenni sembrava sepolta insieme alle statue. Ripartiamo dalla sensibilità storica di quei cittadini che hanno affrontato i rigori delle nottate invernali per sorvegliare l'area archeologica rimasta incustodita, o dallo spirito di servizio dimostrato dai ricercatori universitari che hanno finora lavorato in regime di assoluto precariato. Differenti segnali di un comune desiderio di voler assumere finalmente un ruolo attivo nella cura del patrimonio storico, senza più affidarsi ciecamente alle istituzioni, ma andando oltre alle stesse. Prendiamo esempio da questi uomini perché la valorizzazione dei nostri tesori culturali passa anche attraverso la misura etica dei nostri comportamenti.
SARDEGNA - I Giganti di Monte 'e Prama simbolo di una coscienza identitaria
I colossi di pietra di Mont'e Prama, scoperti in Sardegna, hanno conquistato l'attenzione internazionale. La zona degli scavi è stata oggetto di numerose attenzioni sui social e ha generato un grande interesse per la cultura sarda. Tuttavia, la gestione degli scavi è stata criticata per essere inadeguata, con la Soprintendenza e il Ministero che hanno assunto l'esclusività delle ricerche, costringendo l'Università a cedere il passaggio. La decisione di lasciare gli scavi incustoditi durante le festività di Natale ha reso la situazione ancora più complicata.
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