«Il Comune si attivi per rilevare la proprietà del Battistero»: così lo storico locale Antonio Pecoraro, a proposito dell'antica struttura di Nocera Superiore. Secondo lo studioso, il restauro del bene sarebbe durato più di 100 anni, perché iniziato nel 1858 e continuato fino al 1999, sempre coperto economicamente da sovrani e organi statali. Lo stesso Pecoraro, negli anni '90 ispettore onorario per i Beni culturali su parte del territorio dell'Agro, aveva informato il sovrintendente Francesco Prosperetti del fatto che, dall'Unità in poi, tutti gli interventi eseguiti sul Battistero erano stati realizzati ad opera dello Stato. «Secondo la documentazione prodottasi risulterebbe che lo Stato ha surrogato la Curia nei lavori di restauro e nella gestione. La Curia non dovrebbe esserne proprietaria». Ed è qui che la storia prende una strana piega. Sbuca una convenzione sottoscritta nel 2001 tra il Comune di Nocera Superiore e la parrocchia di Santa Maria Maggiore. Secondo il documento, arricchito dall'assenso di Curia e Soprintendenza, la Parrocchia di Santa Maria Maggiore figura proprietaria del Battistero, mentre Palazzo di Città, all'epoca retto da Gaetano Montalbano, ne avrebbe chiesto "solo" la gestione per promuoverla e inserirla nei circuiti turistici. Secondo la convenzione, il Comune avrebbe avuto il godimento a titolo precario dell'immobile, occupandosi di renderlo fruibile, della sua manutenzione, della promozione tramite guide e materiale informativo: attività andate perse col tempo, lasciando nell'oblio una struttura fondamentale per la storia nocerina e italiana. Lo stesso Pecoraro precisa: «La commissione avrebbe dovuto disciplinarne il tipo di gestione, ma non è mai entrato in vigore quel regolamento. Il parroco e la Curia non hanno necessità di avere la proprietà dell'edificio perché possiedono già la chiesa vicina, terremotata, e ristrutturata dallo Stato. In sintesi, se il Comune non si attiva, perderà il Bene, la cui proprietà gli spetta. Il sindaco tenga conto che è lo Stato ad aver salvato quella struttura che non ha più funzione liturgica». Tuttavia il primo cittadino Cuofano rifiuta di fare muro contro la Curia. «Al di là delle competenze, stiamo lavorando per realizzare un Parco archeologico e abbiamo avviato un dialogo virtuoso con la Curia e la Sovrintendenza, proprio sulla discussione di queste tematiche. Insieme risolveremo il problema». Intanto, La Rotonda così viene chiamato l'edificio storico resta inutilizzato, fermo in un caotico passato e in bilico sul ciglio di un ipotetico futuro. Davide Speranza