Al ministero dei beni culturali si è insediato un tavolo tecnico L'assessore Sommese: "Sarà l'anno della svolta". Il sindaco: "Progetto unico" RIONE Terra, il cuore antico di Pozzuoli. Teatro della disperazione dei pescatori che ne abitavano le rovine, sfrattati al tempo del bradisismo. Facciate dai colori squillanti, una piazza intitolata alla memoria del brutto giorno in cui i 5000 abitanti (il 2 marzo ricorrerà il 35esimo anniversario) furono evacuati perché la terra faceva i capricci. Oggi si presenta così Rione Terra, il palinsesto della storia di Pozzuoli, una torta a strati depositaria della grandezza di una città, totalmente dimenticata. Sotto quegli edifici rimessi a nuovo, cunicoli su cui si affacciavano botteghe e granai e persino l'edificio delle terme romane: un pezzo di antichità la città dei marinai che sbarcavano in quello che era a tutti gli effetti il porto di Roma che si spalanca, intatta e percorribile, agli occhi dei turisti. Sembra un sogno. E infatti è ancora tale. Manca, per realizzarlo, l'accordo sul modello di gestione che metta insieme Regione, Comune di Pozzuoli, Curia, ministero per i beni culturali e i privati che dovrebbero occuparsi delle cubature in superficie e rendere visitabile il sito archeologico sotterraneo. Quell'accordo è la tessera mancante del puzzle politicoamministrativo che ha portato in quasi 20 anni, con una spesa totale di circa 200 milioni di euro, alla riscoperta e al restauro di una delle parti più interessanti dell'antico porto di Roma. Due stop ai lavori, fino alla mobilitazione dello scorso autunno, quando cento dipendenti delle imprese edili utilizzate dal consorzio Rione Terra rischiarono il licenziamento. Scongiurato in corner dalla Regione con un accordo di programma e lo sblocco dei 30 milioni per completare i lotti 9 e 10 (il campanile, la canonica della cattedrale e il museo diocesano). I primi 4 milioni sono stati già pagati al consorzio. Il finanziamento complessivo, relativo alla legge 80 del '94, era di 61.458.370 euro, di cui 59 già erogati. Ma di apertura al pubblico ancora non si parla: fu prevista per un breve periodo il sabato e la domenica con un biglietto di 3 euro, ma ora Rione Terra è di nuovo sbarrato, anche se il sito del "Circuito informativo regionale della Campania per i Beni culturali e paesaggistici" lo riporta come aperto. Qualcuno a Santa Lucia parla di Rione Terra come di «un'eredità lasciata a troppi figli». Ai tempi di Bassolino presidente della Regione fu avviato un protocollo d'intesa mai più siglato. «Siamo in attesa di chiudere sul modello di gestione dice l'assessore regionale al Turismo e ai beni culturali, Pasquale Sommese per il quale prendiamo a esempio la buffer zone del Grande Progetto Pompei, che dovrebbe valere anche per Carditello ». Buffer zone deriva da un termine usato dall'Unesco per definire «un'area che deve garantire un livello di protezione aggiuntiva ai beni riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità », ma nel Gpp rappresenta più una zona "limitrofa" al sito archeologico, che resta invece la core zone. «Come Regione prosegue Sommese noi abbiamo già individuato l'obiettivo, ora la Diocesi, il Comune e il ministero facciano la loro parte. Mediante il project financing si dovranno realizzare alberghi e botteghe di qualità. Il Comune propone un concorso di idee internazionale, ma noi crediamo che bisogna partire subito. Si è a buon punto per costruire questo organismo di gestione. Il 2015 è l'anno della svolta». Fin qui, la Regione. L'altro attore della vicenda, il Comune, è su una diversa lunghezza d'onda. Il sindaco Vincenzo Figliolia preferirebbe un modello Colosseo per Rione Terra. «Vorremmo mettere in campo un progetto unico che possa gestire la parte alberghiera turistica con il controllo della parte pubblica. Rione Terra è un resort all'aperto, con tanti piccoli alberghi fino a un totale di 600 posti letto e occorre una gestore, un privato che risolva il problema della produttività. Abbiamo una città ricca di siti, l'anfiteatro, il tempio di Serapide, Cuma: peccato non mettere a reddito tanti beni patrimonio dell'umanità. Il Comune ha recentemente siglato un protocollo d'intesa con la soprintendenza: non avevano personale sufficiente per la gestione e abbiamo messo a disposizione il nostro». Sono passati 35 anni. Tra pochi giorni, un nuovo anniversario del sacrificio fatto dagli abitanti. Per niente? «Sono in agenda già degli incontri al ministero che si terranno a breve», annuncia il sindaco. Un tavolo aperto a Roma per i problemi di Pozzuoli. «Ma la questione non è semplice dice Figliolia la conclusione non avverrà dalla mattina alla sera».