NEL LABORATORIO DI FISICA DELL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA SI ELABORANO LE TECNOLOGIE PIÙ EVOLUTE DI ANALISI E RESTAURO DEI BENI CULTURALI. METODI ANALOGHI ALLE RADIOGRAFIE HI-TECH AD IMMAGINI TRIDIMENSIONALI I ndagare sulle microscopiche deformazioni di un mobile intarsiato d'avorio dell'ebanista del '700 Pietro Piffetti. Approfondire le conoscenze sulle tecniche di fusione usate nell'antichità. Guidare la mano del restauratore, smascherare falsi d'autore, ricostruire oggetti andati distrutti. Le metodologie usate nei beni culturali sono sempre più simili a quelle delle più avanzate diagnosi mediche. A partire dalla tomografia assiale computerizzata, la Tac, che fornisce come nel caso dei pazienti umani più informazioni della radiografia con immagini tridimensionali scomposte in cubetti (i "voxel"): quanto più piccoli sono tanto più fedele è la ricostruzione virtuale dell'oggetto. Il dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna è all'avanguardia in queste tecnologie e ora ha creato un sistema Tac specifico per opere d'arte trasportabile laddove bisogna fare l'esame, visto che evidentemente tante opere sono difficili da portare in "ospedale". In 15 anni di attività, il Dipartimento ha realizzato molte strumentazioni di diagnosi a elevata risoluzione (per evidenziare difetti dell'ordine di 50 micrometri) con specifiche su misura per quadri, anfore, sarcofagi, secondo le finalità richieste da conservatori, restauratori, storici dell'arte, assicuratori. In collaborazione con l'Infn, il team di ricercatori coordinato dal fisico nucleare Franco Casali è intervenuto per svariati committenti tra cui la Getty Foundation e il Metropolitan Museum. Per ricostruire l'immagine tridimensionale particolareggiata dell'oggetto è necessario radiografarlo da più angoli. Mentre la scansione sul paziente avviene passando nel "tunnel", l'opera è invece posta su una piattaforma rotante in modo da ricevere da diverse angolazioni la proiezione di raggi X. Il limite è il tempo computazionale necessario per la rielaborazione delle immagini acquisite nella ricostruzione 3D dell'oggetto: la tomografia del Kongo Rikishi, statua lignea giapponese di oltre 2 metri del XIII secolo, esposta al Museo d'Arte Orientale di Torino, ha richiesto due mesi di calcoli. L'impasse è stata superata grazie a Microsoft, che ha messo ha disposizione dell'istituto bolognese i suoi super-computer permettendo di abbattere il tempo di calcolo a poche ore. Diagnosi in tempo reale per proteggere le opere d'arte ma anche per riportare alla luce quelle sparite. Come il globo terrestre del Coronelli, il mappamondo "gemello" del globo della volta celeste realizzato dal padre gesuita alla fine del 1600 e conservato alla Biblioteca Comunale di Faenza ma distrutto da un bombardamento nell'ultima guerra. A partire dai pochi pezzi rinvenuti e sulla base della riproduzione delle carte geografiche dell'epoca disponibili, il restauratore ha potuto realizzato una replica del globo ricostruendo la struttura interna uguale a quella dell'originale partendo dalla Tac su quello sopravvissuto. Un sarcofago del Museo Egizio di Torino. Grazie alle nuove tecnologie di tomografia computerizzata si può ricostruire con esattezza la composizione interna dei questo e altri beni culturali (26 gennaio 2015)