«Rendiamo questi luoghi - dicono gli esperti Bondin e Cugno - veri "superstar"» «I musei etnografici iblei custodiscono una precisa identità culturale, le cui radici storiche fondanti stanno inesorabilmente scomparendo ma che meritano di essere in qualche modo preservate e trasmesse alle generazioni future». E' questo il concetto alla base di una nuova, auspicata, politca culturale secondo le riflessioni di Ray Bondin, già ambasciatore e delegato permanente di Malta per l'Unesco e presidente onorario del Comitato scientifico internazionale delle città e dei villaggi storici, e di Santino Alessandro Cugno, specialista in Archeologia tardoantica e medievale ed esperto in beni culturali e museologia. Entrambi hanno pubblicato una riflessione che si inserisce appieno nel dibattito culturale siciliano (nella rivista specializzata Incontri, la Sicilia e l'altrove) e tiene conto delle attuali condizioni di mancata promozione dei luoghi d'arte e cultura dell'Isola a partire da quelli insigniti del riconoscimento Unesco che - cosa ormai assodata - da solo non basta. «La lista del patrimonio mondiale è stata creata per dare visibilità a luoghi e monumenti d'importanza universale - dicono gli esperti - e questi musei siciliani sono stati creati per difendere e spiegare alla collettività i valori racchiusi in questo patrimonio culturale, da cui non dipende solo il futuro dell'Isola». Bondin e Cugno partono da un presupposto: che i musei "superstar" come il Louvre di Parigi, attraggono milioni di visitatori di cui la maggioranza «sono mossi ad ammirare la Monna Lisa di Leonardo da Vinci come ai Musei Vaticani, ogni anno milioni di visitatori sopportano le lunghe file d'ingresso e passano frettolosamente davanti a un patrimonio storico e artistico che ha pochi eguali nel mondo, perché hanno come intento solo quello di entusiasmarsi per la Cappella Sistina. Evidentemente il cosiddetto "turismo culturale" sembra ancora alquanto sfuggente e privo di concretezza: il turista medio, di fatto, vede solo quello che vuole vedere, che spesso corrisponde a ciò che altri prima di lui hanno deciso che debba essere assolutamente visto». E l'effetto "Cappella Sistina" o "Leonardo". «Ed è necessario partecipare e assistere a ciò che altri hanno stabilito essere unico e irripetibile (superstar) piuttosto che dar vita a un personale percorso culturale fatto di stimoli e di interessi eterogenei. E questa mentalità purtroppo esclude siti archeologicI, monumenti storici e opere d'arte non considerati di "prima classe"». Da qui l'appello affinchè i musei spieghino alla comunità locale i tesori da loro custoditi e il valore che essi rappresentano per l'identità del popolo, in primis. E, ancora, l'esigenza di inserire in itinerari culturali più vasti i musei etnografici con una precisa direzione, e una seria pianificazione anche economica, volta a colmare le vacatio e i ritardi nella promozione di questi luoghi-simbolo della Sicilia. 25012015