DIECI metri sotto terra, in quella che un tempo fu la ghiacciaia dei monaci di Sant'Ambrogio, l'università Cattolica inaugura un nuovo museo archeologico con anfore, gioielli, monete, ceramiche, pezzi di affreschi e molti altri oggetti raccolti in vent'anni di scavi da docenti e studenti del laboratorio di archeologia. La collezione è ricca per ora esposta solo in parte - e fa luce su un pezzo di storia di quest'area abitata (si è scoperto) già in epoca romana, tra I secolo a.C. e III d.C., quando divenne una necropoli. Era l'inverno del 1986 quando le ruspe iniziarono a scavare nel sottosuolo di un cortile e in pochi giorni arrivarono alle mura della "Conserva di giazzo" (la ghiacciaia) di cui gli studiosi ignoravano l'esistenza, ma che Francesco Richini già indicava in una pianta del 1600: una stanza circolare (ne è rimasta intatta quasi metà, negli an- ni seguenti spostata alcuni metri più in basso per esigenze didattiche) dove veniva accumulata la neve che serviva a refrigerare l'ambiente e conservare gli alimenti dei monaci. È questa la prima grande scoperta degli archeologi che da quel giorno continuarono a indagare per lotti sotto i cortili dell'ateneo rinvenendo decine di reperti allineati oggi nella mostra permanente "L'abitato, la necropoli, il monastero" allestita nell'aula Bontadini e aperta in occasione dell'avvio dell'anno accademico del Corso di specializzazione in archeologia. «Lunedì inauguriamo la prima fase di un progetto iniziato anni fa spiega Silvia Lusuardi, direttore dell'Istituto e del laboratorio di Archeologia -. Ci auguriamo di poter continuare il racconto aggiungendo nuove vetrine dove esporre a rotazione altro materiale e un video illustrativo per il pubblico». Oggi, dopo anni di lavoro, le vetrine sono 10 e svelano l'evoluzione della zona un tempo considerata "suburbana". Durante gli scavi sono state trovate 800 tombe, tra cui una davvero rara: si chiama "La signora del sarcofago" ed è il primo sarcofago rinvenuto ancora sigillato dal 1700 in avanti (ora è nel Giardino delle Vergini). La sepoltura, della prima metà del III secolo, appartiene a una donna di 24-31 anni, sicuramente di rango, con un ventaglio con manico in avorio, una rocca (utilizzata per filare), un diadema di ambra e sul petto un grappolo d'uva (sono stati trovati i semi) e dei fiori. Ma le teche sono piene di oggetti trovati in altre tombe poche quello con il corredo -: gioielli, monete, vasi, lucerne fino alle pedine di un gioco con un dado e agli strumenti per la toilette femminile. Mentre sono ancora più antichi i materiali appartenenti all'insediamento abitativo che però testimoniano come Milano già nel I secolo d.C. avesse rapporti commerciali con i paesi oggi europei. Da febbraio la mostra sarà visitabile il sabato mattina su prenotazione (tel. 0272343848), successivamente secondo un calendario di visite guidate (da stabilire), intensificate nei mesi di Expo.