Ancora impalcature, ma dal 2016 l'edificio ospiterà il Nucleo Tutela dell'Ambiente VENT'ANNI di lavori, sei milioni e mezzo di euro (pubblici) investiti e, di nuovo, le impalcature hanno da poco ricoperto il complesso dell'abbazia di San Giuliano, in Corso Italia, che non è mai stata aperto al pubblico dopo una stagione infinita di restauri. «Gli ultimi lavori sono terminati tre anni fa ammette Maurizio Galletti, da poco ex direttore regionale del ministero per i Beni culturali, in attesa della nomina del segretario regionale del Mibact, che dovrebbe avvenire a metà febbraio ma la facciata si è nuovamente ammalorata e abbiamo dovuto intervenire. Questi nuovi interventi, per fortuna, sono interamente finanziati dalla pubblicità che ricopre le impalcature, per 100.000 euro». L'ennesimo intervento per un complesso che risale al 1200 e che, dal 1992, dopo un lungo periodo di abbandono dal secondo dopoguerra, non conosce requie per i continui e mai completati restauri (i primi, con i fondi delle "Colombiane"), nel 1999 con i fondi del "Lotto", poi le interruzioni (come quando nel 2006 il cantiere si fermò, perché si erano interrotti i finanziamenti), o le donazioni (due anni fa un privato ha donato 100.000 euro per le operazioni di ripristino). Il complesso, di proprietà del Demanio, è assegnato al Mibact e conserva ancora il suo impianto romanicogotico. Il calvario di San Giuliano, però, dovrebbe finire ad ottobre, almeno così promette il direttore Galletti. «A luglio finiremo questo intervento e ad ottobre sarà aperto per la prima volta tutto il pianterreno assicura il direttore diventerà uno spazio espositivo non solo a disposizione del ministero dei Beni culturali, ma aperto alle iniziative del municipio e della città tutta. In attesa del trasferimento, più importante, del Nucleo tutela del patrimonio dei Carabinieri, nel 2016». Galletti spiega che San Giuliano diventerà sede dello strategico nucleo dei Carabinieri, che si occupa della tutela delle opere d'arte che vengono trafficate illegalmente, «finora sono insediati in pochi vani, nel complesso di Sant'Ignazio, vicino all'archivio di Stato spiega Galletti a San Giuliano avranno una sede grande e molto più organizzata, e ci sarà anche un grande caveau in cui potranno custodire, in totale sicurezza, le opere sequestrate. La Liguria è una regione strategica sul piano della lotta al traffico illegale di opere d'arte, terra di confine non solo con la Francia, ma anche con il mare». Un passato turbolento, quello del complesso di San Giuliano, passato di mano a tre ordini monastici, dal Duecento. Dai francescani, ai cistercensi, ai benedettini. Alla fine del Settecento, con la soppressione degli ordini religiosi, il complesso passò in mani private, poi da metà Ottocento tornò ai benedettini, poi ai privati che ridonarono il tutto, ancora, ai benedettini. San Giuliano non venne toccato dagli sbancamenti per tracciare Corso Italia (come invece accadde ad altri piccoli centri monastici), venne colpito però dalle bombe della seconda guerra mondiale. «Abbiamo inserito San Giuliano in tutte le programmazioni di lavori possibili, per indicare al ministero l'urgenza di ridare vita davvero a questo complesso e concluderne il recupero dice Galletti ora toccherà al nuovo segretario regionale, da febbraio, portare a casa la vittoria».