AL MINISTERO sono allibiti. Nessuna dichiarazione oltre quelle ufficiali rilasciate dal ministro in persona. Che nel pomeriggio ha dettato ai suoi uffici un testo durissimo parlando del prevalere del «valore simbolico» del vagone rispetto a ogni altra «valutazione burocratica». Non è frequente vedere un ministro dare del burocrate a un suo sottoposto e questo dà la dimensione dello sconcerto dei palazzi romani. Il secondo segnale pesante che arriva dal Mibac, il ministero di Franceschini, è la notizia dell'invio di ispettori per cercare di venire a capo della vicenda. Certo, dopo le prese di posizione dello stesso Franceschini e del sindaco Fassino, che per tutto il pomeriggio ha atteso invano una ritrattazione di Rinaldi, la posizione del sovrintendente si è fatta molto difficile. Il funzionario responsabile dei beni architettonici del Piemonte è tornato ieri sulla querelle ma non ha chiesto scusa e non ha fatto alcun cenno all'ipotesi di rivedere la decisione, limitandosi a dire di essere «pronto a chiarire». Agli ispettori di Franceschini avrà dunque da spiegare molte cose. Ci sono due settimane di tempo per trovare una soluzione che gli consenta di uscire dall'angolo in cui si è infilato. Le strade possibili sono due. La prima, che sembrerebbe la più semplice, è quella che prevede una retromarcia di Rinaldi: il sovrintendente potrebbe semplicemente prolungare fino all'inizio di aprile l'autorizzazione concessa per soli quindici giorni e lasciare così il vagone piombato di fronte a palazzo Madama fino alla fine della mostra. Ma più passano le ore più questa ipotesi diventa difficile. Ancora ieri sera il funzionario appariva tetragono: «Io considero la scelta dei quindici giorni un buon compromesso. Ho visto che la vicenda è diventata l'apertura dei telegiornali torinesi e questo non può che fare bene alla discussione». Ma il ministro le dà del burocrate..«Io sono d'accordo con il ministro sul valore dei simboli. Mi dispiace che sia stato usato quel termine ». La seconda strada che è possibile percorrere è quella che la vicenda venga direttamente presa in mano dalla Direzione generale dei Beni culturali di Roma e che siano i funzionari del ministero a riscrivere l'autorizzazione che garantirebbe la permanenza del vagone in piazza Castello fino alla fine della mostra. Una scelta che si trasformerebbe in una clamorosa sconfessione del sovrintendente Rinaldi. In ogni caso c'è tempo fino al 3 febbraio per decidere. Poi, senza ulteriori provvedimenti, arriverà un tir a caricare il vagone e portarlo via dalla piazza.