LA POLEMICA LETTERA A FRANCESCHINI DEL SOVRINTENDENTE SUL CONVOGLIO DAVANTI ALLA MOSTRA PER PRIMO LEVI RINALDI nella lettera inviata a Roma ha ribadito che con il suo intervento non voleva censurare la storia, men che meno mancare di rispetto alla Comunità ebraica di Torino e alle vittime delle deportazioni naziste. «La mia è stata una valutazione puramente tecnica», ha precisato. La decisione dell'architetto Rinaldi è un modo anche per uscire dall'angolo, dopo il fuoco di fila che si è scatenato, da ogni parte e ad ogni livello, dopo l'intervista a "Repubblica", dove definiva il vagone un «baraccone». In questo modo, forse, spera di evitare l'ispezione ministeriale. A Palazzo Chiablese, sede della sovrintendenza, sono convinti che non si presenterà nessun ispettore, ma da Roma, anche se non sarà una cosa immediata, confermano che si faranno comunque le verifiche del caso. C'è anche chi ieri ha difeso l'operato e la decisione del sovrintendente, come le associazioni Italia Nostra Piemonte e Valle d'Aosta, e Pro Natura Torino. «Definiscono gli attacchi a Rinaldi come ingiustificati attacchi. Rinaldi è "reo" di aver fatto doverosamente valere principi di tutela nell'utilizzo della più importante piazza storica di Torino, senza alcun diniego pregiudiziale nei confronti di un utilizzo concertato e temporaneo». E poi sostengono che è in atto «una campagna di delegittimazione e denigrazione del ruoto del sovrintendente, fino alla richiesta di una sua rimozione». Tra i difensori anche Simonetta Chierici, la pasionaria ansovrintendente. ti-Movida di piazza Vittorio, che ricorda come Rinaldi sia già stato "rimosso" nel 2009 da Brescia e mandato a Trieste. Un passaggio che aveva suscitato polemiche, interrogazioni e difese dell'operato di Rinaldi, ritenuto allora troppo rigido nella difesa di alcuni beni architettonici. «Pare che oggi si ripresenti lo stesso comportamento da parte di politici che evidentemente ritengono "scomodo" Rinaldi», sottolinea Chierici. E anche il senatore Enrico Buemi, Psi, difende la decisione del «Ha espresso una posizione che, per quanto politicamente scorretta, ha il merito di aver fatto parlare di una iniziativa che altrimenti sarebbe passata inosservata», dice. E poi: «Non ha criticato i valori che quel vagone ferroviario rappresenta, ma ha fatto quanto previsto dal suo ruolo: si è assunto la responsabilità di difendere la bellezza di un luogo, piazza Castello, in cui quel vagone è a tutti gli effetti un pugno nello stomaco. Credo che, da questo punto di vista, il richiamo di Rinaldi sia corretto». Un pugno nello stomaco voluto che ora, dopo il semaforo verde di Palazzo Chiablese inviato direttamente al ministro Franceschini, rimarrà in piazza Castello fino al 6 aprile. ( d. lon.)