Le fotografie di Matteo Renzi e Angela Merkel sotto il David di Michelangelo mettono i brividi. Perché i musei sono luoghi di conoscenza e non di propaganda politica. Si può credere o no a Renzi, quando dice che «l'Italia sta attraversando una fase di riforma straordinaria». Ma è inaccettabile che per dirlo usi il David, appropriandosi di un'opera che appartiene a tutti gli italiani, anzi a tutto il mondo. Nel caso di Renzi, poi, questa posa è doppiamente irritante. Perché da sindaco ha fatto della mercificazione del patrimonio culturale una religione, ha usato l'arte fiorentina come un'arma di distrazione di massa e di sfrontata autopromozione: e da presidente del Consiglio non sta facendo letteralmente niente per curare, finanziare, promuovere quel patrimonio artistico che ora sfoggia come se fosse la sua collezione di farfalle. Chissà se a Ponte Vecchio ha detto alla Merkel: «e questa è la mia sala da pranzo». In queste ore a Firenze si osanna la scelta di mettere l'estetica al servizio dello Stato. Ma chi ha negli occhi le foto di Mussolini che conduce Hitler a Palazzo Vecchio e agli Uffizi il 9 maggio del 1938, o quella dei due dittatori di fronte alla Paolina di Canova a Villa Borghese, vorrebbe non vedere più niente del genere. Sia chiaro, Renzi e la Merkel non assomigliano in nulla a Mussolini e a Hitler: ad assomigliarsi è invece l'uso strumentale dell'arte del passato per glorificare il potere attuale. E questa somiglianza ha qualcosa di rivoltante.