Giandomenico Amendola ha scritto che a Bari «l'università sembra indifferente alla città» citando, per converso, le università di Torino e Firenze che hanno dato importanti apporti scientifici alla vita di quelle loro. Ma l'università di Bari ha operato addirittura contro la città anche dal punto di vista urbanistico. Il piano regolatore di Calzabini e Piacentini, infatti, prevedeva che la «mediana» Giovanni XXIII, don Luigi Sturzo, Di Vittorio giungesse, come sarebbe stato logico, sino alla via Amendola. Ma l'università pretese, e purtroppo ottenne da un arrendevole governo della città, che essa non andasse oltre via Re David e questo solo per evitare che l'area su cui intendeva realizzare il campus universitario fosse attraversata da quella arteria. Con questa miope valutazione danneggiò la città ma anche se stessa poiché la strada avrebbe ottimamente servito lo stesso campus. Fu poi approvato il piano Quaroni (ancora vigente) che destinava oltre 150 ettari ad edilizia universitaria in prossimità di Carbonara e quindi in posizione baricentrica rispetto alla ventina di comuni della vera città metropolitana. L'università l'ha bellamente ignorata investendo il proprio danaro nel centro murattiano (uffici delle Ferrovie dello Stato, delle Poste, dell'Enel) caricando così del conseguente traffico di mezzi e persone un'area urbana già intasata. Le amministrazioni comunali sono state silenti limitandosi ad opporsi alla ulteriore pretesa di far divenire piazza Cesare Battisti il giardino interno di un'area universitaria (Ateneo, ex Poste, Giurisprudenza). I cittadini così avrebbero dovuto girare attorno all'intera area per passare da via Cairoli a via Suppa o viceversa. Ha poi acquisito metà della ex Manifattura dei Tabacchi e l' ha tenuta in abbandono per anni anziché utilizzarla per qualcosa che giovasse anche alla vita del quartiere Libertà. Solo ora, la notizia è di questi giorni, sta per cederla al Cnr. Speriamo bene. Una istituzione che coinvolge all'incirca un quinto delle presenze umane nella città non può operare in modo così egoistico. Dovrebbe porsi in sinergia con l'amministrazione comunale e quindi trovare per i propri problemi soluzioni che contestualmente giovino anche a Bari ed ai comuni su di essa gravitanti. Tanto per esemplificare immaginate come sarebbero rivitalizzati alcuni quartieri periferici dalla presenza di una facoltà universitaria con centinaia o migliaia di studenti, docenti e quant'altri che determinerebbero anche attività di supporto.
lL'università non ama Bari
L'università di Bari è stata criticata per il suo impatto negativo sulla città. Il piano regolatore di Calzabini e Piacentini prevedeva che la mediana Giovanni XXIII raggiungesse via Amendola, ma l'università si oppose e ottenne di non andare oltre via Re David. Questo ha danneggiato la città e se stessa. Il piano Quaroni, approvato successivamente, destinava 150 ettari ad edilizia universitaria, ma l'università ha investito il proprio denaro nel centro murattiano, aumentando il traffico. Le amministrazioni comunali sono state silenti, ma ora l'università sta per cedere metà dell'ex Manifattura dei Tabacchi al Cnr.
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