I DUE eventi possono avere ricadute preziose, tanto più perché complementari fra loro: il museo potrà attirare turisti di qualità e la consultazione dei papiri potrà attirare studiosi di prestigio. Queste due buone notizie ci consentono di allargare il discorso al nostro rapporto con i beni culturali e al modo con cui essi sono valorizzati in Campania. Nietzsche diceva che non ci sono fatti ma solo opinioni. Nulla di più vero quando si parla di beni culturali in Italia. L'avventura più avventurosa in cui si avventurano coloro che amano dissertarne, è il numero. Anzi, la percentuale. Fatti cento tutti i beni culturali del mondo, quanti sono ubicati nel nostro Paese? Il 40, il 70, il 90 per cento, azzardano gli sprovveduti. In realtà la risposta è impossibile per il semplice fatto che non si sa a cosa corrisponde quel cento. Manca cioè una definizione univoca di "bene culturale", universalmente riconosciuta e, se pure ci fosse, sarebbe velleitario scovare uno a uno tutti i beni ad essa corrispondenti. Sappiamo invece con precisione quanti sono i siti considerati "patrimonio dell'umanità" dall'Unesco che ne riporta l'elenco completo su Internet:1001 siti distribuiti in 163 Paesi. L'Italia ne ha 50, seguita a ruota dalla Cina che ne ha 46. Vengono poi la Spagna con 43, la Germania con 39, la Francia con 38, il Messico con 31. Altri stereotipi girano sulla gestione. Grazie alle nuove tariffe, che aboliscono l'esenzione degli ultrasessantacinquenni ma consentono l'ingresso gratuito per tutti, ogni prima domenica del mese, nel 2014 i visitatori sono aumentati del 6 e gli incassi sono aumentati del 9 rispetto all'anno precedente. Accanto alla rivoluzione delle tariffe vi è stata quella degli orari: ora i musei statali italiani hanno in Europa il numero minore di giorni chiusi durante l'anno e gli orari di apertura più lunghi durante la giornata. Pompei, contrariamente a quanto divulgato scandalisticamente dai media, è il sito archeologico italiano con il minore numero annuale di giorni chiusi. Ma la novità più eclatante è che, per rafforzare la tutela e la valorizzazione del patrimonio dando maggiore autonomia ai singoli musei, quelli più importanti dalla Galleria degli Uffizi al museo di Capodimonte, da Pompei ed Ercolano alla Reggia di Caserta non saranno più dei semplici uffici della Soprintendenza, ma saranno dotati di autonomia non solo tecnico-scientifica, ma anche finanziaria e commerciale. Una ulteriore speranza ci viene dal modo e dai tempi con cui saranno scelti i prossimi direttori dei venti musei autonomi: una selezione internazionale (non a caso il bando è pubblicato su "Economist") tra professionisti di comprovata qualificazione non solo nel settore culturale, ma anche nella sua gestione I risultati del concorso si sapranno rapidamente, entro il prossimo maggio. Ma torniamo a Ercolano. Leo Longanesi diceva che «gli italiani alla manutenzione preferiscono l'inaugurazione ». Andate a Ravello e tentate di visitare quel capolavoro dell'architettura contemporanea che è l'Auditorium progettato e regalato al paese da Oscar Niemeyer e dall'Unione Europea. Lo troverete in uno stato penoso: chiuso al pubblico, sottoutilizzato, invecchiato come se avesse trent'anni, pure essendo stato inaugurato appena cinque anni fa. Tre istituzioni robuste come il Comune, la Fondazione, e il Consorzio degli Operatori turistici, pure essendo gestiti da ravellesi che a suo tempo si batterono per la realizzazione dell'opera, non sono in grado di vitalizzarla e l'hanno ridotta a un peso economico invece che sfruttarla come strumento di destagionalizzazione del turismo, di sviluppo economico e di crescita occupazionale. Perché non avvenga nulla di così penoso anche a Ercolano, occorre che si pensi al nuovo museo come a una vitalissima impresa della cultura e non come a un magazzino sia pure bellissimo di reperti. Non bastano la generosità di David W. Packard né la fama di Renzo Piano per assicurare il successo a un museo eccellente. Occorre che la macchina organizzativa, affidata a un serio manager della cultura, si muova parallelamente alle ruspe elaborando subito un piano industriale che preveda minuziosamente le attività da svolgere nel museo, la quantità e la qualità del personale necessario, la sua formazione, i suoi stages presso i migliori musei del mondo, la valorizzazione del cantiere e delle visite di Renzo Piano come strumento di comunicazione, le attività culturali del primo triennio successivo alla inaugurazione, il fundraising, il cronoprogramma dell'intero avviamento. Come si vede, non è roba per principianti.
ERCOLANO, LA CULTURA DEVE DIVENTARE IMPRESA
I musei italiani hanno registrato un aumento del 6% dei visitatori e del 9% degli incassi nel 2014, grazie alle nuove tariffe che consentono l'ingresso gratuito per tutti ogni prima domenica del mese. I musei statali italiani hanno anche il numero minore di giorni chiusi durante l'anno e gli orari di apertura più lunghi durante la giornata. La Reggia di Caserta e Pompei, tra i siti archeologici italiani più visitati, non saranno più semplici uffici della Soprintendenza, ma saranno dotati di autonomia finanziaria e commerciale. I prossimi direttori dei venti musei autonomi saranno scelti attraverso una selezione internazionale.
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