LA TEORIA del tutto. Al cinema, è il titolo di un film che parla dei confini dell'universo. A Milano, è la natura di un calendario di mostre sterminato. Che spazia dall'archeologia al contemporaneo, dagli old master agli artisti d'ultima generazione, con capitoli trasversali dove l'arte si mescola alla scienza, alla storia, all'antropologia. L'hanno spiegato bene, ieri mattina, in una conferenza stampa a Palazzo Reale, il sindaco Giuliano Pisapia e l'assessore alla cultura Filippo Del Corno, impegnati a snocciolare un elenco di ventisei eventi, ideati per coronare il semestre di Expo e ricordare che il nutrimento del pianeta, oltre che gastronomico, dovrebbe essere intellettuale. Se è vero che «questo palinsesto come ha detto Pisapia conferma il ruolo di Milano capitale della cultura, capace di esportare bellezza e, insieme, di valorizzare la propria identità», si capisce la doppia direzione del programma. Che, da un lato, tocca grandi nomi e grandi temi, dall'altro si concentra sul patrimonio della città, i suoi tesori, il suo passato. In entrambe i casi, le scelte di qualità non mancano. Eccone alcune. A febbraio, la Gam di via Palestro apre l'agenda con una retrospettiva di Medardo Rosso che riscopre la figura di un maestro (milanese d'adozione) della scultura moderna, reso celebre dalla sue forme sbriciolate nella materia, come atomi nella luce. A marzo, a Palazzo Reale, trecento oggetti, fra dipinti, sculture, miniature, ori e argenti raccontano il boom dell'art craft nelle terre del Ducato, dei Visconti e degli Sforza, alle origini del gusto di una Milano cool già nel Medioevo. Sempre a Palazzo Reale, in staffetta fra aprile e l'autunno, sbarcano i due assi di tutto il cartellone. Leonardo e Giotto. Geni toscani in trasferta in Lombardia, per commissioni che hanno segnato la trasformazione della signoria gotica in un regno del Rinascimento. A proposito di Leonardo, dopo l'arrivo confermato di cento disegni, compresi quelli della Regina d'Inghilterra, e una decina di capolavori usciti dal Louvre, dai Vaticani o dalla National Gallery di Washington, la notizia di oggi è il prestito avallato dalle Galleria dell'Accademia di Venezia de L'uomo vitruviano, icona pop dell'uomo moderno, dalle proporzioni perfette e lo spirito di geometria. In una politica culturale che ha sempre privilegiato i cervelli d'importazione, fa piacere scoprire che altre mostre zoomano sui beni dei musei: alla Pinacoteca di Brera, una esposizione sul famoso Bacio di Hayez, immagine cult per turisti innamorati, è affiancata dall'incontro ravvicinato fra lo Sposalizio della Vergine di Raffaello (masterpiece di Brera) e il suo modello, Lo Sposalizio del Perugino, in trasferta dal Museo di Caen. Mai esposti vicini. Parlando di musei, mentre il Castello Sforzesco è pronto a inaugurare l'allestimento high-tech della Pietà di Michelangelo, negli spazi dell'Ospedale spagnolo ripensati da De Lucchi, la vicenda annosa del Museo delle Culture (zona Tortona) trova un quadra proprio in tempo per Expo, con un tandem di mostre. La prima «Africa» scava negli umori ancestrali del continente nero, la seconda, «Mondi a Milano», scava nella memoria delle esposizioni universali che portarono in città, riti e miti di altri paesi. In tutto ciò, anche il Museo del Novecento non passa inosservato con una mostra che, dopo cinque anni di look granitico, ribalta finalmente il percorso ipotizzando un museo ideale, con tutto lo scibile del secolo breve e prestiti da altre collezioni votate alle avanguardie. Si approda così al contemporaneo. Che a parte la grande mostra promossa a Palazzo Reale dalla Fondazione Trussardi sul tema della madre e dell'archetipo femminile, dalle veneri paleolitiche alle teorie freudiane non brilla per iniziativa. Al Pac, una indagine sulla nuova pittura cinese, segue una retrospettiva del fotografo David Bailey negli anni della Swinging London, voluta dal main sponsor, il gruppo Tod's. Questo è quanto. Non resta che attendere il taglio del nastro e intanto studiare il programma nelle guide distribuite dal Comune. Peccato per la grafica, un po' da stile orario ferroviario bulgaro.