L'etruscologo D'Agostino: "Da grande architetto si confronterà sui contenuti" Per Spinosa: "Ben venga l'incarico". Guzzo critico: "Meglio la Reggia di Portici" DUE archeologi e uno storico dell'arte pro o contro la scelta di affidare il museo di Ercolano a un archistar come Renzo Piano. Concordi su una cosa: i reperti e il luogo devono avere una storia e una "ratio" in comune. Invita a fare attenzione, l'etruscologo Bruno D'Agostino, perché quando si lavora al progetto di un museo si può incorrere in errori, come è accaduto a quello dell'Acropoli di Atene: «Renzo Piano è una grossa garanzia esordisce D'Agostino ma va evitato che si progetti senza essere a contatto con gli archeologi, cosa che è accaduta ad Atene, dove non si è studiata la relazione tra quanto andava esposto e il contenitore che lo proponeva. Il risultato è stato un edificio estremamente godibile, ma con delle assurdità dal punto di vista espositivo. Come vetrine alte quattro metri di cui solo un'aquila potrebbe vedere il contenuto o le sculture del fronte del Partenone, trattate come strutture libere e a tutto tondo, ragion per cui il gioco compositivo non si legge più. Eppure Atene ha grandi esperti di scultura antica: è mancata la relazione con loro. Piano fu con Rogers progettista del Beauburg che rappresenta un fatto epocale nella storia della museografia contemporanea. Ma l'errore che spesso si fa è credere che l'architetto sia il deus ex machina che progetta e poi allestisce i reperti come se fossero oggetti di decorazione della casa. Renzo Piano è un architetto di grande caratura e sono convito che sentirà il bisogno di confrontarsi con gli esperti del "contenuto" ». «Renzo Piano è un nome su cui nessuno può obiettare nulla», osserva lo storico dell'arte Nicola Spinosa, a Parigi per scrivere una nuova monografia. «Ma dipenderà molto da quello che farà. Io sono un suo ammiratore, venne anche a Sant'Elmo quando ero soprintendente e fu organizzata una mostra delle sue opere a Villa Pignatelli, ma il contesto dove va a realizzare questo museo è difficile per il forte degrado urbano attuale. Ercolano è una presenza molto più colta e aristocratica di Pompei che era un centro di commercio. Ben venga l'incarico a Piano conclude Spinosa ma mi piacerebbe che si trasferisse un po' di tempo a Ercolano, ne studiasse la realtà urbanistica e sociale odierna e spero che abbia un confronto con altri studiosi che conoscono quei luoghi, e quella storia». Critico l'ex soprintendente che molto ha dato a Pompei, Pier Giovanni Guzzo: «Il museo archeologico migliore che si potrebbe pensare sarebbe da allestire all'interno della Reggia di Portici afferma sarebbe un ritorno alla storia degli scavi, all'attenzione che per essi ebbe la corte di Carlo di Borbone. Così era pianificato, infatti, ma l'operazione non è riuscita. Prima di tutto perché la facoltà di Agraria di Napoli non si è trasferita alle Vele di Scampia. E poi perché considero una seconda occasione mancata l'aver messo in piedi un Museum Herculanense che avvalendosi di riproduzioni non è la stessa cosa di un museo reale. Tutti si lamentano che non ci sono soldi, ma costerebbe sicuramente meno l'ipotesi della Reggia, rispetto a un progetto ex novo».
Ercolano riparte dal museo di Piano "Grande occasione, serve attenzione"
Due archeologi e uno storico dell'arte hanno espresso le loro opinioni sulla scelta di affidare il museo di Ercolano a Renzo Piano. L'etruscologo Bruno D'Agostino è contrario, affermando che l'architetto non dovrebbe lavorare senza essere a contatto con gli archeologi e che ciò potrebbe portare a errori come quello accaduto a Atene. L'architetto Renzo Piano è un nome su cui nessuno può obiettare nulla, ma dipenderà molto da come lo utilizzerà. L'archeologo Pier Giovanni Guzzo è contrario alla scelta di Piano e sostiene che il museo archeologico migliore sarebbe stato allestito all'interno della Reggia di Portici.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo