Statue medievali sacre, lastre tombali angioine, preziose sculture settecentesche e un archivio in pietra della città di Napoli annotato sui marmi delle tante epigrafi esposte. Ma soprattutto la suggestione mistica di strutture architettoniche tufacee in chiaro stile trecentesco francese culminanti in una cappella sopraelevata, che fanno da base portante della successiva costruzione monastica barocca. È forte l'impatto di chi, per la prima volta, avrà la possibilità di accedere ai Sotterranei Gotici della Certosa di San Martino presentati ufficialmente ieri sera al pubblico. Una serata attesa da anni, da quando per un breve periodo nel 2000, in seguito ai lavori di ristrutturazione condotti dall'architetto Dely Pezzullo, questi ambulacri erano stati aperti ai visitatori del complesso sanmartinese. Un privilegio che a partire dalla prossima settimana, tutti i sabati e le domeniche alle 11.30, si estenderà a gruppi di 50 prenotati (tel. 081-2294568). Che saranno condotti in un viaggio all'interno della fabbrica voluta da Carlo duca di Calabria e figlio del sovrano Roberto d'Angiò, la cui costruzione fu avviata nel 1325. Effettuando il percorso secondo un ordine cronologico si partirà quindi con le sculture in marmo di epoca trecentesca, con lo splendido sarcofago di Beatrice del Balzo, il frammento di una «Figura femminile giacente» (forse Maria di Valois) della bottega di Tino di Camaino, la cosiddetta «Madre di Corradino», e una lastra a rilievo raffigurante «La Morte e Franceschino da Brignale» proveniente da San Pietro Martire, un ex-voto allegorico iconograficamente singolare, con committente e scheletro in dialogo grazie alle rispettive lunghissime lingue, che fungono da supporto "fumettistico" su cui scrivere la propria frase. Mentre di grande impatto scenografico sono le due statue finali settecentesche: il morbido San Francesco d'Assisi di Giuseppe Sanmartino e un'«Allegoria velata» (forse una Modestia), scolpita dal suo allievo Angelo Viva, che ricorda le sculture della Cappella Sansevero. Tra le epigrafi da segnalare una curiosa "denuncia", in cui un signore che aveva prestato soldi dietro la sola garanzia di un giuramento al crocefisso, non ricevendo più il dovuto, ricorre alla pubblicazione «in ecclesia» del misfatto. Infine da non perdere il breve video di Aarsh Radpour proiettato in loop.