L'inchiesta aperta dalla Procura di Trapani per lo scempio commesso sulla scogliera di Macari non è più contro ignoti. Sul registro degli indagati sono stati iscritti, dal sostituto procuratore Andrea Tarondo, il sanvitese Andrea Di Liberti, del '57, indicato come committente dello scavo, e Giovanni Coppola, nato nel '46, di Custonaci, quale conducente della ruspa che ha fatto a pezzi la falesia della spiaggia "Le Grotticelle". Sono comunque ancora in corso indagini della Procura per ricostruire l'esatta modalità con cui è stato realizzato il lavoro di sbancamento e per individuare ulteriori profili di responsabilità che potrebbero portare all'iscrizione di altri indagati mentre, oggi, la Regione e il Comune di San Vito hanno annunciato di volersi costituire parte civile. Intanto per Di Liberti e Coppola le accuse sono di "occupazione del suolo demaniale", che prevede l'arresto fino a sei mesi e un'ammenda massima di 516 euro, e di "distruzione o deturpamento di bellezze naturali", la cui sanzione prevista oscilla dai 1000 ai 6000 mila euro. Una pena che si potrebbe definire irrisoria in rapporto a un danno che ambientalisti ed ecologi hanno definito "incalcolabile" e "molto più grave di quello che si possa immaginare" se si pensa che la costa di Macari è una delle zone, dal punto di vista ambientale, più preziose e tutelate della Sicilia perché formata da un'unità biologica e geologica di primaria importanza. Alle sanzioni previste dalla legge si potrebbero anche aggiungere il risarcimento dei danni avanzato dall'assessorato regionale Territorio e Ambiente e dal Comune di San Vito Lo Capo, oltre alla revoca da parte della Regione della concessione demaniale a Di Liberti, che sulla spiaggia affitta ombrelloni, sdraio e canoe. Secondo quanto dichiarato agli inquirenti, Giovanni Coppola, alla guida dell'escavatore di Giuseppe Vultaggio (titolare della ditta di materiale edile M. V.), sarebbe stato incaricato di recarsi a Macari per scavare una buca in cui piantare un albero di carrubo nel terreno che Andrea Di Liberti possiede di fronte alla spiaggia. Una volta giunto sul luogo, stando alle dichiarazioni rese, gli sarebbe, però, stato chiesto di eseguire lo sbancamento del tratto di scogliera con l'assicurazione che era tutto in regola. Sullo scempio commesso minimizza, invece, Andrea Di Liberti, che ha dichiarato agli investigatori che gli occorreva realizzare un passaggio più comodo per la spiaggia. Resta il fatto che entrambi hanno agito in un periodo dell'anno e in un orario tale da pensare di non essere scoperti se non fosse stato per l'attività di pattugliamento della polizia municipale che, all'alba di una settimana fa, dopo avere incrociato l'autoarticolato e la ruspa, ha ripercorso la strada da cui proveniva il mezzo scoprendo il danno. Rintracciato poco dopo l'autoarticolato, gli agenti della municipale e i carabinieri di San Vito sono riusciti a risalire ai responsabili. A quanti nei giorni scorsi si sono schierati a difesa di Macari oggi si aggiunge anche l'assessore regionale del Territorio e Ambiente, Maurizio Croce annunciando che chiederà "alla Giunta di costituirsi parte civile considerato il grave danno ambientale arrecato a un bene che rientra nel demanio marittimo regionale". "Per un barbaro tentativo di creare un accesso al mare con una ruspa - dice - si è compiuto un grande atto di inciviltà, uno scempio". Sul piede di guerra continua a essere il sindaco di San Vito Matteo Rizzo, che ribadisce che "i responsabili andrebbero mandati a pulire le spiagge a vita". "Il Comune - dice - si costituirà parte civile e chiederemo anche il risarcimento danni. Inoltre se ci sono le condizioni avanzeremo alla Regione richiesta formale per la revoca della concessione demaniale marittima al responsabile di questa ignobile azione. Se dipendesse dal Comune - aggiunge - la revocherei all'istante". E oggi la scogliera distrutta a Macari è anche approdata alla Camera e all'Ars con due interrogazioni depositate dal M5S. A Palazzo Madama, primo firmatario il senatore grillino Vincenzo Santangelo, è stato chiesto al ministro dell'Ambiente se intende costituirsi parte civile nei confronti dei responsabili dello scempio e "se non ritenga che, a seguito della valutazione dell'impatto sull'ambiente determinato dall'arbitrario atto di modifica della costa, sia doveroso ripristinare lo skyline della battigia con materiali compatibili all'habitat naturale al fine di rideterminare l'originario stato dei luoghi". E così anche a Sala d'Ercole, dove l'interrogazione con primo firmatario il deputato Sergio Tancredi chiede alla giunta Crocetta "se nei programmi di Governo ci sono progetti per cercare di trovare un modo di vigilare più concretamente sui patrimoni e le bellezze naturali della Sicilia, lasciati in balia di gente senza scrupoli". "Comprendiamo - dice Tancredi - che si tratta di un'operazione non facile, vista l'estensione delle coste e dei territori da tutelare. Enti locali, demanio e Regioni - conclude - si coordino meglio e forse qualche risultato in più e qualche danneggiamento in meno potrebbero essere a portata di mano".
SAN VITO LO CAPO-Scogliera distrutta a Macari, due indagati. Regione e Comune di San Vito pronti a chiedere i danni
La Procura di Trapani ha aperto un'inchiesta contro Andrea Di Liberti e Giovanni Coppola per lo scempio commesso sulla scogliera di Macari. I due sono stati accusati di "occupazione del suolo demaniale" e "distruzione o deturpamento di bellezze naturali". La Regione e il Comune di San Vito hanno annunciato di volersi costituire parte civile. La costa di Macari è una delle zone più preziose e tutelate della Sicilia. Le sanzioni previste sono di 1000-6000 euro. La Regione e il Comune chiedono il risarcimento dei danni e la revoca della concessione demaniale a Di Liberti.
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