Un altro filone d'inchiesta che si è aperto e che promette di avere significativi risvolti riguarda una cinquantina di reperti archeologici misteriosamente spuntati nel caveau della banca di Cervignano dopo la rapina. In occasione dell'assalto alla Cassa di risparmio del 3 giungo scorso, infatti, il commando di rapinatori che ha preso in ostaggio un cliente e alcuni dipendenti della banca ha forzato ben 27 cassette di sicurezza contenute all'interno del caveau della banca. Una di queste custodiva il "Tesoro di San Vito", il patrimonio appartenente alla parrocchia di San Martino Vescovo di Marano Lagunare che è stato trafugato e poi recuperato. Ma c'è dell'altro: da una di queste cassette di sicurezza sono spuntati preziosi reperti archeologici provenienti dalla zona degli scavi di Aquileia. Una cinquantina di oggetti antichi, fra utensili, monete, e asce in ferro di epoca romana che i malviventi non hanno ritenuto avessero un valore apprezzabile. Tant'è che in parte li hanno abbandonati nella cassetta e in parte li hanno buttati a terra, ritenendoli non smerciabili. Si tratta, tuttavia, di un patrimonio archeologico che appartiene allo Stato e che nessun privato ha quindi titolo a possedere. Proprio sulla scorta di queste informazioni i carabinieri hanno avviato ulteriori accertamenti. È ora al vaglio dei tecnici dell Museo archeologico di Aquileia la reale consistenza e il valore di quei reperti. Ma ora toccherà ai militari dell'Arma capire chi e a che titolo si sia impossessato illecitamente di quel materiale e lo abbia custodito all'interno della propria cassetta di sicurezza. Un comportamento che avrà conseguenze penali non trascurabili, visto che già è scattata qualche denuncia. Giovedì nel corso di una conferenza stampa ad Aquileia i carabinieri illustreranno i termini di questo nuovo filone di inchiesta.