Dopo la denuncia in procura il caso arriva anche al Quirinale. Ma il Comune si difende: «Fatti tutti i controlli richiesti» GROSSETO. Non bastava una denuncia alla procura della Repubblica e una querela in risposta per diffamazione. Non bastavano gli uomini della Forestale mandati in comune dalla procura per acquisire documenti e raccogliere spiegazioni. Non bastava una campagna di comunicazione senza mezze misure. La polemica tra Maria Patrizia Latini, portavoce del comitato Salviamo le pinete, e il Comune di Grosseto per gli abbattimenti dei pini malati a Marina di Grosseto e Principina a Mare, arriva al quirinale. La signora Latini, stavolta a titolo di semplice cittadina, ha infatti presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato contro l'ordinanza con cui il Comune, a giugno, ha dato il via all'abbattimento di pini marittimi malati. I pini, come noto, sono stati attaccati da un insetto micidiale, il matsucoccus feytaudi. Il ricorso 15 pagine e molti allegati è datato 13 ottobre 2014, ma della sua esistenza si ha notizia solo adesso poiché, con una disposizione del 16 gennaio, il Comune ha dato incarico all'avvocato fiorentino Graziella Ferraroni di difenderlo. Le accuse che Latini muove al Comune sono note. Secondo la signora i tagli sarebbero «indiscriminati», fatti senza un esame preventivo e coinvolgerebbero anche piante sane. Il Comune, sempre secondo Latini, non avrebbe individuato i veri focolai e avrebbe operato senza controllo, poiché ha individuato quale controllore l'Arpat che non ha più competenza in materia (ha però subito rettificato). La seconda parte del ricorso riguarda aspetti amministrativi: secondo Latini l'ordinanza in sostanza non è valida. La signora muove, infine, pesanti accuse, adombrando collegamenti tra i tagli e i conferimenti di cippato all'inceneritore di Scarlino. Tutte accuse già scritte su Facebook e a cui il sindaco Emilio Bonifazi ha replicato querelando la signora e altri commentatori per diffamazione. «Una parte del ricorso, quella degli aspetti giuridici, attiene alla querela di Bonifazi; se la vedranno quindi nelle opportune sedi. Quanto alla parte amministrativa, sulla validità dell'ordinanza, è talmente chiara la inconsistenza del ricorso che sono assolutamente convinto che non ci saranno problemi», spiega l'assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Monaci. Per dirla in breve, secondo la ricorrente il Comune taglierebbe pini sani. «Ovviamente non è così: i pini da abbattere prosegue l'assessore sono stati vagliati uno a uno da personale specializzato del Servizio fitosanitario regionale che ha poi controllato le operazioni. Indicare l'Arpat è stato un mero errore materiale, subito rettificato. L'intera lotta che stiamo conducendo contro il matsucoccus trova riscontro in tutte le autorità che sono preposte a questi interventi, e cioè, come già detto, il Servizio sanitario regionale, l'ufficio forestazione della Provincia, il Corpo forestale dello Stato, titolato a rilevare eventuali difformità rispetto alle norme, la Soprintendenza ai beni ambientali di Siena e l'università di Firenze». C'è un dato, però, che non è mai stato divulgato e che, invece, secondo Monaci da solo spiega che l'attacco del matsucoccus si è inasprito moltissimo nell'ultimo anno, rendendo indispensabili i tagli. «Questa polemica contro il Comune nasce perché abbiamo abbattuto 600 pini dice Monaci tanti quanti erano quelli malati in aree pubbliche, quindi di nostra competenza. Nello stesso anno i pini abbattuti dai privati sono stati 1.055, il 95 dei quali erano pini marittimi malati. E non è tutto». Secondo i dati del Comune, nel 2012 sono stati solo 393 i pini fatti abbattere dai privati, e nel 2013 285. «Stiamo parlando di 285 contro 1.055. E non è che i privati buttano giù i pini per divertimento: è evidente che l'attacco del matsucoccus si è aggravato». E poiché un pino malato secca e rischia di cadere, per salvaguardare l'incolumità pubblica il sindaco ha fatto l'ordinanza. «Quel che mi colpisce conclude Monaci è che la ricorrente abbia a scelto di rivolgersi al Capo dello Stato e non al Tar, evidentemente perché il primo tipo di ricorso è gratuito. Per l'ente pubblico, però, non lo è. E siccome le accuse mosse e le continue segnalazioni della signora a tutte le istituzioni, le forze di polizia, la Regione, la procura, si sono più volte dimostrate inconsistenti, dato che nessuno qua ha ricevuto avvisi di garanzia, ecco, non credo ci sia bisogno di coinvolgere altre istituzioni, come il presidente della Repubblica. E far spendere soldi all'amministrazione su argomenti, per di più, relativi a un'ordinanza la cui efficacia è terminata in estate».