Riceviamo da Giuseppe Palermo: Cari amici, Ritengo giusto e doveroso mettere a vostra conoscenza la lettera che Francesco Ferrante, Direttore Generale di legambiente, mi ha indirizzato in risposta al comunicato a firma mia e degli avvocati Giudice e Giuliano, speditovi ieri [vedi in questo sito, fra le news alla data del 21 maggio; ndr]. Segue la mia risposta. Gentile signor Palermo, Io non la conosco, mentre conosco molto bene gli altri due firmatari della sua missiva che ci leggono in copia. Cari amici nella vostra lettera c'è un'affermazione curiosa riguardo una conferenza stampa che sarebbe stata convocata "da alcuni dirigenti nazionali" di Legambiente. Per chiarezza: giovedì 19 maggio si è tenuta presso la sede della direzione nazionale di Legambiente una conferenza stampa che aveva per oggetto la Linea C della Metro di Roma; la conferenza stampa è stata tenuta da Roberto Della Seta (Presidente nazionale di Legambiente), Lorenzo Parlati (Presidente regionale di Legambiente Lazio), era presente Riccardo Biz (Copresidente nazionale dei Centri di Azione giuridica di Legambiente) che con altri avvocati aveva preparato il ricorso "ad opponendum" oggetto della stessa conferenza. Quindi, sempre per chiarezza, le persone e i ruoli che esse ricoprono nella nostra associazione vi dovrebbero far apparire evidente che in quella conferenza stampa è stata rappresentata la posizione dell'associazione in quanto tale e non solo quella di "alcuni suoi dirigenti nazionali". Detto ciò, per quanto riguarda tutto il resto di ciò che scrivete, le vostre sono opinioni, che ovviamente non condivido, ma seppur espresse con toni un po' sopra le righe più che legittime: la "diversità" nell'ambientalismo, in ciò che una volta chiamavamo "arcipelago verde", è sempre stata una ricchezza; "marciare divisi per colpire uniti" sempre per usare un vecchio slogan. Legambiente ritiene che il vulnus a questa pratica è stato inferto proprio da Italia Nostra con la sciagurata, a nostro parere, scelta di ricorrere al Tar cercando con questo mezzo di bloccare la realizzazione di un'opera utile alla città e alle ragioni della difesa dell'ambiente. La scelta di Italia Nostra è stata quella di non accettare un confronto di idee - che a Roma c'è stato, a lungo e approfondito - e al termine di quel confronto prendere atto delle scelte che in democrazia alla fine devono essere fatte. No, si è voluto ricorrere al Tar con argomenti che noi riteniamo pretestuosi pur di fermare la costruzione della metropolitana, opera che tutti considerano indispensabile per Roma. Ora appare un po' curioso che a Legambiente si imputi la scelta di essere scesa in giudizio "dopo" Italia Nostra. La nostra è stata una scelta sofferta e, credo correttamente, una volta fatta abbiamo voluto spiegare da dove nasceva questa differenza, questo approccio così diverso. Il comunicato completo lo trovate su www.legambiente.com [vedi anche in questo sito nella sezione Comunicati alla data del 19 maggio] e comunque per vostra comodità lo allego in calce a questa mia. Infine devo dirvi che ho sempre trovato disdicevole l'utilizzo, su internet, di inviare mail a un indirizzario "nascosto" perché questo impedisce il diritto di replica e non è corretto. Sarò felice di esserre smentito se provvederete ad inviare questa mia nota allo stesso indirizzario cui avete spedito la vostra. Cordialmente, Francesco Ferrante Direttore Generale Legambiente Gentile dr. Ferrante, Non ho difficoltà a rendere nota la Sua lettera agli stessi corrispondenti a cui abbiamo indirizzato via internet il nostro comunicato. In proposito Le faccio presente però che il non aver tenuto scoperto l'elenco dei destinatari fatto a suo giudizio "disdicevole" non deriva da una nostra scelta, ma da una raccomandazione del garante della privacy. Le faccio notare, inoltre, che il rinvio al "comunicato completo" illustrante la posizione di Legambiente, che Lei adesso ci segnala, si trovava già in calce alla nostra lettera (sebbene tratto da un altro sito), assieme alla replica di "Italia Nostra". Chi ci ha letto ha avuto quindi tutti gli elementi per risalire, senza deformazioni di sorta, ai documenti originali delle due associazioni. Rispetto ai quali, non mi sembra che ci sia molto da aggiungere. Secondo Lei il "vulnus" nascerebbe dalla decisione di "Italia Nostra" di opporsi ad un progetto che invece Legambiente giudica positivo. Non entro nel merito: fin qui si tratterebbe di naturali divergenze di opinione su una questione locale, se pur importante. Legambiente però (ovvero, secondo la Sua precisazione, il suo gruppo dirigente al completo) non ha ritenuto sufficiente non seguire l'altra associazione nella sua scelta e andare per la sua strada, abbassando il profilo (come tutti abbiamo sempre fatto in casi del genere). Si è invece costituita in giudizio contro il ricorso di questa, mobilitando il proprio ufficio legale, e ha ritenuto tale passo "sofferto" talmente urgente da anteporlo alle altre mille emergenze che ci affliggono (alcune delle quali enormi, spaventose, e completamente trascurate, per mancanza di forze, dagli uffici legali di tutte le associazioni). Di più, nel far ciò ha convocato un'apposita conferenza stampa, la quale si è trasformata poi in un atto di accusa contro l'altra associazione, colpevole (testuale) di "conservazionismo". A riprova di tale aberrazione (scoperta solo adesso), è stata addotta una serie di casi disparati e a dir poco controversi: nei quali, cioè uso di proposito le Sue stesse parole "la diversità di opinione è più che legittima". E meno male che lo ammette, è un passo avanti (ma questo lo scrive Lei a me,adesso!). In tutt'altro modo invece, comprensibilmente, è stato raccolto il messaggio dalla stampa e dall'opinione pubblica: "rissa fra gli ambientalisti", ecc. Risultato: anche fra le associazioni "storiche" è stata accreditata così l'immagine di una divisione fra gli ambientalisti "buoni", moderni e ragionevoli e gli altri, passatisti, fondamentalisti e che hanno fatto il loro tempo: con grande soddisfazione dei nostri avversari, e, naturalmente, strascico di polemiche e veleni (vedi lettera su "Repubblica" di oggi, ma questa ve la siete proprio cercata). Fuori uno, intanto. Domani sarà la volta del Wwf, con i ramarri e le margherite, per la gioia di Matteoli e Lunardi. Altro che "marciare divisi per colpire uniti"! Qui ci colpiamo fra di noi senza marciare. E questo quando forse da Roma non ve ne accorgete le cose sul territorio non stanno per niente in questo modo, e ben altri sono i problemi e le priorità. Perciò quel che è accaduto ci appare assurdo, ingiusto e incomprensibile, perciò anche e ci dispiace il tono del nostro comunicato può essere risultato, a volte, troppo acceso. Concludo dicendo che a me e a chi ha sottoscritto il comunicato non sta a cuore in particolare né la sorte di "Italia Nostra" né quella di Legambiente, anche se abbiamo amici nelle due associazioni, con cui (per fortuna e a dispetto di questi infortuni) collaboriamo quotidianamente. Ci auguriamo che quanto è accaduto, non certo per caso, costituisca almeno occasione per un dibattito approfondito sia fra le associazioni che al loro interno. Cordialmente, Giuseppe Palermo P. S.: Raccomando a tutti, per una documentazione completa ed aggiornata su questa vicenda (rassegna stampa, oltre, naturalmente, ai comunicati delle associazioni) i due siti: www.eddyburg.it e www.patrimoniosos.it. Il primo contiene, fra l'altro, molto materiale sulla questione di Ravello: un caso e qui il comunicato di Legambiente ha pienamente ragione davvero esemplare e da considerare attentamente.
Fonte non specificata
23 Maggio 2005
Ancora sulla lacerazione fra Italia Nostra e Legambiente
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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