NON lo hanno distrutto guerre ed eserciti. Per quasi duemila anni ha resistito al passaggio di imperatori romani e truppe americane. Eppure oggi rischia di essere cancellato dal degrado e dall'incuria. Arrivare al Ponte romano di Canosa di Puglia, a soli tre chilometri dalla città, è molto semplice, basta seguire le indicazioni stradali. Una volta lì, però, è difficile riconoscere di trovarsi davanti a un monumento. Indicazioni, infatti, non ce ne sono ma, soprattutto, attorno è tutto un cumulo di rifiuti. Ci sono pile di pneumatici abbandonati sul terreno, vecchi televisori buttati tra le erbacce, buste di immondizia accatastate sulle pietre. È una discarica a cielo aperto a dare il benvenuto a turisti e curiosi che abbiano voglia di avventurarsi alla scoperta di quel pezzo di storia situato sulla via Traiana e datato I secolo dopo Cristo. Né un cartello né una spiegazione per un gioiello architettonico più volte inserito dal Fondo Ambiente Italiano tra i "luoghi del cuore", quelli da non dimenticare e da tutelare. Ma nelle campagne tra Canosa di Puglia e Cerignola sembra che se ne siano dimenticati. A deturpare la bellezza dell'antico ponte sull'Ofanto, voluto dall'imperatore Traiano, che per secoli ha collegato Canosa alla Daunia ci pensano anche i vandali armati di bombolette spray. Teppisti spregiudicati che non hanno nulla da invidiare ai "colleghi" che qualche giorno fa hanno imbrattato la basilica di San Nicola a Bari. Il ponte a schiena d'asino è disseminato di scritte, disegni, offese: tutte rigorosamente a caratteri cubitali e con lo spray nero. Difficile immaginare che su quelle pietre abbiano camminato imperatori, re, principi e generali. Solo sul letto del fiume si intravede ancora intatta la passerella in cemento realizzata durante la seconda guerra mondiale per consentire il passaggio ai cingolati americani. «Il comune di Canosa è riuscito con fondi regionali a fare lavori di pulitura della vegetazione attorno che si stava mangiando il ponte» spiega Luigi Di Gioia della Fondazione Archeologica Canosina che da anni si occupa della valorizzazione e della promozione del patrimonio archeologico dell'area. «Purtroppo quella del ponte romano è una problematica che evidenziamo da anni - prosegue Di Gioia - discussa più volte in Conferenza di servizi. Su quel ponte sono competenti diversi enti, da un lato il comune di Canosa e dall'altro quello Cerignola perché il ponte collega due territori, quindi Provincia Bat e Provincia di Foggia, e ancora ministero dei Beni culturali e Autorità di bacino dell'Ofanto. Questo che a prima vista potrebbe sembrare un vantaggio in realtà non lo è, perché c'è un continuo scaricabarile sulle competenze, su chi deve fare cosa. La zona è in stato di abbandono: non c'è sorveglianza, non c'è illuminazione e neanche una webcam, cose che più volte abbiamo sollecitato ». Il ponte, cinque arcate a tutto sesto sorrette da enormi pilastri a cuspide, nel corso dei secoli ha subito interventi di manutenzione e di restauro. «Anche se è stata realizzata un'altana che ha occultato la linea che unisce il ponte alla collina dove sorge il centro storico di Canosa. La verità - conclude Di Gioia - è che ci vorrebbero più risorse».