ROMA «Le rivoluzioni si fanno di corsa, ragionando, certo, ma di corsa». Al lavoro da due giorni, l'architetto Ugo Soragni, ex direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto e neodirettore generale per i musei del ministero dei Beni culturali, non nasconde l'entusiasmo. «Vengo dal Veneto, e quindi dalla periferia» dice. «Il mio nuovo incarico è complicato ma appassionante». Di fatto il cambiamento avviato dalla riforma Franceschini è totale e implica un enorme lavoro di riorganizzazione, che parte dall'assegnazione fisica di stanze e personale per i suoi uffici al Collegio Romano e arriva alla riorganizzazione di tutti i musei periferici. «Ai direttori top, che arriveranno a giugno, dobbiamo poter consegnare una macchina già funzionante, non devono certo mettersi a fare gli allacci della luce». La separazione dei musei dalle soprintendenze e la loro diversa articolazione, con i 20 autonomi, i 17 Poli regionali e gli altri a seguire, comporta già di per sé un notevole lavoro di riorganizzazione. E Soragni porta proprio l'esempio di Venezia, dove le Gallerie dell'Accademia facevano parte insieme ad altri quattro musei della soprintendenza speciale al polo di Venezia: ora che si staccheranno per diventare autonome «bisognerà riorganizzare tutto, a partire dal personale». Il suo sarà un lavoro in fondo un p0o' pioneristico: «Si tratta di intervenire su una struttura, quella dei musei, che viene da una tradizione completamente diversa da quella che si è formata in altri paesi, si tratta di dare autonomia e fisionomia autonoma ai musei», spiega Soragni. Compiti nuovi per tutti, ricorda il dg, anche per i direttori dei Poli Regionali, che «dovranno coordinare e promuovere l'attività degli altri musei statali e anche delle aree archeologiche che abbiano una fisionomia di luoghi attrezzati e poi fare un grande lavoro sul territorio, promuovere iniziative in modo che l'intero sistema museale regionale abbia politiche culturali integrate in quanto a orari, biglietti, circuiti tematici. Oltre a promuovere ogni altra iniziativa che possa favorire l'accesso a questo sistema museale, portare al tavolo della discussione le istituzioni che si occupano di trasporti, le associazioni di categoria per ricettività e ristorazione, fare tutto quello che va fatto, insomma, per rendere più facile l'accesso ai musei». Tutto questo con «una grande attenzione al web». E tenendo conto della particolarità italiana, dove i musei sono tantissimi e diffusi sul territorio. I direttori dei grandi musei, invece, «dovranno occuparsi del potenziamento delle proprio strutture, naturalmente intrecciando il risultato del loro lavoro con quello degli altri musei». Il candidato ideale «è un soggetto con una solida preparazione disciplinare nelle materie proprie ma che deve avere anche esperienza di gestione di strutture complesse e questo è molto giusto». E la competizione, fa notare, «è aperta anche agli italiani che abbiano queste capacità, non è un bando ad excludendum». Il suo ruolo sarà quello di esaminare i curricula dei candidati e proporre una terna di nomi per ciascuno dei posti disponibili.
Ugo Soragni: Le rivoluzioni si fanno di corsa
L'architetto Ugo Soragni è stato nominato odirettore generale per i musei del ministero dei Beni culturali. Il suo nuovo incarico è complicato e implica un grande lavoro di riorganizzazione. Soragni porta l'esempio di Venezia, dove le Gallerie dell'Accademia si staccheranno per diventare autonome. Il suo ruolo sarà quello di esaminare i curricula dei candidati e proporre una terna di nomi per i posti disponibili. Soragni sottolinea l'importanza di dare autonomia e fisionomia autonoma ai musei, promuovere l'accesso a questo sistema museale e tenere conto della particolarità italiana, dove i musei sono diffusi sul territorio.
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