Il Parco nel cassetto. Da quasi un anno il Demanio e il ministero dei Beni culturali hanno dato il via libera per il trasferimento al Comune dell'isola di Sant'Andrea e dell'Idroscalo. Un atto di importanza storica. Che però non è stato perfezionato dal Comune, da ormai sei mesi governato dal commissario. Il fascicolo giace nei cassetti e i progetti sono bloccati. Intanto la vegetazione si sta riprendendo l'isola, dopo una pulizia attuata dai volontari e dalle associazioni. E gli edifici cadono a pezzi. Lo Stato ha speso fior di quattrini per il restauro prima delle basi del Forte, costruito alla metà del Cinquecento dal celebre architetto Michele Sammicheli. E poi per restaurare e consolidare i marmi antichi, quasi tutti originali. Ma adesso l'abbandono rischia di riprendersi l'isola. Popolata soltanto dalle caprette e nella parte ancora "terra di nessuno", terreno di esercitazione dei militari. Sulle rive di Sant'Andrea e sulle scale che portano all'interno dell'edificio che fungeva fino all'Ottocento come baluardo a difesa della laguna, migliaia di escrementi di capra, segni di qualche incursione abusiva di giovani. Eppure per il Forte di Sant'Andrea e per l'intera isola esiste ormai da mesi un progetto di recupero depositato in Comune e finanziato da Vento di Venezia, l'associazione che ha già in gestione la vicina isola della Certosa. Prevede di allargare il nuovo parco urbano della Certosa, che dovrebbe essere aperto in primavera dopo la bonifica, alle isole vicine. Dunque proprio Sant'Andrea, che diventerebbe accessibile da est con un ponte pedonale su passerelle (retrattile e rimovibile come quello della vicina Certosa) lungo trenta metri. Altro ponte dovrebbe collegare la Certosa con le Vignole. Il progetto prevede il riutilizzo del monumento e degli edifici militari costruiti nell'Ottocento, spiega l'amministratore unico di Vdv Alberto Sonino, «che dovrebbero diventare il punto di accoglienza di un turismo di qualità». Riqualificazione ambientale, attività compatibili e, soprattutto, nuovi posti di lavoro. Nel progetto depositato rientra anche l'Idroscalo. Strutture creata ad uso militare per tenerci le barche da guerra e farci atterrare gli Idrovolanti. «Una darsena naturale già pronta», dice Sonino, «un patrimonio che va riutilizzato. Noi siamo disponibili a collaborare come partner privati come già sucecsso con la Certosa» Un'alternativa al riuso delle isole abbandonate trasformate in alberghi o luoghi privati, chiusi alla cittadinanza. Sull'esempio della Certosa, ad essa collegata, Sant'Andrea potrebbe diventare presto un luogo per il «turismo lento». Dove si arriva in barca o a piedi dal ponte della Certosa, collegata con motoscafi Actv a Venezia per ammirare il leone di San Marco che ricorda la vittoria sul Turco alla Battaglia di Lepanto. Ma ai progetti - già pronti - manca la firma del Comune.
VENEZIA -Sant'Andrea, progetti nel cassetto
Il Demanio e il ministero dei Beni culturali hanno dato il via libera per il trasferimento al Comune dell'isola di Sant'Andrea e dell'Idroscalo. Tuttavia, il progetto è stato bloccato dal Comune governato dal commissario da ormai sei mesi. La vegetazione si sta riprendendo sull'isola, ma gli edifici cadono a pezzi. Lo Stato ha speso denaro per il restauro del Forte di Sant'Andrea e dei marmi antichi. Un progetto di recupero per il Forte e l'isola è stato depositato in Comune e finanziato da Vento di Venezia, che prevede di allargare il parco urbano della Certosa alle isole vicine, inclusa Sant'Andrea.
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