Sventato alla vigilia un colpo analogo, già preparato nei minimi dettagli, a una banca di Udine. La rapina, in giugno a Cervignano, aveva fruttato un bottino di 3 milioni di euro. Il basista era un siciliano residente nel centro della Bassa friulana. Fermato pure un vigile del fuoco di Fagagna. Blitz di carabinieri e polizia anche a Catania. Recuperati anche reperti archeologici UDINE. Per mettere le mani sul tesoro il commando era arrivato da Palermo. Professionisti della rapina in trasferta, pronti a colpire in Friuli con l'aiuto di basisti locali. E poco importa se, per raggiungere il loro scopo, erano costretti a servirsi di qualche ostaggio. Così, dopo aver messo le mani su un patrimonio da tre milioni di euro che comprendeva il "tesoro di San Vito" con il colpo al caveau della Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia di Cervignano, si preparavano a entrare in azione alla filiale udinese della Monte dei Paschi di Siena, all'angolo fra via Poscolle e via Marco Volpe, dove progettavano di prendere due donne in ostaggio. Gli arrestati A fermarli è stata un'operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Udine che ha visto al lavoro il Nucleo investigativo dei carabinieri e la Squadra mobile della Questura di Udine. È così che sono finiti in carcere i palermitani Vito Leale 53 anni, Pietro Madonia 43 anni, Guido Riccardi 29, Pietro Di Maio 50 e Francesco Paolo Albamonte di 52, quest'ultimo residente a Carini, i due basisti Angela Lo Vasco 37 anni, originaria di Palermo ma residente a Udine, e il compagno Rosario Vizzini 39 anni pure originario di Palermo ma residente a Cervignano, vigile del fuoco volontario, quindi Giuseppe Sorgente 46 anni, originario di Napoli ma residente a Fagagna anche lui vigile del fuoco effettivo in Friuli. Altri arresti sono scattati nei confronti di Carmelo Agnello, 49 anni e Fabrizio Vizzini, 38 anni, entrambi palermitani. Le misure cautelari sono state eseguite fra il 5 novembre e il 19 dicembre scorso in relazione alla prima rapina messa a segno a Cervignano e la banda ora è smembrata fra il carcere di Udine, quelli di Belluno, Tolmezzo, Trieste e Palermo. «Tutto è partito dal colpo del 3 giugno scorso alla Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia a Cervignano ha riepilogato il capo della Squadra mobile Massimiliano Ortolan dove un commando di quattro-cinque persone che indossavano tute e passamontagna ha fatto irruzione nella banca sequestrando dipendenti e clienti per due ore e facendo sparire il tesoro di San Vito appartenente alla parrocchia di San Martino Vescovo di Marano di cui facevano parte due statuette in oro e argento finemente cesellate risalenti al 1300 del valore stimato di 2 milioni di euro. Una "rapina lunga" ha osservato il vicequestore aggiunto Ortolan piuttosto anomala nel panorama regionale, verosimilmente messa a segno da trasfertisti che si servivano di basisti locali impegnati nella logistica». I basisti Così è partita l'attività di osservazione, i pedinamenti e l'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Andrea Gondolo che è durata diversi mesi. E sono affiorate le figure di Rosario Vizzini, vigile del fuoco incensurato residente a Cervignano, vero e proprio basista dell'organizzazione, e la sua compagna Angela Lo Vasco che aveva fornito alla banda un appartamento in via Susans, trasformato in una base logistica che la banda utilizzava per mettere a segno i colpi in Friuli. Ed è proprio in quel covo di via Susans che il 5 novembre scorso con un'azione coordinata e fulminea, carabinieri e polizia hanno fatto irruzione sorprendendo la banda mentre stava mettendo a segno un colpo alla Monte dei Paschi di Siena. Una rapina che avrebbe avuto le stesse modalità della precedente. Tutto era pronto: avevano già manomesso il vetro della porta posteriore dell'istituto di credito, mentre il gruppo si preparava a prendere in ostaggio due dipendenti dell'agenzia attigua alla banca per agevolare la rapina. Il recupero «Il 15 dicembre ha spiegato il comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri maggiore Roberto Scalabrin il tribunale di Udine, vagliando il materiale probatorio e concordando con gli elementi indiziari raccolti, emetteva altre tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. Quindi aggiunge Scalabrin è partita l'attività di recupero della refurtiva che ha coinvolto personale specializzato del Centro carabinieri subacquei di Genova. Uno degli indagati, nell'intento di disfarsi temporaneamente del bottino aveva gettato due preziosi oggetti sacri nel fiume Ledra a San Daniele. L'intervento dei sommozzatori fra il 19 e il 20 dicembre ha aggiunto il maggiore Scalabrin ha permesso di recuperare le due statuette raffiguranti "San Vito" e "La Madonna con Bambino" risalenti al 1300 e facenti parte del cosiddetto "Tesoro di San Vito", statue che, da sole, valevano due milioni di euro e che presto saranno restituite alla parrocchia di San Martino Vescovo di Marano lagunare. Ulteriore materiale trafugato nel corso della rapina a Cervignano è stato recuperato in provincia di Catania, comprese le "oselle" in oro facenti parte dello stesso tesoro, oltre a monete e altri oggetti preziosi di interesse archeologico provenienti da Aquileia».