AL TEATRO antico di Taormina i trenta custodi hanno fatto una colletta per permettersi una colf a otto euro l'ora che pulisca gli uffici e i bagni per il personale, due volte alla settimana. «Il minimo per poter continuare a lavorare », dicono. Dall'altra parte dell'Isola, nel piccolo teatro greco di Eraclea Minoa, dove arrivano studiosi da tutto il mondo, hanno fatto anche di più. Qui da qualche tempo manca persino l'acqua perché i soldi per pagare le bollette non bastavano. E così i lavoratori, per evitare la chiusura del sito, prima andavano al lavoro con i bidoni dell'acqua, poi hanno deciso di riattivare il vecchio pozzo di acqua piovana, acquistando a loro spese un motorino. Ma da Messina a Catania, da Agrigento a Trapani, nei musei come negli uffici dei Beni culturali, il fai-da-te è diventato la regola. «Ci portiamo da casa il sapone, la carta igienica, persino il toner per potere stampare», dice Francesco Schillaci, funzionario direttivo alla Soprintendenza di Agrigento e dirigente sindacale Cgil. La situazione, come ha raccontato Re-pubblica due giorni fa è critica più o meno in tutti i 115 siti archeologici e museali dell'Isola e anche negli uffici delle Soprintendenze, dove le pulizie sono ferme da 15 giorni. Così c'è chi organizza turni di pulizia per assicurare un minimo di decoro e chi chiede aiuto all'esterno, come la direttrice del Museo Lilibeo di Marsala (dove si trova l'unico relitto al mondo di nave punica), Marisa Famà: a fine dicembre ha scritto al commissario del Comune per chiedere almeno una pulizia settimanale. E ora fa gli scongiuri perché non si ripeta quanto accaduto lo scorso anno, quando i servizi di pulizia furono interrotti per quattro mesi e lei riuscì a tenere aperto il museo grazie «all'aiuto di volontari che diserbarono l'area del parco» e ai contributi economici, racconta, «dell'associazione Amici del Parco archeologico di Marsala e del gruppo misto consiliare "Insieme per Marsala" che si caricarono le spese per le pulizie». L'allarme percorre l'intera Sicilia. Al Castello della Zisa, a Palermo, i bagni riservati ai turisti sono stati addirittura chiusi. "Guasto", recita un cartello, e i visitatori vengono invitati a cercare un bar nelle vicinanze, mentre a terra è un proliferare di guano di piccioni. Nella biglietteria e nei bagni riser- vati al personale, vige invece il fai-da-te. «Si arriva al lavoro con i detersivi e si tira avanti sperando che sia solo un'emergenza passeggera », dicono un po' ovunque. Prova a metterci una pezza l'assessore ai Beni culturali, Antonio Purpura. In queste ore si susseguono gli incontri con il collega dell'Economia Baccei e i dirigenti dei due dipartimenti. «Abbiamo individuato una soluzione per incrementare la posta in bilancio dopo la pubblicazione dell'esercizio provvisorio (prevista per oggi, ndr) evitando nuove emergenze», assicura l'assessore. Per le pulizie servono tre milioni. Ma fino ad aprile ne sono previsti circa 500 mila, spendibili solo in dodicesimi. «Grazie all'esercizio provvisorio spiega il dirigente generale, Rino Giglione riattiveremo i servizi, a partire dai siti che ne hanno più bisogno. A Palermo le pulizie saranno garantite dagli ex Pip per i quali il bilancio sblocca i pagamenti. Poi si proseguirà con altre somme a disposizione del dipartimento». Ma la macchina organizzativa e burocratica richiederà ancora qualche giorno di tempo. Intanto nei siti si cerca di tamponare l'emergenza come meglio si può. Al museo di Messina si sono auto-organizzati, aprendo le porte dei bagni privati anche ai turisti. «Ma nei beni culturali le questioni da affrontare sono tante», sottolineano in coro i sindacati. «Il governo dice che il settore è strategico per l'economia dell'Isola, ma i fondi per le spese di funzionamento e la sicurezza dei siti archeologici e degli uffici sono sempre più ridotti », attaccano i segretari della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, Enzo Abbinanti, Paolo Montera e Luca Crimi. Gli autonomi di Cobas, Codir e Sadirs propongono di «avviare progetti utilizzando fondi europei» e mappano lo sfascio. In testa alle emergenze, ancora una volta, il Teatro antico di Taormina, il sito più visitato della Sicilia. «Lì vige un totale abbandono dice Michele D'Amico del Cobas-Codir Nei giorni scorsi un turista per protesta ha lasciato un rotolo di carta igienica tra le pietre secolari del teatro. Non solo: oltre alla pulizia, c'è un problema di sicurezza per i lavoratori. Un esempio? Il tetto degli spogliatoi rischia di crollare per via dell'umidità e di un pesante gruppo elettrogeno che ha già provocato la rottura di una trave». Ma meglio di ogni altra cosa parlano i numeri dei fondi destinati ai Beni culturali. Un esempio? Quello della Soprintendenza di Agrigento, oltre 300 dipendenti. Qui fino a cinque anni fa per il funzionamento degli uffici «il dipartimento dice Schillaci prevedeva oltre 100 mila euro, lo scorso anno sono stati appena 15 mila».