E' una statua togata, a grandezza naturale e di marmo pentelico. Un imperatore dell'età augustea, presumibilmente. Oppure un magistrato locale, di certo un personaggio illustre. Il reperto è in corso di studi, ma tanto basta perché gli studiosi possano esprimersi sul grande valore del ritrovamento. Prova, a sua volta, della grande ricchezza del sottosuolo dell'antico insediamento di Rudiae. E' qui, nel Parco archeologico a pochi chilometri dal centro di Lecce, che è venuto alla luce l'imperatore di marmo. L'ipotesi che la statua rappresenti un componente della famiglia imperiale è avvalorata dal fatto che nella stessa area, lo scorso anno, è stato ritrovato un frammento di capigliatura tipico di una imperatrice. L'area è quella del fondo anfiteatro dove, da circa due mesi, sono riprese le attività di scavo. E' straordinario come quest'opera di architettura teatrale sia pressoché intatta, come ha sottolineato Francesco D'Andria, coordinatore dell'assistenza scientifica agli scavi, durante la conferenza stampa servita a rendere noti i particolari degli importanti rinvenimenti. «I muri sono tecnicamente perfetti ha spiegato il professor D'Andria perché l'anfiteatro di Rudiae, ancora più antico rispetto all'anfiteatro situato nel cuore di Lecce, è collocato in una sorta di depressione naturale. In duemila anni è stata riempita dal colluvio, l'accumulo lento di terreno, che ha permesso quindi di proteggere la struttura». Basti pensare che l'arena dove si svolgevano i combattimenti è a quattro metri di profondità sotto l'accumulo dei detriti. Un fenomeno del tutto naturale, che ha reso possibile il miracolo della conservazione. L'area è pregevole anche dal punto di vista naturalistico. L'anfiteatro è collocato infatti al centro di un esteso uliveto; ciascun ulivo è stato numerato e l'obiettivo è fare in modo che non solo si riprenda la coltivazione, ma che ogni albero venga adottato da alcune classi delle scuole della città. Quanto alla statua - velocapite, come dicono gli studiosi, e cioè col capo coperto da velo, ma ritrovata senza testa - non è l'unica testimonianza del passato: lo scavo ha permesso di recuperare numerosi reperti ceramici e monete in bronzo. Tutto lì, nel medesimo posto, e cioè nell'ingresso principale dell'anfiteatro, largo tre metri e mezzo. L'intervento di scavo è finanziato con fondi europei (Poin, programmi operativi interregionali) pari a un milione di euro, con un progetto che vede insieme il Comune di Lecce, l'Università del Salento e la Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia. Sul campo, i giovani archeologi di Arva srl, spin off dell'Università leccese, oltre alla ditta appaltatrice (Nicolì srl). Il soprintendente per i Beni archeologici della Puglia, Luigi La Rocca, ha sottolineato come obiettivo di questa task-force sia non solo recuperare e valorizzare il patrimonio archeologico, ma legarlo allo sviluppo del territorio: «Rendere aperto e pienamente fruibile il Parco archeologico Rudiae è l'intento per il quale si lavora ha detto . E a questo scopo, si stanno studiando adeguate forme di gestione. Una di queste, potrebbe essere l'affidamento a giovani cooperative, affinché tutto ciò che è stato fatto finora possa essere comunicato e condiviso. E soprattutto, per poter fare di Parco Rudiae un'area vitale». Rientra in questa prospettiva il Polo didattico dell'archeologia, che è già molto più di un'idea. In embrione esiste già, proprio a Rudiae. Aspetta solo di essere inaugurato e inserito in progetti di collaborazione didattica tra università e istituzioni scolastiche: un laboratorio attrezzato, dove gli studenti delle scuole possano fare esperienza archeologica sul campo. Esperienza altamente innovativa, è il caso di sottolinearlo. Perché ciò che contraddistingue gli studi in corso in questo antico insediamento alle porte della città, è l'impiego di metodologie innovative di indagine, documentazione e comunicazione. Solo qualche esempio: rilievi fotogrammatici da drone e con laser scanner, ricostruzioni tridimensionali e piattaforme Gis curate dai giovani archeologi. Ancora: l'impiego di tecniche geofisiche non distruttive curate dal Cnr Ibam, ha permesso di individuare le strutture sepolte dell'anfiteatro e di indirizzare le attività di scavo, ottimizzando i tempi e le risorse del cantiere. E sulla fruizione, oltre che sul completamento del recupero di Parco Rudiae, punta molto anche il Comune di Lecce. Gli assessori Gaetano Messuti (Lavori pubblici) e Gigi Coclite (Marketing territoriale) hanno rinnovato l'impegno dell'amministrazione comunale e la volontà di investire in nuovi progetti di valorizzazione, ma soprattutto di promozione e fruizione dell'area. Tra le tante idee, anche quella di creare un circuito culturale-turistico degli antichi edifici teatrali in Puglia. Lecce sarebbe senza dubbio favorita: nel raggio di una manciata di chilometri, ne ha ben due.