Approvato il progetto che salverà l'antico compendio dei monaci di Follina Il sindaco tratta per ottenere il finanziamento da un milione e 400 mila euro Un regalo di compleanno per i monaci, che tra pochi giorni festeggeranno i cent'anni di presenza all'interno dell'abbazia, e una sorpresa inattesa e quasi insperata per gli abitanti di Follina e chiunque abbia a cuore il sito. A dicembre, la Sovrintendenza ai beni architettonici di Venezia ha promosso il progetto di restauro del complesso monumentale, completato a tempo di record negli ultimi tre mesi del 2014 e firmato dall'architetto Fabio Nassuato, e oggi il sindaco Mario Collet sarà a Venezia, in Regione, per cercare di ottenere un finanziamento che coprirebbe il 70 per cento della spesa prevista, pari a circa un milione e 400 mila euro. Il «sì» della Sovrintendenza, uno degli scogli più ardui da superare per un sito così delicato come l'abbazia dei Servi di Maria, è stato frutto del lavoro di squadra di Comune (sia la precedente che l'attuale amministrazione si sono fatte in quattro per il sito), parrocchia, istituzioni, e tanti volontari. Dopo la visita a settembre della sottosegretaria al Ministero dei Beni e Attività Culturali, Ilaria Borletti Buitoni di Scelta Civica, assieme alla senatrice Pd Laura Puppato, sembravano esserci ben poche speranze per l'abbazia, alle prese da anni con gravi problemi strutturali dalle fondamenta al tetto. La Puppato, nelle settimane successive, aveva cercato di incontrare i religiosi in un paio di occasioni, ma senza successo. L'attenzione al tema non è mai calata, e la Buitoni aveva detto qualcosa che sindaco e architetto afferrarono al volo: «Senza un progetto, non si va da nessuna parte, è inutile anche chiedere contributi». Detto, fatto: il progetto è arrivato, a dicembre è stato sottoposto al (severo) giudizio della Soprintendenza, e ora è ufficialmente aperta la caccia ai finanziamenti. Esulta il primo cittadino Mario Collet, oggi in missione a Venezia: «Aver ottenuto il via libera per il progetto preliminare ci permette di cercare i contributi, che vanno da un minimo del 35 a un massimo del 70 per cento. Le priorità sono il restauro del manto di copertura dell'ala Est, e il recupero della foresteria». Il resto della spesa potrebbe essere coperto da offerte varie, e dai fondi per l'arte sacra a disposizione della diocesi di Vittorio Veneto. Finora, è stata restaurata solo la cinquecentesca Scalinata del Borromeo: intervento di grande fattura, ma solo una goccia nel mare dei problemi dell'abbazia. L'intero complesso è minacciato da infiltrazioni, crepe, cedimenti (il terreno "balla" letteralmente nella foresteria, le vecchie stanze dei monaci ora chiuse al pubblico). Il campanile perde i pezzi, e al suo interno cela un tesoro architettonico di cui nessuno può beneficiare. Ma per l'abbazia, oggi è davvero un nuovo giorno.