L'ex Soprintendente che fece abbattere il Fuenti: «Non è tollerabile questa situazione» Sfere sì, sfere no. S'infervora il dibattito sulle tre strutture geodetiche spuntate nell'area archeologica di Paestum, a duecento metri dal tempio di Cerere, per ospitare manifestazioni ed eventi durante la stagione invernale. Collocate ad ottobre in via provvisoria dal Comune, che per acquistarle ha acceso un mutuo trentennale, in occasione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico orfana di una location adeguata, sono rimaste lì, inamovibili, in forza del rinnovo dell'autorizzazione firmata dalla soprintendente ai beni archeologici, Adele Campanelli, e dal soprintendente ai beni artistici e paesaggistici, Gennaro Miccio. «Sono una schifezza ed è sconvolgente che quei due soprintendenti non le considerino tali» è il giudizio tranchant di Mario de Cunzo, già soprintendente ai beni artistici per molti anni a Salerno e noto per aver voluto l'abbattimento del Fuenti in Costiera amalfitana e di Punta Perotti a Bari. «Non c'è nessuna giustificazione valida per mantenerle in quel posto - aggiunge - sono brutte e basta. Mi meraviglia che il soprintendente Miccio, che ha lavorato con me per tanti anni, ai tempi del terremoto, non si scandalizzi. Questo è un problema del ministero che dovrebbe quantomeno commissariare queste soprintendenze». De Cunzo si congeda rivolgendo un pensiero di gratitudine ad Italia Nostra: «Meno male che esistono ancora associazioni che contrastano mostruosità di questo genere». Proprio Italia Nostra, attraverso il suo presidente Raffaella Di Leo, ha manifestato forte indignazione per la «profanazione» dell'area archeologica pestana. Che già è costretta a subire abusi edilizi di tutti i tipi. Intanto sul tavolo del ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, è giunta l'ennesima lettera che ha per oggetto le «tre mastodontiche tendostrutture rotondeggianti, dai colori improbabili e in materiale squallidamente sintetico»: l'ha scritta l'ex parlamentare di Forza Italia, Gaetano Fasolino, e fa seguito ad una precedente missiva rimasta senza risposta. Fasolino parla di «tre vergognose palle che, da qualche mese, intristiscono l'immagine della cultura italiana agli occhi del mondo» e, dopo aver dimostrato che l'installazione è abusiva in quanto nullo, secondo lui, il parere della Soprintendenza («se non proprio inesistente perché non previsto dalla legge 22057 che pone un vincolo assoluto di inedificabilità sulle aree interne ed esterne, entro il limite di metri 1000 dalla cinta muraria della città antica di Paestum. ») .chiede al ministro: «sarebbe mai stato possibile mettere su queste mastodontiche palle accanto al Colosseo o in piazza della Signoria a Firenze o a pochi metri dal Duomo di Milano?» Diametralmente opposta la posizione della deputata Pd Giovanna Palma: «Sa di vecchiume politico la polemica contro l'amministrazione comunale di Paestum che ha installato le moderne sfere geodetiche nell'area archeologica di Paestum. L'iniziativa del sindaco Italo Voza è di respiro moderno ed europeo e va senz'altro incoraggiata e sostenuta. Altro che interrogazioni parlamentari, di certo presentate in buona fede dai colleghi, al sindaco bisognerebbe dargli un premio per aver voluto rinnovare con i moderni sistemi del marketing l'offerta turistica dell'area». L'onorevole parla addirittura di integralismo e paragona quelli che si oppongono alle sfere ai «talebani che distrussero le statue di Buddha in Afghanistan». Un piccolo dettaglio degno di nota: le interrogazioni parlamentari cui fa riferimento sono state prodotte da autorevoli esponenti del Pd. Che dimostra così di riuscire a litigare e a dividersi anche su tre mastodontiche palle.