Appeso ad una croce che non c'è più, un Cristo scolpito - esangue, nudo e ancora segnato dallo spasimo dell'ultimo respiro - figura nella sala Leonardo della Biblioteca Reale diTorino, inserita nella mostra Lo sguardo e il racconto. La Passione di Cristo dalXVal XVIII secolo.L'avvenimento è eccezionale, perché la scultura, in legno di tiglio rivestito di colori spenti con l'eccezione di una crudele e impercettibile punta di carminio all'angolo dell'occhio sinistro socchiuso, è stata attribuita da un gruppo di studiosi a MichelangeloBuonarroti, il quale l'avrebbe realizzata nel 1495 all'età di vent'anni. Si tratta di un'opera di piccole proporzioni, gentile e vigorosa, inseribile in un quadrato di 45 centimetri di lato. Nel seminterrato della Biblioteca Albertina, così bella in sé che vale un viaggio, la statuetta è esposta in una teca cilindrica che ne consente la visione totale.Ne è proprietario un antiquario torinese. Le successive perizie, affidate a critici e storici dell'arte quali Giancarlo Gentilini, Massimo Ferretti, Antonio Paolucci,Luciano Bellosi, Umberto Baldini, sostenuti dalle ricerche di anatomisti, sono concordi nel riconoscere lamano delsommo maestro che avrebbe scolpito su legno questa immagine sacra all'epoca del Savonarola, quando dalle botteghe fiorentine, come quella di Benedetto da Maiano che lui frequentava, uscivano quasi in serie piccoli crocifissi per la devozione privata. Le motivazioni di questo giudizio, che peraltro non trova documentazioni storiche d'appoggio e non è esente da contestazioni, sono state esposte in un incontro-dibattito.Assodata la qualità dell'opera, i professori Massimo Gulisano, docente di anatomia umana, e Pietro AntonioBernabei, ematologo e ricercatore, descrivendo anche con proiezioni le loro osservazioni scientifiche e le emozioni sollevate dallo studio della figura in questione messa a confronto con altre sculture del Buonarroti (dal David al Bacco, alla Pietà di SanPietro) ne hanno messo in rilievo la perfezione anatomica delle strutture muscolari e ossee. Nella figura esaminata, tutto è perfettamente descritto, anche i particolari e le modifiche che intervengono dopo la morte: il corpo stirato e appiattito, le braccia leggermente tese all'indietro, il bacino ruotato per il gravare del peso del corpo, il ventre spianato; tutti segni che solo un frequentatore dei tavoli di anatomia, quale era Michelangelo, poteva tracciare con tanta precisione. Unparticolare gli esperti non hanno citato: c'è un Cristo di Michelangelo che si può avvicinare a quello estenuato e scarno inmostra a Torino: è quello senza vita sorretto dalla Madre nella PietàRondanini. Comunque sia e chiunque sia l'autore del Crocifisso senza Croce, quel corpo indifeso, inchiodato nel vuoto, che richiama il più grande atto d'amoremai compiuto in terra,commuove chi lo osserva.
I molti Michelangelo: altra attribuzione
Una scultura di Cristo appesa ad una croce senza croce, scolpita in legno di tiglio, è stata esibita nella mostra "Lo sguardo e il racconto. La Passione di Cristo" alla Biblioteca Reale di Torino. La scultura, attribuita a Michelangelo Buonarroti, è stata oggetto di studio da parte di critici e storici dell'arte, che hanno concordato nel riconoscere la sua qualità e la sua perfezione anatomica. Gli esperti hanno descritto la figura di Cristo come perfettamente descritta, con particolari come il corpo stirato e appiattito, le braccia leggermente tese all'indietro e il bacino ruotato per il gravare del peso del corpo.
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