Contrapponendolo, evidentemente, al suo che sa dire dei sì. Per comprovare tale attacco, Legambiente porta alcuni casi (di cui ieri sull'"Unità", Roberto Della Seta parla pochissimo): a) l'auditorium di Ravello per il quale Italia Nostra ha fatto ricorso al Tar vincendo la prima causa ; b) lamassiccia costruzione diDeCarlo a Urbino, sotto i Torricini (contestata da Mahon, Gombrich, Dalai Emiliani, De Lucia, ecc., da Comitati cittadini e da altre Associazioni) ; c) l'Ara Pacis, tormentato progetto al quale disse molti "no" Adriano La Regina ; d) il piano per l'installazione di centinaia di pale per l'energia eolica (utili ma indubbiamente deturpanti per il paesaggio). Bastano queste munizioni per sparare a zero su Italia Nostra e la sua cinquantennale tradizione di difesa del Bel Paese, da Zanotti Bianco a Bassani, a Cederna, a Iannello, a Fazio, ai dirigenti attuali? Francamente a noi pare di no. Per cui passa una ben strana comunicazione : non più Legambiente che attacca frontalmente Italia Nostra e il cosiddetto ambientalismo del "no", bensì una sgradevole "rissa fra le associazioni". In realtà, Legambiente è molto coerente. Ha infatti assunto negli ultimi anni questa linea : bisogna "far fruttare" i beni culturali, imonumenti, i centri storici, gli stessi Parchi, "metterli a reddito".Esu tale strategia ha ricevuto e riceve finanziamenti molto ingenti dallo stesso ministro dell'Ambiente, Matteoli, descritto in modo benevolo, alla fine positivo. La linea di altre Associazioni è molto diversa, contrapposta : i beni culturali e ambientali, la cultura, sono un inestimabile valore "in sé e per sé", se il loro indotto turistico-culturale è fiorente ne siamo felici, ma quei beni hanno un valore assoluto che travalica quello commerciale. Qui sta la divaricazione. Qui sta il conflitto. Faticosamente sanato, più volte, al tavolo comune delle associazioni in un momento che richiederebbe il massimo di unità : per esempio, di fronte ad unMinistero dei Beni Culturali ridotto allo stremo, senza fondi, mentre la Arcus SpA distribuisce milioni di euro al di fuori di ogni valutazione tecnico-scientifica. Noi crediamo che associazioni e movimenti debbano mantenere una loro precisa, intangibile autonomia, culturale e dialettica. Avanzare proposte e controproposte si può, anzi si deve. Farsi finanziare ricchi progetti è un altro conto. Ne va dell'autonomia di giudizio. Unsaluto sincero presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli presidente del Comitato per la Bellezza SEGUE DALLAPRIMA Un insabbiamento reso ancora più evidente dal positivo procedere delle iniziative di Musei e Memoriali aMilano eRoma. Ma come stanno esattamente le cose? Il Museo Nazionale della Shoah di Ferrara è stato istituito dal Parlamento, con la legge 91 del 17 aprile 2003. Nel luglio 2004, in ottemperanza alla "manovra" del Governo sui conti pubblici, è stato annullato lo stanziamento per la sua costruzione. In autunno lo stanziamento è stato reinserito nella Finanziaria 2005, per esserne poi stralciato in quanto "non pertinente". In dicembre è iniziato l'iter parlamentare della legge stralcio. La Commissione Cultura della Camera l'ha approvata in "sede referente" il 27 gennaio 2005. Il 22 marzo, la Commissione Bilancio ha dato il proprio parere favorevole. Da allora, la legge attende di essere nuovamente esaminata dalla Commissione Cultura per l'approvazione in "sede legislativa". Successivamente il provvedimento dovrà compiere un iter similare al Senato. Come ciascuno può dedurre, o questa legge di ripristino dello stanziamento è stata insabbiata, o comunque non sembra avere possibilità di essere approvata dal Parlamento prima dello scioglimento delle Camere (ci penserà, se lo vorrà, il nuovo Parlamento). Se questa è la prospettiva, vi è un aspetto della questione che s'impone sopra tutti gli altri, che sovrasta gli stessi interrogativi sui perché della vicenda. Esso è composto dai pubblici annunci dati dal Parlamento e dal Governo al momento delle approvazioni (17 aprile 2003, Finanziaria 2005, 27 gennaio 2005, ecc.) e dal perfetto silenzio sulle stasi e sulla prevedibile fine. Ebbene ed è questo il punto - se si ritiene di non volere più, o di non poter più permetterci, il Museo Nazionale della Shoah di Ferrara, lo si dichiari pubblicamente, esplicitando le motivazioni, siano esse di tipo economico, o politico, o ideologico. Prima ancora che di musei, la Memoria della Shoah si nutre di onestà, dignità e chiarezza.