L'attacco violento e immotivato che, nel corso di una conferenza stampa appositamente convocata, alcuni dirigenti nazionali di Legambiente hanno ritenuto di rivolgere ad "Italia Nostra" lascia sconcertati. Esso ha luogo proprio quando l'ambiente e il patrimonio storico artistico nazionale sono soggetti ad un'aggressione senza precedenti, e le già scarse forze di chi intende resistervi dovrebbero ricercare la massima coesione. Niente di peggio, in questi frangenti, che una divisione, per giunta artificiosa e ricercata, fra ambientalisti autodefinitisi ragionevoli, e cosiddetti "conservazionisti": proprio quella che i nostri avversari si sforzano di promuovere e di accreditare con ogni mezzo. Chi, fra mille difficoltà, opera sul territorio, sa che le cose non stanno affatto così e che la distinzione, il più delle volte, è, semmai, fra chi è disposto a pagare di persona e chi non può, o non vuole, rinunciare ai tanti vantaggi legati alla vicinanza con i potenti di turno. Ormai da decine d'anni, volta a volta, ci siamo trovati insieme ad amici di Legambiente, di Italia Nostra, del WWF, della Lipu, dell'Ente Fauna, e, in tempi diversi, abbiamo anche fatto parte di alcune di queste associazioni. Se differenze di opinioni ci sono state (ma l'urgenza dei problemi il più delle volte non consentiva questo lusso!) le abbiamo sempre risolte discutendo fra di noi. Respingiamo con forza, perciò, il metodo degli attacchi e delle scomuniche. Se poi si cerca di esaminare nel merito le ragioni che all'improvviso, dopo decenni di collaborazione, hanno mosso quei dirigenti di Legambiente ad una presa di posizioni così dura, esse appaiono incomprensibili. Il caso dell'auditorium di Ravello (un'opera che, a dispetto della legge, si vuol far costruire laddove non è permesso, creando così un insuperabile precedente!), al contrario di quanto si sostiene, documenta, ahimè, solo la rozzezza giuridica di chi ha sposato quella causa (ampia documentazione sulla vicenda nel sito www.eddyburg.it). Il progetto di metropolitana leggera e scoperta per la linea C di Roma (come a Torino e adesso, a quanto pare, anche a Bologna), sostenuto da "Italia Nostra", ha diverse ragioni a suo favore, almeno quante ne ha il progetto appoggiato da Legambiente, e comunque la difformità delle opinioni è più che legittima. Sull'eolico (questione più complessa di quanto si vuol far credere) semplicemente si attribuiscono ad "Italia Nostra" posizioni che non ha mai avuto. Le accuse su Urbino sono vaghe e imprecise. Più in generale, non c'è niente, assolutamente niente, degli addebiti mossi ad "Italia Nostra", che possa motivare una simile presa di posizione. In realtà, proprio per le diverse storie delle singole associazioni e per le loro distinte indicazioni statutarie, si era creata negli anni una sorta di positiva divisione del lavoro, per cui l'una si occupava più specificamente del patrimonio artistico e monumentale o di urbanistica, l'altra di ecosistemi e di valori naturalistici, l'altra ancora di energia o d'inquinamento, senza che ciò venisse visto o vissuto da alcuno come un limite, ma cercando invece, ciascuno per la propria parte, di collaborare alla difesa di un patrimonio comune. È fin troppo evidente invece l'interesse delle lobbies al potere di rompere questa unità fra le associazioni, e di accreditare l'immagine di un ambientalismo obsoleto e irresponsabile ("i soliti fondamentalisti"), da isolare e ridicolizzare con tutti i mezzi. Oggi è la volta di "Italia Nostra", domani toccherà ad altri. Non è un caso del resto che pochi giorni fa, sulla prima pagina di "Repubblica", un giornalista notoriamente legato alle lobbies abbia ironizzato sulle anime belle che vogliono "difendere i ramarri"! Non sottovalutiamo questi segnali. Lo stesso tentativo di enfatizzare contrapposizioni inesistenti fra "estremisti" e moderati, del resto, è in atto con i magistrati. La loro risposta, da prendere a modello, è stata quella di serrare i ranghi e di accentuare la collaborazione fra le diverse correnti. Per questa ragione, nel manifestare la nostra solidarietà agli amici di "Italia Nostra" ingiustamente attaccati, invitiamo tutti gli amici di Legambiente attivi sul territorio a prendere posizione contro l'infelice iniziativa di quei loro dirigenti, a vigilare contro i tentativi interessati di seminare zizzania fra associazioni amiche, e a ricercare la collaborazione fattiva di tutti i veri ambientalisti, mettendo da parte le etichette e le appartenenze. Nicola Giudice (Centro di Azione Giuridica, Palermo) Corrado V. Giuliano (Comitato Parchi, Siracusa) Giuseppe Palermo (Associazione per la Difesa delle Coste, Siracusa) Questi i riferimenti: http:eddyburg.itarticlearticleview27500159 http:eddyburg.itarticlearticleview27510159 http:eddyburg.itarticlearticleview27530139
per una riconciliazione tra Italia Nostra e Legambiente
Un gruppo di dirigenti di Legambiente ha lanciato un attacco violento e immotivato contro "Italia Nostra" durante una conferenza stampa. Questo attacco è stato visto come un tentativo di divisione e di promuovere una distinzione artificiosa tra ambientalisti "ragionevoli" e "conservazionisti". Tuttavia, gli autori dell'articolo sostengono che questa distinzione non esiste e che le associazioni ambientaliste hanno sempre collaborato insieme per difendere il patrimonio comune. L'articolo accusa Legambiente di aver sposato cause giuridicamente rozze e di aver promosso posizioni incomprensibili.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo