DALLE Vele di Calatrava alla Nuvola di Fuksas, fino alle Torri dell'ex Ministero delle Finanze all'Eur. Solo per parlare di Roma. E poi scuole, sedi comunali, cimiteri, fabbricati dell'Ater, snodi stradali, presidi sanitari, riqualificazioni di centri storici. È il Lazio che detiene il record di opere incompiute d'Italia con 82 progetti, di cui 21 mai iniziati, su 693 partiti e abbandonati in Italia. A lanciare l'allarme il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini. E lo scenario è un convegno che si tiene all'università di Tor Vergata, proprio dentro la Città dello Sport dell'archistar spagnola Santiago Calatrava, che ha partecipato al dibattito. «Il Lazio ha la punta massima di incompiute » spiega Nencini «Trento è a zero ». E poi: «Per concluderle in tutt'Italia servirebbero circa 1,2 miliardi». E questa è solo la punta di un iceberg perché, nonostante la legge, molte amministrazioni non hanno inviato ad Itaca, l'Istituto per l'innovazione e la trasparenza degli appalti, i dati. Ma Calatrava è ottimista: «Sono completamente convinto che le Vele saranno terminate». Mentre il viceministro rivolge un appello ai Comuni e alle Regioni, affinché, per evitare commissioni e commissariamenti, «forniscano i dati che servono per concludere l'analisi delle opere incompiute ed evidenziare quindi quali vanno portate a conclusione e quali hanno la caratteristica della priorità». Data poi, la «carenza fondi pubblici, le opere» aggiunge Nencini «andranno associate, anche con dei bonus fiscali, al mondo dell'impresa privata» che potrà utilizzare quel bene «anche con una destinazione d'uso diversa da quella iniziale, il tutto con il vantaggio di non consumare altri pezzi del territorio, facendo rivivere opere che potrebbero svolgere una buonissima funzione ». Quindi la conclusione: «Bisogna far nascere un tavolo al Mit e provare a chiudere in un articolato di legge, le proposte ». E per le Olimpiadi 2024 la struttura progettata da Calatrava sarebbe in caso disponibile? «Il Coni è stato informato del nostro lavoro sulla rivisitazione, a metà tra lo sport e laboratori universitari. È difficile che ritorni qui il nuoto, però bisogna presentare i progetti. Questo è comunque un quadrante di Roma, che per la candidatura olimpica sarà assolutamente presente » spiega il rettore dell'Università Giuseppe Novelli «Siamo disponibili non solo con le Vele, ma anche con tutto il resto: l'ateneo ha 600 ettari che possono essere a disposizione. Non dimentichiamoci i grandi eventi che abbiamo gestito in passato con successo, l'università è in grado di ospitarli, però non possiamo snaturare la sua missione. Se si presenta la candidatura in un certo modo, si rafforza. Noi ci crediamo, bisogna che tutti ci credano, se ognuno va per la sua strada è finita. Quando governo, Comune e università si uniscono, possono cambiare una nazione. Quando un'università cresce, cresce un Paese». L'obiettivo, secondo Novelli è «riuscire a trovare imprese pubbliche e private che senza snaturare l'idea iniziale' del progetto «lavorino alla missione di integrare sport, scienze e università, portando sviluppo anche nella zona intorno all'ateneo. Una cosa è certa: l'opera sarà portata a termine e finché io sarò rettore non sarà mai un centro commerciale o una discoteca ma rimarrà qualcosa legato all'università». E infine il rettore aggiunge: «Bisogna dare una seconda vita all'opera senza snaturare la sua filosofia. Stiamo lavorando per trovare finanziamenti anche dall'unione europea: è chiaro che per fare questo dobbiamo trovare un'altra destinazione per l'opera, d'intesa con enti e istituzioni. La creazione di strutture in periferia è un elemento su cui stiamo investendo molto, come già successo per il museo archeologico inaugurato poche settimane fa». L'idea è quella di un immenso giardino botanico coperto, come quello di Singapore, con annesso laboratorio di ricerca. In ultimo parla Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti. Mi auguro» afferma «che il nuovo codice degli appalti eviti gli errori che hanno consentito lo svilupparsi del fenomeno - tipicamente italiano - delle opere pubbliche incompiute. Il loro destino sta nel riuso e nella trasformazione». Un esempio, conclude Freyre, «è sotto gli occhi di tutti: il recente progetto di trasformazione in area green e in una piazza del viadotto dei Presidenti al Nuovo Salario, uno degli interventi proposti dal gruppo di giovani architetti "G124" di Renzo Piano per rammendare le periferie delle nostre città». Un convegno alla Città dello Sport. Nella Regione sono 82 i progetti non ultimati e all'appello ne mancano altri Il viceministro Nencini: "Coinvolgere i privati anche con bonus fiscali". Il rettore di Tor Vergata: "Un nuovo progetto"