I BENI culturali dello scandalo. Sporchi, trascurati, senza manutenzione. Con i bagni inaccessibili. Un'indecenza per i turisti che, anche in una stagione non di punta, visitano in questi giorni i gioielli della Sicilia. Non trascurando di manifestare, con e-mail e telefonate, il proprio disagio. La Regione dall'inizio del 2015 quindi già da due settimane non garantisce più la pulizia di parchi archeologici, musei, gallerie, palazzi. Centoquindici siti, molti dei quali conosciuti in tutto il mondo, lasciati in stato d'abbandono. Il motivo? Problemi di bilancio, ma non solo. I contratti con le imprese di pulizia sono scaduti a fine anno, con poche eccezioni. Ed è impossibile rinnovarli perché in questo momento la spesa della Regione è bloccata. L'Ars, infatti, solo giovedì scorso è riuscita ad approvare il bilancio provvisorio, che non è stato ancora pubblicato. Dalla pubblicazione della legge dipende anche il ritorno in servizio degli ex Pip, che possono esercitare le stesse mansioni di pulizia. Rino Giglione, il dirigente generale dei Beni culturali, allarga le braccia: «La situazione è questa. Purtroppo non dipende da noi ma dall'impossibilità di spendere». Scenario ancora più grave se si considera il fatto che, in gran parte dei siti, il turista paga un biglietto d'ingresso per le visite. Ma capita che anche i proventi dello sbigliettamento siano bloccati. Il caso simbolo è quello del Teatro antico di Taormina, il monumento più visitato in Sicilia, che ogni anno incassa quattro milioni di euro. Un terzo della somma dovrebbe andare al Comune del Messinese per garantire proprio la manutenzione del teatro. Ma i fondi 600 mila euro per il secondo semestre del 2014 sono fermi nelle casse regionali. E la carenza di risorse, nel Teatro di Taormina, impedisce anche di smontare la copertura in legno e il palco rimasti lì dopo la stagione estiva. C'è chi, fra i visitatori, ha chiesto il rimborso del biglietto. Quali soluzioni? Per garantire la pulizia, la manutenzione, il diserbo dei siti archeologici e dei musei bisogna rifare le gare. Ma i tempi sarebbero lunghi. E in ogni caso il bilancio in dodicesimi non garantirebbe elevate risorse. Basti pensare che l'anno scorso, dei tre milioni necessari, la Regione riuscì a stanziarne poco più di due. E la pulizia dei gioielli della Sicilia, biglietti da visita dell'Isola nel mondo, fu assicurata solo per sette mesi su dodici. Nel bilancio provvisorio sono stati messi, fino ad aprile, appena 470 mila euro. «Credo che in attesa di fare le gare prosegue Giglione potremo procedere con le proroghe, appena i pochi fondi di cui disporremo saranno disponibili». È irritato l'assessore ai Beni culturali, Antonio Purpura. «La Sicilia dice rischia una pesante caduta d'immagine. Il patrimonio artistico siciliano produce reddito: gli incassi dei biglietti ammontano a 16 milioni di euro l'anno. Serve maggiore attenzione. Ad aprile, quando si passerà al bilancio vero occorrerà una dotazione finanziaria adeguata, certo non quella dell'anno scorso. Nel frattempo ho convocato una riunione con il dipartimento per trovare soluzioni immediate. Il disagio c'è, anche da parte dei dirigenti dei siti. Ho parlato con la direttrice del museo Lilibeo di Marsala, che l'anno scorso è dovuta rivolgersi a volontari per garantire la pulizia e la manutenzione necessaria. E ora è di nuovo in difficoltà. Sottoporrò subito il problema all'assessore all'Economia Baccei e all'intera giunta. Con queste cose conclude Purpura non si scherza». ( ha collaborato Silvana Polizzi S.)