IL TRIDENTE diventa un unico, grande "salotto" della città. Proprio come il Pantheon, piazza Navona, Campo de' Fiori e tutte le aree più prestigiose del centro sottoposte a una speciale forma di tutela. Dopo il vincolo apposto dalla Direzione regionale per i Beni culturali del Lazio il 17 settembre 2013, ecco che arriva dalla Soprintendenza la lettera che spiega i termini e gli ambiti d'applicazione del decreto. Cosa cambia? Piani di massima occupabilità per i tavolini obbligatori nel Tridente. E obbligatoriamente dovranno passare al vaglio dell'ente di tutela statale che li dovrà approvare, così come avviene per le piazze più importanti di Roma. A settembre 2013 quel decreto suonava come un aut aut con lo stop a «tutte le forme d'uso del suolo pubblico a fini commerciali». A leggerlo così, sembrava mettere la parola "fine" a tutti i dehors, i camion bar, i caldarrostai, gli artisti di strada e, più in generale, gli ambulanti che gravitano nel Tridente. Invece, dopo quasi un anno è arrivata la risposta alla lettera inviata dal Comune che chiedeva di spiegare il senso del vincolo. In tutte le vie comprese tra piazza del Popolo e piazza San Silvestro dovranno essere dunque redatti piani che indicano lo spazio consentito per i tavolini all'aperto, le fioriere e i funghi riscaldanti. Restano vietate all'uso del suolo pubblico, invece, via del Corso, via di Ripetta, via del Babuino, gli «assi generatori del Tridente », come via della Croce, via dei Condotti, via Tomacelli su largo San Rocco, via delle Carra rozze e, infine, via Frattina con piazza San Lorenzo in Lucina. Il municipio con urgenza dovrà ora far partire la redazione dei Piani. Il minisindaco, Sabrina Alfonsi, ha inviato una lette- al Campidoglio per chiedere che i tecnici di Risorse per Roma aiutino il parlamentino a portare avanti il progetto. «Per estirpare l'abusivismo sottolinea dobbiamo portare avanti velocemente i Piani. Il municipio non ha personale sufficiente personale per farlo, così come già avevamo concordato con il Comune chiediamo l'utilizzo dei dipendenti della partecipata».