ROMA Ci sono «prospettive per certi versi preoccupanti» nella riforma Franceschini dei Beni culturali, a partire dai musei, «intesi come risorsa economica, mentre la loro funzione e redditività, è quella di educare». A parlare è Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, ex ministro dei Beni Culturali e per anni Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, che ha tenuto all'Accademia dei Lincei la conferenza sulla tutela dei Beni culturali in Italia. Nella nuova normativa, ha sottolineato, non mancano gli aspetti positivi, ma il rischio è rappresentato dal mito della managerialità, dall'idealizzazione del manager, invece di puntare sul ruolo educativo dei musei al fine di aumentare la cultura del paese. «Solo in questo consiste la loro redditività». Si tratta di una visione maturata nel confronto con le esperienze anglosassoni, eppure, ha detto il direttore dei Vaticani, è proprio in Italia che sono nati i principi fondanti la salvaguardia del patrimonio culturale nazionale. Per questo è necessario partire da una riflessione storica, ha aggiunto, dal momento che il Bel paese presenta caratteristiche uniche. L'ingente quantità di beni storico-artistici «è stata solo marginalmente toccata dalle rivoluzioni della modernità», con la conseguente conservazione di un patrimonio variegato e diffuso. «L'Italia è il paese delle cento città e delle molte capitali», in cui capolavori assoluti si possono trovare nelle chiese parrocchiali oltre che nei grandi musei. Il concetto di tutela, si fa avanti già nel medioevo, ma è in epoca moderna che si consolida nell'800 e i primi anni del '900, anche per far fronte alla dispersione delle grandi collezioni in seguito alla demanializzazione del patrimonio ecclesiastico (ma non solo). Sostenuta da Croce e Ricci, la prima legge di Tutela è del 1909, presupposto della legge voluta da Bottai che dal '39 in poi arriva a occuparsi di urbanizzazione e paesaggio. È in questo ambito che nella seconda metà del '900, per le grandi migrazioni interne e l'espansione edilizia degli annì50 e '60, si registrano i danni maggiori. Una devastazione di coste e campagne proseguita, ha aggiunto, cavalcando l'onda della Valorizzazione. «Bisognerà trovare un punto di compensazione, perchè, se non si deve tornare all'Italia di potentati e prefetti, è indispensabile ovviare ai danni».
Riforma dei musei: Attenti al mito dei manager"
Il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, ha espresso preoccupazioni sulla riforma Franceschini dei Beni culturali, che potrebbe idealizzare il ruolo dei musei come risorsa economica. Paolucci ha sottolineato l'importanza della tutela dei Beni culturali in Italia, che ha una ricchezza unica e variegata. Ha ricordato che il concetto di tutela è stato consolidato nell'800 e nel '900, e che la legge di Tutela del 1909 è stata una pietra fondamentale. Ha anche sottolineato che la devastazione dei paesaggi e delle coste è stata causata dalla valorizzazione e dalla migrazione interna.
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