Non solo Teatro Greco. E non solo Noto e Palazzolo. La provincia aretusea è ricca di un patrimonio culturale negato perchè non pienamente fruito. Dall'antica città di Lentini alla "Pompei del sud" che è Megara Hyblaea, e ancora a Eloro, Thapsos solo per citarne alcuni. Il problema resta sempre la difficoltà di reperire i fondi: la SOpRINTENDENZA da sola non può farcela. Basta guardare quanto accade in città: il parco archeologico della Neapolis rimane la meta per antonomasia dei turisti di ogni età e nazionalità. Oltre 500mila visitatori all'anno. Ma Siracusa non è solo quello. Vi sono siti di meravigliosa bellezza e di un valore storico-archeologico incommensurabile: il tempio di Zeus (detto «le due colonne»), per esempio, fuori dai circuiti tradizionali e lo scorso anno scoperto dopo il tramonto grazie a iniziative della SOpRINTENDENZA a cui, per la solita mancanza di fondi, non ha fatto seguito null'altro. E poi il Ginnasio romano, a due passi da piazzale Marconi; le Mura Dionigiane minacciate dal cemento e il Castello Eurialo: tappe sporadiche di pochi appassionati. Sempre in città: piazza della Vittoria con il santuario di Demetra e Kore la cui esistenza, a ridosso del Santuario della Madonna delle Lacrime, è sconosciuta ai più. Le catacombe di Vigna Cassia, Santa Lucia e i tesori sotterranei il cui accesso è un evento. La lista s'ingrossa poco oltre i confini cittadini: da Leontinoi passando per Megara Hyblaea, poi Thapsos e ancora Eloro, con una tappa nell'antica Akrai di Palazzolo. Tesori unici, spesso poco conosciuti agli stessi siracusani, fuori dai circuiti turistici tradizionali e troppo spesso meta elitaria di pochi appassionati. Un tour tra occasioni perdute di valorizzazione turistica di luoghi che fanno della provincia aretusea un unicum in Sicilia e in tutta Italia, con i gioielli Unesco: la Necropoli rupestre di Pantalica, insieme con Siracusa città, e il Val di Noto. Pantalica, considerata una delle testimonianze antiche più importanti al mondo, è stata tristemente alla ribalta delle cronache per le condizioni di degrado in cui versa il sito archeologico e per l'assenza di una politica di gestione capace di dare impulso al turismo e attrarre investimenti. In particolare, è degli ultimi mesi la polemica sul mancato ottenimento di finanziamenti stanziati dalla Regione ma non arrivati nelle casse dei Comuni montani e della SOpRINTENDENZA per questioni burocratiche. Nell'antica Leontinoi, tra le odierne Lentini e Carlentini, si attende oggi l'avvio (concreto) del Parco archeologico capace di dare nuovo stimolo alla gestione come si aspetta l'apertura rinnovata del museo archeologico. Leontinoi resta ancora fuori dai percorsi turistici e pecca in termini di servizi: scarsa segnaletica stradale, manutenzione quasi assente e fruizione a singhiozzo. Gli stessi disservizi che connotano un altro tesoro dimenticato: Megara Hyblaea. Dal 1948 a oggi, il sito è stato «occupato» dagli archeologi francesi, George Vallet in testa, che portarono alla luce l'impianto urbanistico e le altre meraviglie di questa cittadina. Oggi raggiungerla è un'odissea: pochi cartelli e nessun servizio, e un antiquarium da rinnovare che la SOpRINTENDENZA ha già progettato ma che aspetta ancora i fondi della Regione. Meno nera la situazione di Thapsos nella penisola di Magnisi, a due passi da Priolo. Dove la gestione è stata condivisa dalla SOpRINTENDENZA con il Comune ottenendo buoni risultati in termini di presenze e attività didattiche che hanno coinvolto soprattutto le scolaresche. Sterpaglie e poca valorizzazione anche per il sito di Eloro, alle porte di Noto. Un'area archeologica fuori dalla cittadina Unesco ma che meriterebbe maggiore attenzione e tutela magari proponendo percorsi capaci di coinvolgere Noto centro, con il suo barocco, la zona di Eloro appunto, e poi la Villa Romana del Tellaro. E' questo un esempio di gestione da sostenere: la villa Romana, infatti, è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 17.30, festivi compresi. Non solo. Grazie a una convenzione con un'associazione culturale sono state promosse attività a corredo delle visite consuete al sito con i suoi meravigliosi mosaici. Attività dedicate soprattutto ai più piccoli: laboratori di ceramica, simulazioni di scavi archeologici e un tuffo nella quotidianità del passato attraverso lo studio divertente delle abitudini degli antichi romani. Quel che manca, tuttavia, è la cordata di servizi necessaria per rendere la Villa Romana del Tellaro una tappa indiscussa dei turisti che giungono in provincia. E che dire dei Dolmen preistorici il cui cartello sbiadito fa capolino tra le erbacce lungo la strada che conduce ad Avola? Qui restano fuori dai circuiti turistici anche i resti di un'altra Villa Romana che si trova proprio all'ingresso della città dell'Esagono. Un piccolo gioiello archeologico che è sconosciuto agli stessi residenti della provincia e che meriterebbe nuovo lustro. La questione, dunque, è annosa. Ed è certamente legata alla carenza di risorse economiche ma anche alla scarsa lungimiranza della politica. Un patrimonio archeologico tanto vasto qual è quello aretuseo, corredato anche da musei e monumenti a pochi passi dai centri urbani, meriterebbe attenzione programmatica con il coinvolgimento dei privati. E rispetto da parte dei cittadini. MEGARA HYBLAEA Un patrimonio culturale per essere tale deve poter essere pienamente fruito. E la sua fruizione deve anche far rima con la tutela dei luoghi, la loro godibilità capace di salvaguardarli e dunque la presenza di servizi ad essi connessi. La gestione, insomma. Il neo del patrimonio archeologico del Siracusano: uno dei più preziosi al mondo oltre che per la straordinaria tipologia anche per la numerosità di siti. Il problema resta sempre la difficoltà di reperire i fondi: la SOpRINTENDENZA da sola, infatti, non può farcela. Troppo poche anche le unità del personale di custodia che dovrebbero essere triplicate LE CARENZE Nonostante il grande lavoro che la SOpRINTENDENZA, con la responsabile Mariella Musumeci, continua a fare, il sito non ha il lustro che merita. Fondata dai megaresi che aveva dapprima fatto tappa nei pressi di Trotilon, attuale Brucoli, prese il nome anche dal re siculo Iblone, che concesse ai coloni di costruire la città a forma di semiluna.