LA CHIAMA la "Scuola di archeologia di Pompei", ripristinando la denominazione che nel 1866 Giuseppe Fiorelli diede al centro di formazione degli archeologi dell'Italia unita. Per Massimo Osanna, l'archeologo nominato un anno fa alla guida della soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia, è tempo di andare oltre l'emergenza crolli e «ricostruire a Pompei un'esperienza cosmopolita, aprendo una scuola di archeologia, con un consiglio scientifico internazionale, la didattica affidata a specialisti italiani e stranieri, una vera scuola di formazione post laurea». MASSIMO Osanna annuncia, orgoglioso, un investimento di 2 milioni di euro per la manutenzione degli scavi e l'imminente arrivo di nuovo personale. Professore Osanna, da 10 mesi guida la soprintendenza più calda d'Italia. Che esperienza è stata? «Molto positiva. Vengo dal mondo dell'università, anche se avevo già diretto la soprintendenza della Basilicata. Per me è un'esperienza molto formativa. La mia fortuna è stata poter lavorare con il direttore del Grande Progetto Giovanni Nistri. Entrambi siamo consapevoli dei nostri ruoli, e penso che i risultati ottenuti non ci sarebbero stati senza collaborazione». Il ministro Dario Franceschini ha avviato la rivoluzione dei musei. Può funzionare la guida esterna di un grande museo o di un sito come Pompei? «È una scelta sacrosanta, all'estero è già così. Ho fatto concorsi in Germania: sono aperti a tutti, non vedo perché mantenere uno spirito di corpo, come se i quadri o i monumenti fossero proprietà privata di chi lavoro nel ministero. Ricordo che la mia nomina fu accompagnata da qualche polemica oggi pienamente rientrata. Sono favorevole all'osmosi università-soprintendenza, ho l'attitudine a lavorare in gruppo, a condividere i progetti. E questo mi aiutato». Il suo incarico scade il 31 dicembre. Parteciperà all'avviso nel 2016 per guidare ancora la soprintendenza? «Sì. Per ottenere risultati non bastano pochi mesi. Ci sarò per continuare il lavoro avviato». E nel frattempo? «Sto insistendo per implementare l'organico della soprintendenza con ingegneri strutturisti, ingegneri idraulici. Dal 5 gennaio lavorano a Pompei tre fabbri, grazie alla convenzione con Ales: stanno risistemando cancelli e recinzioni, eliminando quel degrado che tanto colpisce chi vista gli scavi. E dal primo febbraio avremo due novità: arrivano altri 20 tra ingegneri, architetti e archeologi per la segreteria tecnica della soprintendenza e si insediano 50 giovani tirocinanti voluti dal ministro Franceschini. A loro affiderò la schedatura dei reperti ai Granai del foro». E quando finirà il Grande Progetto, cosa farete? «Abbiamo già pronto il bando da 2 milioni di euro per affidare con fondi ordinari gli interventi di manutenzione per due anni: avremo così falegnami, muratori e operai per intervenire. L'idea è sfruttare al massimo le possibilità del Grande Progetto per sistemare in maniera puntuale il sito per gli anni successivi, mentre con gli interventi ordinari dal 2016 puntiamo a evitare i piccoli crolli. Pompei, essendo esposta da oltre due secoli alle intemperie, è in una situazione di rischio, dove non si potrà mai evitare il piccolo crollo. Le rovine sono destinate a crollare, cerchiamo di tenere in vita una città che è morta ». Come procedono i lavori? «Giovedì ho fatto un sopralluogo nella Regio VIII, dove si sta facendo un lavoro eccellente: bauletti sulle creste dei muri, risarciture murarie con malte compatibili. Stiamo restaurando la Basilica con interventi non invasivi. C'è una quotidiana attenzione per quello che fanno le ditte: per risarcire i muri si prendono materiali compatibili, si scartano quelle pietre che stridono con il contesto antico. La cosa importante è che ora i nostri tecnici sono presenti e controllano i lavori». Si parla sempre di privati come toccasana dei beni culturali... «La soprintendenza va mantenuta, deve coordinare e controllare. Sono contrarissimo a fondazioni che gestiscono Pompei o altri siti culturali, ma sono favorevole a un coinvolgimento invece dei privati come facciamo a Ercolano, con Packard, dove si è creata una sinergia tra i nostri uffici e quella fondazione. Lo zoccolo duro della soprintendenza deve restare». Eppure gli scavi di Pompei sono il luogo delle incompiute: i padiglioni all'ingresso dell'Anfiteatro, l'ex Antiquarium, la Casina dell'Aquila. Cosa fare? «Sono la fatica maggiore che ho trovato. Ai padiglioni mancava l'allacciamento elettrico, ora c'è una gara, li useremo per fini espositivi. L'ex Antiquarium è oggetto di un contenzioso al Consiglio di Stato: appena chiuso, lì funzioneranno un'installazione multimediale sull'eruzione del Vesuvio. A Casina dell'Aquila andrà il ristorante degli scavi, il contratto con Autogrill scade a settembre, e negli spazi delle Terme del Foro che si libereranno esporremo materiali in deposito. A febbraio si chiudono i lavori alla Palestra: con un terzo letto faremo l'allestimento del museo di Moregine con gli affreschi scoperti durante la costruzione della terza corsia dell'autostrada». Come spenderete i 21 milioni di biglietti incassati nel 2014? «Daremo 2 milioni per sistemare le aree verdi, 2 per le pulizie del sito di Pompei, 4 milioni per sistemare l'antica spiaggia di Ercolano, altri fondi per restauri a Oplontis e a Stabiae e per ricerche al tempio di Apollo e al Foro triangolare di Pompei ».