Marco Andreatta presidente del Muse La strada intrapresa dal Muse è appena iniziata, molte le sfide. A mio avviso il museo deve preservare l'atteggiamento di esploratore di zone di frontiera. Muse, un laboratorio di frontiera che deve continuare a esplorare Qualche anno fa non tutti avrebbero scommesso che la nascita e l'affermarsi del Museo di Scienze (Muse) sarebbe stato un evento culturale e scientifico di così grande portata. In una piccola città di montagna, per natura conservatrice e sospettosa nei confronti delle novità, molti concordavano con chi, con autorevole irriverenza, sentenziava che un museo come questo, al più, sarebbe dovuto sorgere a Parigi. Il Trentino però, un'altra volta ancora, ha fatto valere le sue caratteristiche di terra di frontiera, di luogo adatto a incrociare idee e esperienze di chi, transitandovi, trova persone aperte e laboriose. Siamo frontiera naturale e linguistica, a suo tempo siamo stati frontiera religiosa e politica. Con la nascita dell'Istituto trentino di cultura, poi università e fondazioni, il Trentino è diventato attore protagonista anche nelle frontiere della cultura e della formazione; generando innovazione e sviluppo in molte aree, si pensi ad esempio a quel formidabile ripensamento delle frontiere sociali nel '68 elaborato nella facoltà di Sociologia. L'enorme sviluppo scientifico del secolo scorso ha portato il mondo intero, ma soprattutto Europa e Stati Uniti, a porre al centro del dibattito culturale il problema del «public understanding of Science». Il Muse, con la sua attività, si colloca in tale zona culturale, perlustrandone e studiandone con originalità e competenza parecchi aspetti cruciali: la frontiera tra sapere per pochi e sapere per molti, tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra ricerca e applicazioni tecnologiche, tra esperienze locali e globali. Sono temi delicati e difficili, che in Italia hanno trovato sempre forte diffidenza, vuoi per i residui crociani della nostra scuola, vuoi per l'influenza della Chiesa, vuoi per la miopia culturale di parte della nostra classe dirigente. Da Giordano Bruno in poi, il rischio di essere bruciati vivi nell'esplorazione di simili frontiere è sempre incombente. Oggi non si brucia più nessuno, ma persiste in Italia l'indifferenza nei confronti della cultura scientifica, il considerarla di serie B rispetto alla cultura umanistica; anche questo causa la fuga di molti giovani scienziati dall'Italia. Un'intuizione controcorrente ha portato a confrontarsi qui, sui temi della cultura scientifica e della sua divulgazione, un cittadino del mondo come l'architetto Renzo Piano con gli scienziati e museologi del Museo tridentino di Scienze. Questi, a loro volta, hanno coinvolto nel dibattito una rete internazionale di collaboratori e vari esponenti di spicco della cultura e della ricerca locale e nazionale; sempre, ed è importante sottolinearlo, il confronto si è svolto a Trento, con il proposito di creare qualcosa di valore internazionale ma con salde radici nel territorio e nelle sue caratteristiche. Nasce da questo laboratorio di frontiera quello che probabilmente è il più bel museo di scienze naturali d'Italia, tra i più significativi di tutt'Europa; in termini di visitatori si piazza tra i primi dieci musei d'Italia e nella classifica 2014 del Giornale dell'Arte viene addirittura premiato come il primo in Italia, a pari merito con il Maxxi di Roma. Partendo dai problemi legati alla terra che lo ospita l'ambiente montano, il suo utilizzo e la sua conservazione il Muse presenta a visitatori e ricercatori una serie di questioni universali di grande interesse e spessore, riuscendo nella non semplice impresa di aumentare la consapevolezza che la cultura scientifica è parte fondante e imprescindibile dell'umanesimo contemporaneo. La strada intrapresa dal Muse è appena iniziata, molte sono le sfide culturali sul suo cammino. A mio avviso è essenziale che preservi l'atteggiamento di «esploratore di zone di frontiera», dialogando in maniera aperta e rispettosa con i molti soggetti che affrontano questioni fondamentali, con il proposito di fornire interpretazioni e idee nuove. Le due attuali mostre temporanee sono un esempio: la mostra «Oltre il limite» s'interroga sulle frontiere della Fisica, dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande, anche con la collaborazione di una delle più fini intellettuali europee Fabiola Giannotti, nuova direttrice del Cern e con la probabile partecipazione dallo spazio della grande esploratrice del nostro tempo, Samantha Cristoforetti; la mostra sul lupo che, partendo da delle monete romane, in una prospettiva tra lo storico e l'ambientale, tocca alcuni aspetti del nostro stare in una zona alpina al centro dell'Europa. Il dialogo tra i diversi «saperi» dovrà essere uno dei tratti qualificanti del Muse nei prossimi anni: a titolo di esempio, cito il rapporto fra Scienza e Arte, implicito nell'ambientazione architettonica del Muse, da intraprendere auspicabilmente con il Mart, o anche il rapporto tra scoperte scientifiche e la loro genesi storica, in una prospettiva sia locale sia globale. Non ultimo, il dialogo con il mondo produttivo e industriale, anche attraverso l'uso del cruciale laboratorio Fab Lab («Personal digital fabrication»), all'interno del Muse. Nel 2015 le iniziative di frontiera saranno molte e di ottima qualità; tra queste speriamo anche nella riapertura dell'antico Palazzo vescovile delle Albere, con mostre e esposizioni sul fondamentale tema «Nutrire il mondo», per fornire un importante contributo locale alla manifestazione nazionale Expo 2015. Concludo con un'osservazione di altro genere: siamo ben coscienti che il mantenimento di questo splendido motore culturale dipende dal supporto economico della società locale. Nonostante i severi tagli operati quest'anno a causa della crisi economica, il finanziamento della Provincia ai musei rimane consistente (circa sette milioni per il Muse e le sue sei sedi territoriali e lo stesso per il Mart). Alla fine del 2014 il Muse ha condotto un'analisi sull'impatto economico della sua attività sul territorio, incrociando dati raccolti tra i visitatori e gli operatori economici. L'analisi, ripresa e lodata tra l'altro dal Sole 24 Ore, mostra come l'indotto sia stato superiore ai cinquanta milioni di euro, con entrate fiscali dirette alla Provincia per oltre sette milioni e mezzo di euro. In altre parole, il Muse dimostra che l'investimento in cultura può diventare un utile strumento per contrastare la crisi, in grado comunque di ripagare gli investimenti pubblici.
Trento. Il Muse esplora nuove frontiere
Il Museo di Scienze (Muse) di Trento è un laboratorio di frontiera che si colloca nella zona culturale del public understanding of Science. Il museo è stato fondato per esplorare le frontiere tra sapere per pochi e sapere per molti, cultura umanistica e cultura scientifica, ricerca e applicazioni tecnologiche, esperienze locali e globali. Il museo ha coinvolto un cittadino del mondo come l'architetto Renzo Piano e una rete internazionale di collaboratori e esponenti di spicco della cultura e della ricerca locale e nazionale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo